Dipendenti della cooperativa che lavora per la Fiege di Arese protestano per la potenziale chiusura o spostamento del magazzino: 60 posti sospesi e assenza di comunicazioni ufficiali

Davanti alla sede amministrativa della logistica di Arese si è formato un sit‑in dei dipendenti: uomini e soprattutto donne che chiedono risposte chiare sul proprio futuro lavorativo. La mobilitazione è nata dopo la circolazione, non ancora confermata per iscritto, della proposta di trasferire il magazzino dove sono impiegati circa 60 addetti.
Secondo chi lavora lì, lo spostamento rischia di tradursi in licenziamenti o in trasferimenti obbligati.
Le comunicazioni arrivate finora sono state per lo più verbali. Nessuno ha ricevuto documenti ufficiali che specifichino tempi, modalità o la nuova ubicazione. Per molte delle lavoratrici — molte madri con figli piccoli — l’incertezza pesa sul bilancio famigliare e sulla quotidianità: orari di scuola, spostamenti e costi extra sono preoccupazioni concrete, non teorie astratte.
Perché la protesta
La tensione nasce dalla mancanza di certezze e dalla richiesta di un confronto reale con la direzione. I lavoratori rivendicano documentazione scritta che chiarisca se e quando il magazzino sarà spostato, quali sono i criteri per la selezione del personale interessato e quali tutele sono previste per chi non può seguire il trasferimento. Senza queste informazioni è impossibile valutare soluzioni alternative come trasferimenti concordati o percorsi di ricollocazione.
Le richieste sul tavolo
I manifestanti chiedono tempi certi, criteri trasparenti e garanzie economiche per chi dovrà sostenere spostamenti più lunghi. Viene chiesta anche la tutela del posto per chi non può trasferirsi, forme di indennità e, dove necessario, percorsi di assunzione diretta qualora la cooperativa non possa mantenere i rapporti di lavoro. Dal punto di vista sindacale, si chiede l’apertura immediata di un tavolo di confronto con la direzione per definire modalità di accompagnamento e misure di sostegno concrete.
Osservazioni esterne e rischi occupazionali
Operatori del settore e analisti avvertono che spostamenti logistici non accompagnati da misure di mitigazione producono fuga di personale e aumento dello staff turnover, con conseguenze sulla produttività. Prima di procedere con decisioni organizzative, secondo questi osservatori, sarebbe necessaria una due diligence sulle ricadute occupazionali: verificare clausole contrattuali, obblighi di continuità e possibili effetti sul tessuto sociale locale.
Ruolo della cooperativa e dei sindacati
La cooperativa che gestisce il personale è chiamata a chiarire la propria strategia e le responsabilità contrattuali verso i lavoratori. I sindacati — tra cui i Cobas — chiedono vincoli scritti che tutelino i dipendenti durante l’eventuale transizione: protocolli per i trasferimenti, criteri per le chiamate dirette e garanzie sul mantenimento delle condizioni retributive e normative. I rappresentanti sindacali definiscono la vicenda come un problema di intermediazione della manodopera, che rischia di lasciare senza certezze persone con anni di servizio.
Le prossime mosse
I lavoratori aspettano un incontro formale con la direzione e con Fiege per mettere sul tavolo numeri e soluzioni. Se l’incontro non porterà risposte concrete, i sindacati hanno già annunciato ulteriori mobilitazioni e non escludono azioni legali. Nel frattempo il presidio continua: è lo strumento con cui i dipendenti mantengono alta l’attenzione pubblica e spingono per la trasparenza.
Scenari possibili per i lavoratori
Se il magazzino dovesse trasferirsi a Stradella, le opzioni pratiche sarebbero tre: seguire il trasferimento, affrontando costi e disagi logistici; accettare un licenziamento, con le immediate ricadute economiche; cercare una ricollocazione sul territorio, un percorso che richiede tempo e non garantisce esiti. Ognuna di queste scelte comporta ripercussioni importanti: perdita di reddito, possibili spostamenti dei nuclei familiari e aumento della vulnerabilità per categorie già fragili.
Perché servono atti formali
Senza documenti ufficiali diventa difficile accedere a misure di sostegno o procedere con verifiche sindacali e legali. Per questo i lavoratori insistono su due punti fondamentali: trasparenza e tutele legali. Solo con atti scritti sarà possibile pianificare percorsi di accompagnamento, valutare indennità e mettere in campo piani di ricollocazione efficaci.
Prospettive di mediazione
Una convocazione ufficiale tra Fiege, la cooperativa e i rappresentanti dei lavoratori potrebbe chiarire responsabilità, tempistiche e possibili indennizzi. Un accordo condiviso ridurrebbe il rischio di licenziamenti collettivi e attenuerebbe l’impatto sul territorio. Fino ad allora, la mobilitazione e lo stato di agitazione resteranno le leve con cui i dipendenti cercano di ottenere risposte concrete. Le famiglie coinvolte chiedono fatti, non promesse: documenti, garanzie e un confronto vero per decidere insieme il futuro.





