tre racconti incrociati: la grande retrospettiva di Nan Goldin, la rivisitazione fanfiction di Emerald Fennell su Cime Tempestose e lo scontro mediatico innescato dalla diffusione di chat private

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Questo articolo ricompone tre vicende distinte ma emblematiche del dibattito contemporaneo: una mostra d’arte che fa luce su un corpus filmico, un film che si dichiara volontariamente «fan fiction» del classico di Emily Brontë e una polemica politica nata dalla diffusione di chat private tra personaggi pubblici.
Ciascun caso solleva questioni diverse: il ruolo dell’artista come regista delle proprie immagini, la libertà creativa dell’adattamento e i confini tra vita privata e responsabilità pubblica.
La retrospettiva di Nan Goldin a Milano
Al Pirelli Hangarbicocca di Milano è in mostra la prima grande retrospettiva europea che mette in luce il lavoro di Nan Goldin come filmmaker. L’esposizione propone il più ampio assemblaggio dei suoi celebri slideshow, tra cui The Ballad of Sexual Dependency, The Other Side e Sisters, Saints, Sibyls, oltre a lavori recenti mai esposti in Europa come You Never Did Anything Wrong. L’allestimento insiste sull’idea che Goldin non sia solo una fotografa ma anche una narratrice audiovisiva capace di costruire architetture visive che attraversano memoria e dipendenza.
Un corpus filmico rileggibile
La rassegna ricostruisce l’evoluzione del linguaggio di Goldin, mettendo in evidenza come i suoi slideshow funzionino da veri cortometraggi di realtà: sequenze montate, colonne sonore scelte e una focalizzazione su temi quali amore, dolore e identità. Il visitatore è invitato a considerare ogni proiezione come un racconto in movimento, piuttosto che come semplice fotografia esposta singolarmente.
La rilettura di “Cime tempestose” firmata Emerald Fennell
La regista Emerald Fennell ha esplicitato fin dall’inizio che il suo film non vuole essere un adattamento fedele del romanzo di Emily Brontë, ma piuttosto la sua personale fan fiction della storia. Con Margot Robbie e Jacob Elordi nei ruoli principali, la pellicola riduce l’arco narrativo originale concentrandosi essenzialmente sul rapporto tra Catherine e Heathcliff, ampliandone la dimensione passionale e visiva.
Scelte estetiche e critiche
La messa in scena privilegia un’estetica fortemente stilizzata: costumi e scenografie tendono all’iperrealismo, la brughiera è trasformata in un paesaggio onirico e i colori sono intensificati. Queste scelte servono a sottolineare l’intento autoriale di Fennell, che sovrappone le proprie fantasie personali al testo originale. Tra le critiche principali spicca il casting e la reinterpretazione di Heathcliff, la cui componente razziale e sociale, centrale nel romanzo, viene parzialmente attenuata nella versione filmica.
La polemica sulle chat: scontro tra giornalisti e politici
La diffusione di conversazioni private ha riacceso un dibattito acceso tra figure del giornalismo e della politica. Oggetto del contendere sono messaggi emersi nelle chat tra il conduttore di Report e un’imprenditrice, elementi finiti in un’inchiesta della Procura di Roma. A seguito della ricostruzione mediatica, sono seguite accuse e repliche pubbliche, con riferimenti a presunte “lobby” e collegamenti a ex funzionari dei servizi.
Reazioni e implicazioni pubbliche
Tra i protagonisti dello scambio ci sono giornalisti che si difendono da presunte attribuzioni di appartenenza a gruppi di potere, mentre altri attaccano per questioni di metodo: chi denuncia una manipolazione dell’informazione e chi rimprovera l’uso pubblico di conversazioni private. Sul tema sono intervenuti anche esponenti politici con interrogazioni parlamentari e repliche che evidenziano come la vicenda tocchi temi più ampi: etica del giornalismo, tutela della privacy e uso del potere mediatico.
Collegamenti e riflessioni finali
Queste tre storie, pur differenti, offrono uno spaccato sui conflitti tra creatività personale, fedeltà al testo e responsabilità pubblica. La retrospettiva di Goldin invita a rileggere opere fotografiche come narrazioni audiovisive, il film di Fennell solleva il tema della libertà interpretativa di un regista nei confronti di un classico, mentre lo scontro sulle chat riporta al centro la necessità di regole trasparenti nell’informazione. In tutti i casi emerge la tensione tra il desiderio di espressione e i limiti imposti dal contesto culturale e civico.
Nel complesso, pubblico e critici sono chiamati a decidere cosa considerare accettabile: fino a che punto si può riscrivere un classico, come si espone il materiale privato ai media e quale posto occupa un artista quando trasforma la propria pratica in film. Domande che restano aperte e che continueranno a nutrire il dibattito culturale.





