Il caso Rogoredo mette in discussione mozioni sulla sicurezza approvate di recente al Pirellone; opposizioni chiedono revisioni mentre la maggioranza sottolinea la necessità di proteggere gli operatori di polizia

Il caso Rogoredo ha riacceso il dibattito sulla sicurezza in Regione, travalicando i confini del procedimento giudiziario e rimettere sotto la lente misure approvate solo pochi giorni fa. Quel che all’inizio sembrava un episodio isolato è diventato il detonatore di un confronto politico acceso.
Un’aula divisa
I lavori consiliari si sono trasformati in un braccio di ferro: da una parte le opposizioni chiedono di rivedere le mozioni approvate, dall’altra la maggioranza difende le nuove norme come garanzia per chi opera nell’ordine pubblico. Al centro della contesa lo “scudo penale” per gli agenti: per i critici è una protezione che potrebbe attenuare la responsabilità penale, per i sostenitori è invece uno strumento necessario per tutelare lo Stato e gli operatori impegnati in interventi complessi.
Oltre il diritto: una questione di fiducia
Il confronto non riguarda soltanto gli aspetti tecnici. Ha anche un peso simbolico: misura quanto cittadini e rappresentanti politici abbiano fiducia nelle istituzioni e nel modo in cui viene gestita la sicurezza. Da un lato si invoca la tutela operativa degli agenti, dall’altro emergono timori sul rispetto dei diritti e sulle garanzie dei cittadini.
Le opposizioni chiedono chiarezza
I gruppi di centrosinistra hanno puntato il dito sulla fretta con cui sono state prese decisioni mentre l’indagine è ancora in corso. Chiedono un “atto di chiarimento politico” che spieghi le ragioni alla base delle scelte e una revisione puntuale degli atti, vista anche la vicenda dell’arresto e della confessione dell’agente coinvolto. Per ricostruire la catena decisionale sollecitano audizioni, accesso a documenti ufficiali e un esame dettagliato delle motivazioni: richieste che saranno formalizzate nelle prossime sedute e che potrebbero portare a nuovi voti.
Critiche sul metodo
La questione del merito si intreccia con quella del metodo. I critici temono che approvare norme delicate prima di completare gli accertamenti possa minare la fiducia nelle istituzioni e apparire come una copertura per comportamenti illeciti. Tra le proposte alternative avanzate dalle minoranze ci sono verifiche indipendenti, limiti temporali alle esenzioni e garanzie che distinguano la tutela dell’azione di polizia dalla possibile impunità individuale.
La posizione della maggioranza
Lega e Fratelli d’Italia, che guidano la maggioranza, respingono la richiesta di revisione. Sottolineano la necessità di distinguere tra responsabilità personali e scelte di politica pubblica: secondo loro, le eventuali colpe individuali non devono compromettere il sostegno istituzionale allo Stato e agli operatori della sicurezza. Allo stesso tempo propongono meccanismi di controllo e responsabilizzazione per evitare abusi, mantenendo però una forte polarizzazione sul tema.
Cosa succederà adesso
Nei prossimi giorni la materia tornerà al centro dell’agenda: sono previste verifiche, audizioni e possibili emendamenti. Alla ripresa dei lavori si deciderà se confermare, modificare o ritirare le mozioni già votate; la calendarizzazione dei nuovi voti potrebbe modificare rapidamente gli equilibri politici. Resta da vedere se prevarrà la linea della cautela o quella della tutela operativa: il dibattito non si chiuderà a breve e avrà ricadute sia sul piano giuridico sia su quello della fiducia pubblica.





