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Morte nel bosco di Trivigno: indagini sui cinque Dogo argentini

Il ritrovamento del corpo di Lucia Tognela a Trivigno ha portato al sequestro di cinque Dogo argentino: autopsia e analisi genetiche determineranno se si è trattato di aggressione o di un malore seguito da morsi

Morte nel bosco di Trivigno: indagini sui cinque Dogo argentini

La comunità di Tirano e dei paesi vicini è sotto choc dopo il ritrovamento del corpo di Lucia Tognela, una donna di 60 anni residente a Bianzone, trovata senza vita lungo un sentiero a Trivigno, a circa 1.800 metri di quota.

Il ritrovamento è avvenuto in un’area montana frequentata da escursionisti e vicino ad alcune abitazioni isolate: accanto al corpo sono stati riscontrati segni compatibili con morsi di animali di grossa taglia.

Subito dopo la scoperta, i militari dei Carabinieri di Tirano hanno provveduto al sequestro di cinque esemplari di Dogo argentino appartenenti a un residente della zona, che è stato anche la persona che ha dato l’allarme. Per gli inquirenti si sono aperte linee investigative multiple: ricostruire gli ultimi spostamenti della vittima, verificare la natura delle lesioni e stabilire eventuali responsabilità del proprietario degli animali.

Le circostanze del ritrovamento

Secondo quanto ricostruito finora, il proprietario dei cani ha rinvenuto il corpo durante le azioni di ricerca o nei pressi della propria abitazione in quota, dando l’allarme ai soccorsi. I sanitari intervenuti non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. Sulla scena sono stati rilevati segni di lacerazione e morsi distribuiti su più parti del corpo: elementi che hanno indotto le autorità a disporre il sequestro degli animali per accertamenti. L’area, relativamente isolata, rende complessa la ricostruzione immediata della dinamica.

Segni sul corpo e prime ipotesi

Le lesioni riscontrate presentano caratteristiche compatibili con attacchi di cani di grossa taglia, ma gli investigatori mantengono aperta anche l’ipotesi alternativa: la vittima potrebbe aver subito un malore improvviso — ad esempio un infarto — e successivamente essere stata raggiunta dagli animali. Per distinguere tra queste opzioni sono stati disposti esami che valuteranno la profondità e la disposizione dei morsi, la presenza di ferite ante mortem o post mortem e altri parametri medico-legali fondamentali.

Gli accertamenti in corso

Sulla vicenda la Procura di Sondrio ha attivato le procedure ordinarie: è stata disposta l’autopsia per chiarire la causa del decesso e stabilire la sequenza degli eventi. Parallelamente, i cinque animali sono stati affidati ai veterinari dell’Ats della Montagna per osservazione clinica e per il prelievo di campioni biologici. Dai tamponi e dai reperti sarà possibile ottenere un profilo genetico da confrontare con il materiale presente sulle ferite della vittima.

Analisi veterinarie e genetiche

Le analisi veterinarie serviranno a verificare lo stato di salute, il comportamento e la potenziale pericolosità degli esemplari, mentre le indagini di laboratorio mirano a identificare con certezza la corrispondenza tra i morsi e i cani sequestrati. L’incrocio tra i dati medico-legali e i risultati delle analisi genetiche sarà determinante per stabilire se le lesioni siano state la causa primaria del decesso o un evento successivo. In base agli esiti, potranno emergere responsabilità penali nei confronti del proprietario.

Contesto locale e possibili responsabilità

La vicenda ha riaperto il dibattito sul controllo degli animali nelle zone montane: alcuni residenti avevano già segnalato in passato la presenza dei cani liberi nei dintorni, con tensioni e lamentele tra escursionisti e abitanti. Sul piano giudiziario, l’iscrizione nel registro degli indagati del proprietario potrebbe avvenire come atto dovuto per permettere l’esecuzione di accertamenti irripetibili; in termini tecnici si parla di una possibile ipotesi di omicidio colposo, qualora le indagini dimostrassero una relazione diretta tra la custodia degli animali e la morte.

Intanto la comunità locale piange una persona conosciuta e stimata: Lucia Tognela, madre e abituale frequentatrice dei sentieri, non riportava patologie note e la sua scomparsa ha suscitato profondo sgomento. Gli sviluppi dipenderanno dai risultati dell’autopsia e dalle analisi sui cani: solo queste evidenze potranno fornire una ricostruzione definitiva e rispondere all’interrogativo centrale su ciò che è realmente accaduto nei boschi di Trivigno.

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