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San Siro, Sala risponde all’inchiesta: «procedura corretta e doppia valutazione»

Il sindaco Giuseppe Sala respinge le accuse legate alla vendita di San Siro, illustra le valutazioni economiche e ricorda i limiti e le opportunità dettate dalla Legge Stadi

San Siro, Sala risponde all’inchiesta: «procedura corretta e doppia valutazione»

Negli ultimi giorni il dibattito su San Siro è tornato al centro dell’attenzione dopo le perquisizioni della Guardia di Finanza e l’apertura di un fascicolo da parte della procura per ipotesi di turbativa d’asta e rivelazione di segreti d’ufficio. In una serie di storie pubblicate su Instagram il sindaco Giuseppe Sala ha risposto punto per punto, richiamando elementi di fatto e spiegando le ragioni che hanno portato alla cessione dello stadio e delle aree correlate, perfezionata con il rogito del 5 novembre 2026.

Il confronto tra amministrazione, club e opinione pubblica si è sviluppato attorno a due assi fondamentali: la correttezza della procedura e la congruità del prezzo. Sala ha sottolineato che le interlocuzioni con Milan e Inter si sono svolte nel quadro previsto dalla Legge Stadi e che il Comune ha comunque richiesto valutazioni esterne per fissare un valore di riferimento.

La posizione del sindaco e le motivazioni politiche

Il sindaco ha motivato le scelte del Comune come il frutto di una strategia volta a evitare che le squadre lasciassero la città: la distinzione, secondo Sala, era netta tra lasciare Milano senza un progetto nuovo o ottenere un impianto rinnovato nel territorio comunale. Ha definito la questione una «patata bollente» che avrebbe potuto lasciare al successore, ma che lui ha preferito affrontare per evitare il rischio che Milano si ritrovasse con un impianto obsoleto e privo dell’indotto delle partite. In questo passaggio il primo cittadino insiste sull’importanza di una scelta che, a suo avviso, tutela l’interesse pubblico anziché soccombere a inerzie burocratiche.

Riduzione del progetto e vincoli urbanistici

Tra i risultati rivendicati dall’amministrazione figurano la riduzione delle volumetrie edificabili fino a raggiungere il coefficiente previsto dal Pgt, la conferma di una capienza di circa 70mila posti e la previsione di una quota significativa di aree verdi, indicata intorno al 50%. Sala ha ricordato che questi limiti sono stati negoziati nell’ambito della trattativa durata anni e che rappresentano un compromesso tra esigenze sportive e salvaguardia urbana.

Valutazioni economiche e garanzie di trasparenza

Un punto centrale della difesa riguarda il prezzo di vendita. Il Comune ha disposto due perizie esterne: la prima affidata all’Agenzia delle Entrate, il cui valore è stato poi utilizzato come riferimento contrattuale, e una seconda commissionata al Politecnico e alla Bocconi, che hanno indicato un importo addirittura inferiore. Sala ha citato queste verifiche per ribadire che il prezzo non è frutto di un arbitrio interno, ma di valutazioni tecniche indipendenti.

Il ruolo dell’avviso pubblico

Sulla procedura amministrativa il sindaco ha precisato che l’avviso pubblico è stato pubblicato per controllare l’eventuale presenza di proposte alternative a quella dei club: i 35 giorni previsti servivano esclusivamente a raccogliere manifestazioni di interesse generiche e non a perfezionare offerte formali. In più, la Legge Stadi consente ai Comuni di negoziare direttamente con le società sportive locali, favorendo interlocuzioni che il Comune sostiene siano legittime e previste dal quadro normativo.

Le critiche della procura e i punti controversi

Dal versante giudiziario, però, emergono rilievi differenti: la procura contesta che le trattative siano state troppo «privatistiche» e che la cessione abbia riguardato un’area molto ampia (circa 280mila metri quadrati) destinata non solo allo stadio ma anche a funzioni commerciali e ricettive. Per i magistrati, queste caratteristiche avrebbero reso più appropriato un iter completamente pubblico e più formalizzato.

Le perquisizioni, effettuate tra gli altri negli uffici comunali, hanno coinvolto persone citate nelle indagini come gli ex assessori Giancarlo Tancredi e Ada Lucia de Cesaris e il direttore generale Christian Malangone. La critica principale della procura è che alcune interlocuzioni informali avrebbero anticipato contenuti di delibere, configurando così il rischio di conoscenze privilegiate e la possibile rivelazione di atti riservati.

Conclusione: trasparenza, opportunità e futuro

In chiusura Sala ha difeso la scelta politica compiuta, auspicando che la città non venga affidata a un amministratore «passacarte» e ribadendo l’obiettivo di mantenere Milano come sede di grandi eventi sportivi e culturali. La vicenda continuerà a svilupparsi tra accertamenti giudiziari e valutazioni politiche, con al centro temi sensibili quali trasparenza amministrativa, tutela del territorio e possibilità di conciliare interessi pubblici e privati in progetti urbanistici complessi.

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