Milano: la DIGOS ha identificato 27 persone ritenute responsabili degli scontri del 22 settembre e il Gip ha disposto misure non detentive per sei indagati

Il 18/03/2026 la vicenda che riguarda gli scontri registrati in zona Stazione Centrale è tornata sotto i riflettori con l’esecuzione di sei misure cautelari non detentive nei confronti di cittadini italiani maggiorenni. L’operazione è stata condotta dalla Polizia di Stato sotto il coordinamento della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, nell’ambito di un’inchiesta che ha sinora portato al riconoscimento e al deferimento di 27 persone.
Le tensioni erano esplose al termine di un corteo organizzato a sostegno della Global Sumud Flotilla, durante il quale, sotto lo slogan “blocchiamo tutto“, diversi partecipanti hanno tentato ripetutamente di superare gli schieramenti delle forze dell’ordine per raggiungere lo scalo ferroviario. In flagranza furono arrestate quattro persone, due delle quali minorenni, ritenute responsabili di condotte violente contro gli agenti.
L’avvio dell’indagine e le fonti di prova
La DIGOS della Questura di Milano ha avviato le indagini il giorno stesso della manifestazione, raccogliendo elementi sul posto e disponendo accertamenti tecnici. Il materiale audiovisivo acquisito e analizzato dalla Polizia Scientifica è risultato decisivo: grazie alla visione attenta dei filmati gli investigatori hanno potuto procedere al riconoscimento di numerosi soggetti coinvolti. Nel corso dell’attività è stata depositata una comunicazione di notizia di reato alla Procura che ricostruisce i fatti e le condotte contestate.
Metodo investigativo e chiarimenti
Gli accertamenti si sono basati su una combinazione di testimonianze, sequestri operati in flagranza e l’esame delle immagini video. L’uso sistematico di fonti audiovisive ha permesso di ricostruire movimenti e ruoli, differenziando responsabilità individuali in un contesto collettivo. Questo approccio ha portato al deferimento di 27 persone ritenute responsabili di reati collegati alle manifestazioni pubbliche.
Accuse contestate e quadro giuridico
Le persone segnalate all’autorità giudiziaria devono rispondere, a vario titolo, di reati tipici delle cosiddette violazioni di piazza. Tra i capi d’accusa figurano la resistenza a pubblico ufficiale aggravata perché commessa in occasione di manifestazioni e da più di cinque persone riunite, l’interruzione di un ufficio o servizio pubblico, l’oltraggio a pubblico ufficiale, nonché lesioni aggravate e lesioni gravi o gravissime a pubblico ufficiale in servizio di ordine pubblico. Sono inoltre contestati episodi di rapina e il lancio e l’uso di oggetti atti a offendere in occasione di manifestazioni pubbliche.
Decisioni del GIP e misure applicate
Il GIP di Milano ha ritenuto sussistenti, per sei indagati, i requisiti per applicare la misura cautelare non detentiva dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, motivando la scelta con la presenza di gravi indizi e l’esigenza di prevenire la reiterazione di condotte criminose, anche in relazione all’uso di armi. Per altri otto soggetti la Procura aveva richiesto analoghe misure, ma il GIP ha disposto invece l’adozione di un interrogatorio preventivo ai fini cautelari.
Ricadute sul territorio e reazioni politiche e sociali
Le misure dispiegate a Milano avvengono in un momento di alta mobilitazione nazionale legata a manifestazioni pro Palestina e alle proteste contro le politiche governative, con cortei anche in altre città. A Torino, per esempio, gli organizzatori del coordinamento Torino per Gaza avevano rilanciato un corteo regionale in concomitanza con iniziative a Roma, citando le misure della DIGOS come elemento di accanimento contro chi lotta in piazza. In quei contesti sono emerse richieste di attenzione su provvedimenti come il ddl sicurezza e il cosiddetto ddl Romeo, e inviti a partecipare al voto sul referendum sulla giustizia.
Prospettive e sviluppi
L’inchiesta milanese resta aperta e ulteriori provvedimenti non sono esclusi: la Procura continuerà l’analisi dei materiali e la verifica delle responsabilità individuali. Nel frattempo, il caso evidenzia la complessità delle manifestazioni di piazza, dove si intrecciano diritti di espressione, esigenze di ordine pubblico e responsabilità penali. Rimane centrale il ruolo delle indagini tecniche e della collaborazione tra forze dell’ordine e autorità giudiziaria per assicurare un equilibrio tra tutela della sicurezza e rispetto delle libertà.





