Un controllo doganale a Orio al Serio ha condotto le indagini che hanno smascherato un’azienda del Varesotto dedita alla produzione e all’esportazione di marijuana

L’operazione che ha portato al sequestro di oltre 216 kg di cannabis è nata dagli accertamenti svolti al terminal cargo di Orio al Serio. I finanzieri della Compagnia della Guardia di Finanza di Orio al Serio, in collaborazione con i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e Monopoli, hanno osservato movimenti e spedizioni sospette che richiedevano approfondimenti.
Gli elementi raccolti hanno permesso di risalire a una società con sede nel Varesotto che, formalmente, operava nel commercio all’ingrosso di cosmetici. L’analisi delle pratiche di import-export e dei destinatari delle merci ha evidenziato un modus operandi studiato per occultare l’effettiva natura delle spedizioni.
L’avvio delle indagini e il filo che porta a Gavirate
Il lavoro investigativo si è sviluppato partendo dai controlli quotidiani in aeroporto: dal monitoraggio delle spedizioni è emersa una società di trasporti il cui traffico internazionale presentava anomalie. Gli inquirenti, coordinati dalla Procura della Repubblica di Varese, hanno approfondito i flussi e ricostruito la catena logistica che collegava lo scalo bergamasco ai locali dell’azienda nel comune di Gavirate. Questo approccio ha permesso di definire un quadro sospetto e ottenere l’autorizzazione a eseguire una perquisizione mirata.
La tecnica del camuffamento delle spedizioni
Il sistema illecito si basava su un’etichettatura fraudolenta: i colli venivano descritti come prodotti di cosmetica per eludere verifiche doganali e ispezioni. Per incrementare la capacità di sfuggire ai controlli, lo stupefacente veniva confezionato sottovuoto e sigillato ermeticamente, una precauzione volta anche a contrastare l’individuazione da parte dei cani antidroga. Questo doppio stratagemma logistico e tecnologico ha reso necessario un intervento coordinato e specializzato.
Il laboratorio scoperto e il materiale sequestrato
All’interno dei locali ispezionati le forze dell’ordine hanno trovato una struttura attrezzata come un vero e proprio laboratorio: serre con lampade a led, impianti di irrigazione e aerazione, fertilizzanti, bilance di precisione e macchinari per il confezionamento sottovuoto. Il rinvenimento di materiale da imballaggio e scatole pronte per la spedizione confermava l’intento di esportare ingenti quantità di sostanza stupefacente.
Quantità e tipologie di droga
Nel corso dell’intervento sono stati sottoposti a sequestro oltre 216 kg di cannabis stoccati in contenitori e imballaggi pronti per la partenza. I cani antidroga della Compagnia hanno inoltre rinvenuto circa 2,5 kg di hashish confezionati in panetti. Il complesso delle evidenze documenta sia l’attività di coltura che le fasi di stoccaggio e preparazione per l’esportazione, elementi rilevanti per l’accusa di traffico internazionale di stupefacenti.
Arresti, misure cautelari e quadro procedurale
L’operazione si è conclusa con l’arresto del rappresentante legale della società e di altri cinque responsabili, sorpresi mentre erano intenti alle operazioni di stoccaggio e confezionamento. Gli indagati sono stati trasferiti nelle case circondariali di Varese e Como. L’attività investigativa è coordinata dalla Procura di Varese, che ha disposto gli atti per la fase delle indagini preliminari.
È importante ricordare che, a seguito del Decreto Sicurezza entrato in vigore ad aprile 2026, la canapa industriale è stata equiparata alle sostanze vietate dal DPR 309/90: il possesso, la lavorazione e la commercializzazione sono configurati come reato. In questa fase, e secondo il principio della presunzione di innocenza, la responsabilità degli indagati sarà definitivamente accertata solo da una sentenza irrevocabile.
Implicazioni e osservazioni finali
L’operazione mette in luce come un sistema logistico e di etichettatura possa essere sfruttato per trafficare stupefacenti a livello internazionale. L’azione congiunta di Guardia di Finanza e Agenzia delle Dogane e Monopoli dimostra l’importanza di controlli mirati nello scalo aeroportuale per intercettare rotte di esportazione illecite. Le evidenze raccolte serviranno a ricostruire la rete di destinatari e a valutare eventuali ulteriori responsabilità lungo la filiera.





