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Controversia per l’abbattimento di alberi lungo il canale Olona a Parco Cascina Bianca

Il taglio di 192 alberi al Parco Cascina Bianca ha riacceso le tensioni nel quartiere Barona: da una parte gli interventi per la manutenzione delle sponde, dall'altra la richiesta di tutela del verde urbano da parte dei cittadini

Nel quartiere Barona a Milano la rimozione di 192 alberi nel Parco Cascina Bianca ha suscitato una marcata mobilitazione dei residenti. Dopo una breve sospensione, i lavori lungo il canale Olona sono ripresi, riaccendendo il dibattito sul valore del polmone verde e sulla necessità degli interventi.

La vicenda ha trasformato un angolo di quartiere in un banco di prova per il rapporto tra amministrazione, enti tecnici e comunità locale. La ripresa dei lavori ha intensificato il confronto pubblico e istituzionale sui prossimi sviluppi.

Il ruolo del parco e il significato per il quartiere

La ripresa dei lavori ha intensificato il confronto pubblico e istituzionale sui prossimi sviluppi. In questo contesto, la vegetazione assume un ruolo centrale per la qualità della vita locale.

Per molti residenti il verde non è solo elemento estetico ma un corridoio ecologico. Un corridoio ecologico è una fascia di habitat che collega frammenti naturali e facilita il movimento della fauna urbana. Il parco ospita diverse specie e offre uno spazio di socialità e ricreazione per le famiglie del quartiere.

In aree urbane con criticità della qualità dell’aria, la presenza degli alberi contribuisce a ridurre inquinanti e temperature locali, migliorando il benessere urbano. Per tale motivo le associazioni cittadine seguono con attenzione ogni fase dell’intervento e hanno annunciato il monitoraggio delle fasi successive dei lavori.

Valore ecologico e funzione sociale

A seguito dell’annunciato monitoraggio, il parco è percepito come un habitat per la fauna e come uno spazio che mitiga l’inquinamento. Il concetto di verde urbano assume qui una dimensione operativa: non si tratta di piante isolate ma di una rete funzionale che sostiene la biodiversità e fornisce servizi ecosistemici. I comitati locali avvertono che la perdita di numerosi esemplari può comprometterne l’efficacia, riducendo il potere di regolazione termica e la capacità di assorbire inquinanti. Il cambiamento può incidere sul comfort termico e sulla qualità dell’aria percepita dai residenti, con effetti più pronunciati nelle aree densamente urbanizzate.

Motivazioni tecniche e obiezioni dei cittadini

Dalla direzione dei lavori si giustifica l’intervento con esigenze di sicurezza idraulica e con la necessità di manutenzione delle sponde. Gli enti sostengono che la rimozione di piante e radici riduca il rischio di ostacoli al deflusso delle acque e faciliti i lavori di consolidamento.

Le associazioni ambientaliste e i residenti restano però preoccupati per le conseguenze sull’ecosistema e sul microclima urbano. I critici indicano possibili perdite di biodiversità, minore capacità di mitigazione dell’inquinamento atmosferico e riduzione del comfort termico nelle aree circostanti.

Dialogo tra tecnici e comunità

Il confronto tra i cittadini e i tecnici si concentra sulla richiesta di trasparenza nei criteri adottati per selezionare le piante da rimuovere e sui piani di riequilibrio vegetazionale successivi all’intervento. Diverse associazioni e comitati locali hanno chiesto di partecipare alle fasi di monitoraggio e di presentare proposte concrete per compensare la perdita con nuove piantumazioni o operazioni di rinaturalizzazione. Le amministrazioni hanno motivato gli interventi come misure preventive per la sicurezza delle sponde e la funzionalità idraulica; questa motivazione non ha tuttavia eliminato le preoccupazioni pubbliche sui tempi, sulle alternative adottate e sulle garanzie di tutela ambientale a lungo termine. Il dibattito prosegue nelle sedi istituzionali competenti, con richieste di calendario degli interventi e di indicatori misurabili per valutare l’efficacia delle azioni di compensazione.

Proposte e possibili soluzioni per il futuro del parco

Il percorso indicato dai tecnici e dalla comunità prosegue verso un piano integrato che coniughi sicurezza e tutela ambientale. L’approccio prevede criteri trasparenti per interventi, calendari operativi e indicatori misurabili per valutare efficacia e impatti. La partecipazione dei cittadini dovrà essere garantita tramite tavoli tecnici e verifiche periodiche.

Tra le misure proposte si segnalano la ripiantumazione con specie autoctone, la creazione di aree di compensazione ecologica e l’adozione di pratiche di gestione che favoriscano la biodiversità. Si raccomandano inoltre monitoraggi ambientali sistematici, piani di manutenzione mirati alle sponde e protocolli di intervento che riducano il rischio per la popolazione senza cancellare i servizi ecosistemici. La responsabilità della rendicontazione spetterà alle istituzioni competenti, che dovranno comunicare risultati e indicatori alle comunità locali.

L’adozione del piano integrato sarà oggetto di confronto tecnico-istituzionale nelle sedi competenti; l’esito determinerà le tempistiche e le priorità degli interventi e costituirà il primo riferimento per la valutazione continua dello stato del parco.

La delineazione del cronoprogramma e delle priorità degli interventi sul sito determinerà le tempistiche operative. Essa costituirà il primo riferimento per la valutazione continua dello stato del parco.

La progettazione dovrà integrare criteri tecnici e parametri di tutela ambientale. I piani includeranno misure per la sicurezza delle infrastrutture e per la fruibilità degli spazi verdi.

La partecipazione della comunità locale resterà un elemento centrale nelle scelte. I contributi dei residenti e dei corpi tecnici saranno utili per aggiornare il progetto e monitorarne l’efficacia.

Il passo successivo atteso è l’avvio della progettazione esecutiva e dei sopralluoghi tecnici necessari per tradurre il piano in interventi concreti.

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