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Poliziotto arrestato per la morte di Mansouri: custodia cautelare e elementi dell’inchiesta

Il gip di Milano ha deciso la custodia cautelare per l'assistente capo Carmelo Cinturrino, indagato per l'omicidio di Abderrahim Mansouri; l'inchiesta ricostruisce possibili estorsioni di droga e denaro, la presenza di una replica d'arma e anomalie nelle operazioni di servizio

Carmelo Cinturrino, assistente capo della polizia, è stato posto in custodia cautelare in carcere nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Abderrahim Mansouri, avvenuta il 26 gennaio durante un controllo nel boschetto di Rogoredo. Secondo il gip, su richiesta della Procura, la gravità degli elementi emersi giustifica la misura restrittiva nonostante la mancata convalida del fermo.

Motivazioni dell’ordinanza
Il giudice ha motivato la custodia cautelare con la necessità di tutelare il regolare svolgimento delle indagini e di prevenire possibili inquinamenti probatori. La Procura ha presentato elementi che, a suo avviso, fanno ritenere concreto il rischio di interferenze sulle prove e sulle testimonianze.

L’interrogatorio e le prime dichiarazioni
Durante l’interrogatorio davanti al gip Domenico Santoro, Cinturrino avrebbe ammesso responsabilità e manifestato rimorso: «Dovevo essere quello che faceva osservare la legge, ho sbagliato», ha detto, secondo il difensore. Ha risposto alle domande del magistrato e ha negato di aver ricevuto somme di denaro.

La dinamica dell’evento e punti ancora oscuri
La ricostruzione contestata conserva zone d’ombra. Le prime rilevazioni indicano che Mansouri è stato colpito alla testa nel boschetto noto per lo spaccio. L’arma usata è stata indicata come la pistola d’ordinanza dell’agente; accanto al corpo è stato trovato anche un oggetto che sarebbe una replica con tappo rosso, priva di capacità offensiva. Restano da chiarire la tempestività dei soccorsi e la gestione della scena da parte degli altri poliziotti presenti.

Accuse collaterali: estorsione e omissione di soccorso
La Procura indaga anche su possibili episodi di estorsione e di omissione di soccorso collegati alla vicenda. Alcune deposizioni riferiscono che Cinturrino avrebbe chiesto ripetutamente a Mansouri denaro e sostanze, con richieste quantificate in circa 200 euro e 5 grammi di cocaina al giorno. Si tratta di dichiarazioni ancora al vaglio degli inquirenti e non confermate ufficialmente.

Come queste imputazioni potrebbero influire sul quadro probatorio
Se confermate, le accuse di estorsione e omissione di soccorso potrebbero aiutare a chiarire il movente e a spiegare tensioni precedenti allo sparo. L’attività d’indagine prosegue per acquisire riscontri documentali e testimoniali che possano confermare o smentire le versioni raccolte finora.

Posizioni di altri agenti coinvolti
Nel registro degli indagati sono stati iscritti quattro poliziotti presenti sulla scena, con contestazioni a vario titolo per favoreggiamento e omissione di soccorso. Intercettazioni telefoniche e immagini di videosorveglianza, al momento al vaglio degli investigatori, mostrano discrepanze tra alcune dichiarazioni rese e i rilievi oggettivi. Un agente avrebbe detto di essere stato inviato a recuperare uno zaino al commissariato, dal quale sarebbe stata tratta la replica dell’arma rinvenuta accanto al corpo: anche questa versione verrà confrontata con altri elementi.

Versioni contrapposte e reazioni delle parti
La difesa descrive l’azione di Cinturrino come un gesto derivato dalla paura: secondo il legale, l’agente avrebbe sparato credendo che la vittima impugnasse una pistola vera. La famiglia e l’avvocato dell’imputato parlano di pentimento e di gesti di vicinanza verso la vittima. Dall’altra parte, gli avvocati della famiglia Mansouri sottolineano l’assenza di scuse rivolte direttamente ai parenti e segnalano presunti comportamenti violenti e richieste illecite attribuite all’agente, elementi che ritengono rilevanti per l’inchiesta.

Risonanza pubblica e passi successivi
Il caso ha suscitato forte attenzione a Milano: esponenti politici, sindacati e associazioni hanno preso posizione, chiedendo chiarezza e rigore nelle valutazioni. Il Sindacato autonomo di polizia ha annunciato la restituzione delle somme raccolte a favore della difesa, dichiarando che i nuovi elementi emersi cambiano il quadro iniziale. Le prossime udienze dovranno verificare la fondatezza delle accuse accessorie, la correttezza della ricostruzione della scena e l’eventuale responsabilità penale degli agenti coinvolti. Nel frattempo la famiglia della vittima chiede risposte e giustizia.

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