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Fahrenheit 451: il rogo dei libri nell'allestimento di Luca Ronconi al Piccolo

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Scritto da Ray Bradbury nel 1951 e reso celebre dal genio di François Truffaut che ne fece un adattamento cinematografico memorabile nel 1966, Fahrenheit 451 arrivo al Piccolo di Milano nell'allestimento del suo regista prediletto Luca Ronconi. Basato su un precedente adattamento teatrale di Bradbury alla fine degli anni Settanta, Ronconi fa suo lo spettacolo e lo porta in scena nella sua Milano, dopo averlo presentato la scorssa stagione allo Stabile di Torino.

In un futuro ipertecnologico, in cui leggere è reato e la popolazione, inebetita dall'abuso di psicofarmaci, si lascia dominare attraverso programmi televisivi idioti, i pompieri non sono più addetti a spegnere gli incendi, ma hanno il compito di scovare e bruciare i libri. Questa in sostanza il contenuto di Fahrenheit 451 così come l'aveva immaginato Ray Bradbury nell'America degli anni Cinquanta e paradossamelte molto verosimile.

E' la storia di Montag (Fausto Russo Alesi sul palcoscenico), giovane "milite del fuoco" inizialmente fedele al regime, che viene avvicinato da una donna, Clarisse (Elisabetta Pozzi che interpreta anche il ruolo dello zio Faber), la quale lo inizia alla lettura e vedrà, così, schiudersi di fronte a sé un mondo nuovo.

Montag fuggirà dalla città per trovare rifugio tra gli uomini libro, sorta di "partigiani" della cultura, che imparano a memoria i grandi classici per salvaguardarli dalla sparizione. A nulla varranno i discorsi del suo comandante, Beatty (Alessandro Benvenuti), lettore pentito che nei libri non ha trovato le risposte alle proprie domande, né i timori della moglie impasticcata e videodipendente (Melania Giglio): Montag è libero, libero di leggere.

Inquientante per l'incredibile attualità e l'allestimento a grate metalliche di Tiziano Santi.

Per Ronconi, Fahrenheit 451 è "una metafora, una sollecitazione, o ancora un monito alla necessità della memoria". In questo senso, non è più necessario pensare al "futuro". La perdita di memoria è qualcosa che, da quando il romanzo ha visto la luce ad oggi, ha subito un'accelerazione esponenziale. "Chiedersi il mondo dov'è, com'è l'informazione, affrontare il problema della non-conoscenza. Insomma il tema della utilità della non-perdita di memoria mi sembra qualcosa tutto sommato ovvio, ma sensato, di cui parlare".

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