×

Simona alla Milano Marathon: sport, diabete e raccolta fondi

Una mamma e volontaria che ha trasformato la propria esperienza con il diabete in una spinta solidale: correre, sensibilizzare e finanziare la ricerca

Simona alla Milano Marathon: sport, diabete e raccolta fondi

La storia di Simona sintetizza come lo sport possa diventare vettore di energia personale e motore di solidarietà. Simona Cattaneo, 45 anni, mamma di Tommaso e residente a Robecco sul Naviglio, ha scelto di partecipare alla staffetta della Milano Marathon per sostenere la ricerca sul diabete di tipo 1.

La sua decisione è il frutto di un percorso personale che parte da una diagnosi in giovane età e arriva a una scelta consapevole di mettere il proprio sforzo fisico al servizio degli altri.

Correre quel tratto di città ha significato per lei mettere insieme competenze mediche, supporto della comunità locale e una rete di amici che condividono la stessa causa. Alla base c’è la consapevolezza che lo sport ha ricostruito la sua esistenza, trasformando momenti difficili in opportunità per creare valore sociale e raccogliere fondi per la ricerca scientifica.

Dal diabete all’attivismo sportivo

Affetta da diabete autoimmune di tipo 1 dall’età di 9 anni, diagnosticata nel 1990, Simona racconta una convivenza lunga e quotidiana con la malattia. In questo cammino hanno contato figure chiave: la madre infermiera, il medico di base e lo staff dell’ospedale San Raffaele, che l’hanno seguita nel tempo. Oggi lo sport è la dimensione che l’ha aiutata a ricostruire equilibrio e senso della vita. Per lei la corsa è diventata un luogo in cui allenare anche la mente: nei momenti di crisi impara a gestire la fatica come si gestiscono le difficoltà della quotidianità.

Strumenti e preparazione medica

Affrontare una gara lunga richiede cure e precauzioni: Simona corre con microinfusore e sensore, dispositivi che richiedono un’attenta gestione durante l’attività fisica. Il supporto dell’équipe del San Raffaele è stato decisivo per pianificare allenamenti e strategie metaboliche in vista della competizione. La collaborazione fra atleta e medici ha permesso di trasformare un’incognita in una sfida gestibile, dimostrando come assistenza medica e preparazione atletica possano lavorare insieme per rendere sicure le performance.

La staffetta solidale: RUN 4FREEDOM e la rete che sostiene

Per la Milano Marathon del 12 aprile 2026 Simona ha scelto di correre con la staffetta denominata RUN 4FREEDOM, una squadra composta da lei e tre amici: Vittorio Blandini, Elisa Oliva e Fabio Garavaglia. L’iniziativa rientra nelle Staffette per la cura 4×4, dove la quota di partecipazione viene devoluta alle associazioni iscritte al Charity Program. Alle singole staffette si sono affiancate attività collaterali di raccolta, come le lezioni benefiche organizzate da Marta, un’insegnante di yoga amica della squadra, per aumentare il contributo alla causa.

La gara e la presenza dei volontari

Simona ha coperto la prima frazione, un tratto di circa 13 chilometri, consegnando poi il testimone a Fabio. Durante la corsa ha trovato sostegno anche da persone incontrate sul percorso: una compagna francese si è affiancata per un tratto, dando un valore emotivo forte all’impresa. Il team del volontariato locale, la Pro Loco di Robecco, e gli amici hanno fornito il supporto logistico e morale necessario, trasformando la prova sportiva in un momento collettivo di partecipazione.

Il contesto della Milano Marathon e l’impatto della raccolta fondi

La maratona meneghina del 12 aprile 2026, giunta alla sua 24esima edizione, è stata un grande palcoscenico per iniziative come questa. Con oltre 15.000 runner nella maratona, circa 16.000 iscritti alle staffette e più di 140 onlus coinvolte, l’evento ha assunto una forte dimensione solidale. La piattaforma Rete del Dono ha riportato una raccolta destinata al Charity Program che ha superato i 2 milioni di euro, con l’obiettivo di arrivare a 2,2 milioni; le donazioni restavano aperte fino al 30 aprile per chi volesse contribuire.

Numeri e realtà locali

Oltre ai grandi numeri nazionali, nelle staffette si leggono molte storie personali e associative: dalla ricerca sul diabete alla tutela dell’infanzia, passando per progetti sociali che raccolgono fondi tramite corse a staffetta. Per Simona e la sua squadra, al momento della chiusura temporanea del bilancio la somma raccolta supera i 600 euro, una cifra simbolica ma significativa per la Fondazione Diabete Italia e per le azioni di ricerca che finanzia.

Perché correre cambia le cose

La vicenda di Simona è un esempio di come un percorso personale si possa trasformare in un atto collettivo. La corsa diventa un linguaggio per raccontare il valore di una cura, per chiedere risorse per la ricerca e per dimostrare che la malattia non annulla la possibilità di vivere appieno. Tra allenamenti, paure e sostegni, il messaggio è chiaro: lo sport può essere una forma di libertà e un potente strumento di inclusione.

Per chi volesse sostenere iniziative analoghe, la maratona è diventata anche una piattaforma per il Terzo settore: partecipare, donare o semplicemente tifare sul percorso significa contribuire a trasformare la fatica individuale in risorsa condivisa.

Leggi anche