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Crisi psicologica post parto: i dati choc dell’Ats di Milano

Una su sei neomamme milanesi ha richiesto assistenza per segnali di disagio psicologico, secondo l’analisi dell’Ats.
Crisi psicologica post parto: i dati choc dell’Ats di Milano

Negli ultimi anni la salute mentale delle neomamme è diventata una priorità per le istituzioni sanitarie milanesi. L’analisi condotta dall’Ats, che copre tutta la provincia di Milano e Lodi, mette in luce una realtà preoccupante: una su sei donne che hanno partorito negli ultimi sette anni ha mostrato segnali di disagio psicologico, richiedendo un intervento sanitario.

Lo studio ha ricostruito la storia assistenziale di 164.767 partorienti registrate tra il 2017 e il 2023, esaminando ogni episodio registrato negli archivi dell’assistenza pubblica, da diagnosi d’emergenza a prescrizioni di psicofarmaci.

I dati epidemiologici dell’Ats: quanto è diffuso il disagio

Nel periodo considerato sono stati identificati più di 30 000 eventi legati al disagio psicologico post parto. In 26 394 casi (il 16 % delle donne), è comparso almeno un indicatore di sofferenza mentale, che ha spinto le pazienti verso il pronto soccorso, le prestazioni ambulatoriali di psicoterapia o la consulenza in un consultorio. Gli indicatori raccolti comprendono diagnosi psichiatriche, accessi per valutazioni psicologiche e prescrizioni di psicofarmaci.

Tipologie di indicatore registrate

Gli archivisti hanno distinto quattro categorie principali: diagnosi psichiatriche in pronto soccorsointerventi di psicoterapia ambulatorialevalutazioni psicologiche nei consultori e prescrizioni di farmaci psicotropi. Alcune donne hanno presentato più di un indicatore, facendo lievitare il totale a oltre 30 000 eventi registrati.

Scansione psicologica mediante la scala Edinburgh

Parallelamente, quasi 21 000 neomamme hanno compilato il questionario Edinburgh postnatal depression scale uno strumento di screening composto da dieci domande. Un punteggio pari o superiore a 8 punti indica una vulnerabilità psicologica elevata; a 9 punti la soglia si alza, mentre 14 punti segnalano una possibile depressione maggiore. I risultati hanno mostrato che il 23,6 % delle risposte ha superato la soglia di 8 punti, il 18,5 % ha raggiunto 9 punti e il 5,6 % ha superato i 14 punti.

Fattori di rischio: chi è più esposto?

L’incrocio di dati sociodemografici ha evidenziato che il fattore più incisivo è la storia di problemi psicologici pregressi: le donne con un precedente di sofferenza mentale hanno un rischio di nuovo disagio più di otto volte superiore rispetto a chi non aveva tali precedenti. Altri elementi, seppur con un peso minore, aumentano la probabilità di segnalare difficoltà: le primipare hanno un incremento del 42 % rispetto a chi ha già avuto figli, le madri oltre i quarant’anni mostrano un aumento del 31 % rispetto alle under-40, e l’assenza di un partner stabile eleva il rischio del 20 %.

Le donne migranti presentano un indice di vulnerabilità superiore del 12 % rispetto alle italiane, probabilmente a causa di barriere linguistiche, diversità culturali nella percezione della salute mentale e timore di stigma. In modo sorprendente, anche il livello di istruzione appare correlato: le laureate denunciano più segnali di disagio rispetto a chi ha titoli inferiori, probabilmente perché hanno una maggiore propensione a ricorrere ai servizi pubblici di salute mentale.

Di fronte a questi numeri, gli epidemiologi dell’Ats raccomandano due azioni chiave: potenziare la rete dei consultori per offrire supporto precoce e promuovere programmi di prevenzione anticipata mirati alle categorie più vulnerabili, al fine di ridurre il carico di sofferenza psicologica tra le nuove mamme milanesi.

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