Il 78% dei lombardi chiede un aumento della spesa pubblica per la sanità e investimenti mirati su medici e infermieri per affrontare liste d'attesa e accessibilità

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A Palazzo Pirelli il 27/02/2026 è stato presentato un sondaggio commissionato dal gruppo regionale del Pd che misura il livello di insoddisfazione verso la gestione sanitaria regionale. La ricerca, condotta su 1.209 persone maggiorenni, è stata realizzata nella settimana tra il 16 e il 23 febbraio ed è riferita a un campione distribuito su tutto il territorio.
Dallo studio emergono preoccupazioni diffuse su liste d’attesa, carenza di personale e ricorso al settore privato. Il dato più significativo indica che il 78% degli intervistati ritiene opportuno aumentare la spesa pubblica per la sanità e destinare i fondi principalmente ad assunzioni di medici di medicina generale, medici ospedalieri e infermiere. I risultati hanno fatto da sfondo ai commenti dei relatori e alle proposte politiche sul futuro del sistema sanitario regionale, che saranno discussi nel prossimo ciclo di audizioni in consiglio regionale.
Percezione dell’evoluzione della sanità Lombardia
Il sondaggio presentato a Palazzo Pirelli rileva un sentimento prevalente di peggioramento tra i cittadini. Il 57% ritiene che la sanità regionale sia peggiorata negli ultimi vent’anni, suddiviso in un 45% che la giudica peggiorata e un 12% che la giudica molto peggiorata.
Solo il 19% valuta un miglioramento e il 2% un miglioramento marcato. Complessivamente il 52% esprime un giudizio negativo sul sistema, con una quota dell’11% che definisce la situazione molto negativa, mentre le valutazioni molto positive sono il 5%.
Il dato evidenzia una disaffezione netta verso la qualità percepita dei servizi sanitari, elemento che potrebbe influenzare il dibattito politico e le audizioni previste in consiglio regionale.
Responsabilità e giudizi sulle istituzioni
Il sondaggio evidenzia una netta divisione delle responsabilità percepite tra Governo e Regione, con ripercussioni sul dibattito politico locale e sulle audizioni in consiglio regionale. Il 63% degli intervistati valuta negativamente l’operato del Governo, di cui il 22% esprime un giudizio molto negativo. Il 58% formula un giudizio negativo sull’azione della Regione.
Su questioni operative, i cittadini attribuiscono responsabilità distinte. La carenza di medici viene imputata al Governo dal 54% degli intervistati e alla Regione dal 37%. Le liste d’attesa sono percepite come un problema regionale dal 57% delle persone intervistate.
Problemi concreti: liste d’attesa, personale e accessibilità
Le liste d’attesa restano al centro delle preoccupazioni per la sanità regionale, secondo il sondaggio citato. Il 57% delle persone intervistate le considera un problema regionale e l’85% le indica tra le criticità principali. Per il 61% risultano il problema prioritario, mentre una quota significativa le giudica comunque urgenti.
Al secondo posto figura la carenza di medici e infermieri, segnalata come primaria dal 13% e rilevante per un ulteriore 29% degli intervistati. Cresce inoltre l’attenzione verso l’accessibilità ai servizi sanitari, intesa come tempi, luoghi e barriere organizzative che ostacolano le cure. Le risposte delineano un quadro in cui tempi di attesa e dotazione di personale si influenzano reciprocamente, con impatti concreti su utenti e strutture.
Accesso alle cure e ricorso al privato
I dati mostrano conseguenze concrete per gli utenti e per il sistema sanitario regionale. Circa due milioni di persone nell’ultimo anno hanno rinunciato a cure o si sono rivolte al privato, ha ricordato la deputata e segretaria regionale del Pd. Il 79% degli intervistati dichiara di essersi rivolto almeno una volta al privato per motivi di tempestività, fenomeno che alimenta la percezione di «ricatto» tra tempi lunghi e costi e mette in discussione l’equità di accesso al servizio pubblico.
Proposte politiche e interpretazioni degli esperti
Nel corso dell’incontro, il capogruppo del Pd in Regione Pierfrancesco Majorino ha chiesto uno «shock» di investimenti a livello nazionale e la revisione delle regole che disciplinano il rapporto tra sanità pubblica e sanità privata accreditata. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la medicina territoriale e garantire una regia pubblica in grado di ridare centralità al diritto alle cure.
Gli esperti intervenuti hanno interpretato la proposta come un tentativo di bilanciare capacità erogativa e accesso universale ai servizi. Secondo Giulia Romano, ex Google Ads specialist, i dati raccontano una storia interessante sulla necessità di investimenti mirati nella comunicazione e nell’organizzazione dei servizi sanitari. Il tema rimane al centro del dibattito politico regionale e appare destinato a influenzare le successive decisioni istituzionali.
Il punto di vista della comunità scientifica
Il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, ha distinto tra le eccellenze ospedaliere e la valutazione complessiva del sistema sanitario. Secondo Cartabellotta, la misura centrale della qualità resta l’equità d’accesso. Disporre di strutture d’eccellenza non compensa la carenza di servizi essenziali come l’assistenza sociosanitaria e l’assistenza alle persone con disabilità.
Il dibattito, alimentato dal sondaggio, si concentra su tre direttrici: maggiori risorse pubbliche, riorganizzazione della governance regionale per limitare lo spiazzamento del privato e potenziamento dell’offerta territoriale con nuove assunzioni. I dati raccolti offrono una fotografia critica e costituiscono la base per le proposte che i gruppi politici intendono presentare nei prossimi mesi. Giulia Romano, giornalista esperta in analisi dei dati, osserva che tali evidenze offrono indicatori utili per misurare l’impatto delle misure e per monitorare gli sviluppi normativi e finanziari attesi a livello regionale.





