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Suicidi sui binari: cosa non ci dicono

Un evento tragico a Milano Lambrate riaccende il dibattito sulla salute mentale.

Milano Lambrate ha fatto da sfondo a un episodio che, purtroppo, si sta trasformando in una triste consuetudine: un uomo di 35 anni ha tentato il suicidio sdraiandosi sui binari, salvato in extremis dalla Polizia Ferroviaria. È un fatto che ci costringe a riflettere non solo sulla fragilità umana, ma anche sull’indifferenza di una società che spesso ignora il grido d’aiuto di chi si trova in difficoltà.

Diciamoci la verità: un problema che non possiamo ignorare

La realtà è meno politically correct di quanto ci piacerebbe credere. Ogni giorno, in Italia, si registrano tentativi di suicidio, eppure sembra che il dibattito su questo tema sia relegato a un angolo buio della nostra coscienza collettiva. I numeri parlano chiaro: secondo i dati dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il tasso di suicidio in Italia è aumentato negli ultimi anni, con una crescita preoccupante tra i giovani e le persone in difficoltà economica. Ciò che accade sui binari è solo la punta dell’iceberg di un fenomeno ben più ampio e inquietante.

Siamo così abituati a vivere in una bolla di superficialità che tendiamo a minimizzare la gravità della situazione. Quando un fatto di cronaca come quello di Lambrate emerge alla ribalta, ci limitiamo a provare compassione per la vittima, ma poi torniamo rapidamente alle nostre vite, come se nulla fosse. Ma il re è nudo, e ve lo dico io: questa indifferenza è complice di una crisi sociale che ci riguarda tutti.

Fatti e statistiche scomode

Il tentativo di suicidio di Milano non è un caso isolato. Nel 2020, secondo i dati dell’ISTAT, si sono registrati oltre 3.500 suicidi in Italia, un numero che continua a crescere. Ma non parliamo solo di numeri: dietro ogni statistica c’è una storia, una vita spezzata, una famiglia distrutta. Le cause che portano a questi gesti estremi sono molteplici: dalla solitudine alla depressione, passando per la crisi economica e il disagio sociale.

Ma cosa fa realmente la nostra società per affrontare questo problema? Le risorse destinate alla salute mentale sono spesso insufficienti, e il stigma che circonda le malattie mentali contribuisce a mantenere le persone in silenzio. Non c’è da meravigliarsi se, di fronte a tutto ciò, qualcuno decida di togliersi la vita, sentendosi completamente abbandonato dal sistema.

Un’analisi controcorrente della situazione

Il dibattito sui suicidi tende a focalizzarsi sull’atto estremo, trascurando le cause profonde che lo generano. È facile indignarsi dopo un tentativo di suicidio, ma cosa facciamo per prevenire questi eventi? La verità è che non possiamo più permetterci di ignorare le voci di chi chiede aiuto. È fondamentale creare spazi di ascolto e supporto, dove le persone possano esprimere le loro fragilità senza paura di essere giudicate.

In un mondo che corre sempre più veloce, dobbiamo fermarci e riflettere. Questi eventi tragici ci ricordano che la vita è fragile e che ognuno di noi può trovarsi, prima o poi, in una situazione di difficoltà. La società deve evolversi per includere chi non riesce a trovare la forza di chiedere aiuto, perché, in fondo, non siamo tanto diversi: tutti noi possiamo sentirci soli e smarriti.

Conclusione: un invito al pensiero critico

In conclusione, l’episodio di Milano Lambrate è solo la punta di un iceberg che affonda le radici in una società che fatica a comprendere e affrontare il tema della salute mentale. Non possiamo più girarci dall’altra parte. La realtà è che ognuno di noi ha una parte di responsabilità nel creare un ambiente in cui chi soffre possa trovare conforto e supporto. Dobbiamo incoraggiare un dialogo aperto, rompere il silenzio e combattere il pregiudizio. Solo così possiamo sperare di creare un futuro in cui tragedie come queste diventino sempre più rare.

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