Questo allestimento nasce dall’incontro tra due materiali narrativi: una selezione di passaggi emblematici tratti dal romanzo di Cervantes e un antico manoscritto conservato negli archivi della Compagnia, mai portato in scena prima d’ora. L’operazione non vuole limitarsi alla semplice messa in atto di episodi noti, ma mira a riattivare le tensioni emotive e morali che rendono il testo ancora vivo, mettendo a confronto fantasia e realtà in una drammaturgia che gioca con il confine tra memoria e invenzione.
Il racconto teatrale reinventa la parabola di un uomo che, travolto dall’ossessione per i libri di cavalleria, decide di farsi portavoce di ideali e visioni: da qui nasce la figura di Don Chisciotte, alter ego di Alonso Quijano, la cui trasformazione è descritta come una vera e propria follia visionaria. Allo stesso tempo la messa in scena recupera il valore antropologico dei personaggi secondari e degli oggetti scenici: marionette, mulini, isole immaginarie diventano strumenti di indagine sul potere della rappresentazione.
Origini e materiali: il romanzo e il copione d’archivio
Il progetto prende forma incrociando la materia letteraria di Cervantes con un copione manoscritto appartenente alla Compagnia, datato 1879, che non era mai stato portato alla luce. Questo testo d’archivio offre dettagli originali sulla tradizione di scena e introduce elementi di età diversa dalla vicenda spagnola, come la presenza di marionette che in quel manoscritto interpretavano ruoli chiave. L’uso congiunto dei due materiali permette di costruire una stratificazione narrativa in cui il passato del testo e la sua ricezione teatrale dialogano continuamente.
Il valore del manoscritto del 1879
Nel manoscritto del 1879 uno dei passaggi più curiosi riguarda l’interpretazione di Sancio Panza: è qui che lo scudiero viene affidato a Gerolamo, una marionetta simbolo della città di Milano. Questa scelta restituisce allo spettacolo una dimensione meta-teatrale: il racconto diventa anche storia della pratica scenica, e le marionette diventano specchi che riflettono e deformano i ruoli umani.
I protagonisti e la dinamica tra immaginazione e concretezza
Al centro della drammaturgia resta la figura di Alonso Quijano, il cui slancio verso il cavalleresco è descritto come un processo di auto-proclamazione: egli si nomina Don Chisciotte della Mancia e si consegna a una serie di azioni che derivano da una lettura esasperata dei valori dell’onore, dell’umanità e dell’amore. La follia, qui, non è solo perdita di contatto con il mondo, ma anche forma di resistenza poetica: attraverso il delirio il protagonista ricama un mondo alternativo che la scena traduce con forza visiva.
Sancio Panza come contrappeso
Accanto a lui il fedele Sancio Panza incarna il senso pratico, la concretezza quotidiana che spesso riporta Don Chisciotte verso il reale. Nel manoscritto d’archivio la sua incarnazione in Gerolamo, la marionetta meneghina, accentua la contrapposizione tra ragione e fantasia: il scudiero non è solo un ruolo servo-comico, ma un punto di vista che salvaguarda la misura umana tra una visione eroica e le conseguenze delle azioni.
Elementi scenici: marionette, paesaggi e illusioni
La scenografia si affida a immagini familiari e deformate: mulini a vento che diventano giganti agli occhi del protagonista, biblioteche polverose che custodiscono ossessioni, isole da governare e principesse da salvare che, nella logica dello spettacolo, si rivelano spesso marionette o creazioni di un gruppo di cantastorie. Questo livello di finzione multipla genera una danza tra ciò che si mostra e ciò che si nasconde, invitando lo spettatore a interrogarsi su chi muova i fili e su quale verità emerga dall’atto scenico.
La compagnia di cantastorie e il ribaltamento dei ruoli
Nel percorso messinscena la presenza di una compagnia di narratori diventa il vettore per spiegare la natura teatrale delle avventure: ciò che sembra eroico è spesso messa in scena, e chi appare potente può rivelarsi manovrato. L’uso di marionette, figure emblematiche nel manoscritto storico, accentua questo gioco di livelli e suggerisce una lettura della storia contemporanea come successione di racconti che si costruiscono e si sovrappongono.
Perché lo spettacolo interessa ancora
Questo adattamento permette di vedere il classico con occhi diversi: non si tratta solo di rievocare episodi celebri, ma di mettere in rilievo la persistenza di temi come la tensione tra ideale e realtà, il potere della narrazione e il ruolo dell’arte nel modellare le percezioni. Lo spettatore è chiamato a seguire un viaggio «errante» che alterna risate e commozione, azione e riflessione, conservando però la forza poetica del materiale originale grazie all’incontro con il manoscritto e alla scelta di forme sceniche capaci di sorprendere.