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I locali che non riapriranno più: le chiusure definitive a Milano dopo il lockdown

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Stroncati dal coronavirus e dalle ordinanze per la riapertura, molte attività milanesi hanno deciso di chiudere definitivamente i battenti.

Con le numerose riaperture che saranno possibili il 15 giugno, sono molte le serrande che non si alzeranno. Locali storici di Milano, così come alcune piccole imprese, non riapriranno più. Sebbene possono esserci svariati motivi per la chiusura di un’attività, queste hanno in comune una grande causa che le ha stroncate definitivamente: il Covid-19.

La chiusura di oltre due mesi e le successive ordinanze, che hanno limitato di molto la capacità di ciascuno spazio, insieme alla mancanza di aiuti sufficienti, hanno così provocato diverse chiusure definitive.

I locali che non riapriranno a causa del Coronavirus

Tra i locali che hanno definitivamente abbassato le loro saracinesche, il Circolo Ohibò, attività culturale che dal 2012 era diventato un punto di riferimento per i milanesi. Nonostante il canone d’affitto agevolato per la pandemia, è stato impossibile per i proprietari portare avanti l’attività.

Ma non è stato l’unico locale caro ai milanesi a chiudere i battenti: tra questi anche il Bar Rattazzo, anima del quartiere Ticinese dal 1961. Dopo la morte di Pietro Rattazzo, storico volto e anima del bar, il locale aveva provato a restare in piedi. In seguito alle difficoltà generate dall’emergenza sanitaria, gli eredi di Pietro Rattazzo non hanno potuto che annunciare la chiusura in un post su Facebook.

Tra i più recenti annunci vi è la chiusura del Bobino Club, cocktail bar di Alzaia Naviglio Grande ben noto alla movida milanese. Il locale, dopo 3 mesi di chiusura, si è trovato costretto a sospendere la programmazione e a sperare eventualmente in una nuova location.

Il desiderio di continuare, magari trovando un nuovo spazio, è acceso nei cuori di molti proprietari, che non vogliono mettere la parola “fine”. Tra questi Luigi Iorno, conosciuto da tutti come Gigi, proprietario della storica ludoteca La città del gioco, in via delle Forze Armate.

In un post su Facebook intriso di rabbia, lamenta l’impossibilità di restare aperti. Non è possibile infatti sanificare le centinaia di giochi custoditi nel locale, quasi tutti di carta, e far mantenere le distanze a tutti i giocatori. E così moltissime altre attività, come il caffè letterario Walden, in zona Ticinese, fondato dal filosofo Leonardo Caffo e tre amici-soci, o realtà quali L’americano che amava le brioche, Prime Burger e il ristorante giapponese Fukouru.


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