Monsignor Delpini ha riferito in Duomo che, dopo un'udienza con Papa Leone XIV, il Pontefice ha suggerito di non prendere immediatamente in considerazione la sua rinuncia secondo il canone 401; l'arcivescovo rimarrà dunque ancora in servizio e organizzerà l'anno pastorale 2026/27 come un anno ordinario di ministero

Argomenti trattati
- Arcivescovo di Milano incontra il Papa: rinuncia non accettata immediatamente
- Il colloquio con il Papa e le ragioni dell’indicazione
- Un presbiterio provato: critiche e responsabilità
- Appelli concreti e novità organizzative
- La celebrazione penitenziale: dinamiche e momento comunitario
- Appello dell’arcivescovo
Arcivescovo di Milano incontra il Papa: rinuncia non accettata immediatamente
Nel corso della celebrazione penitenziale per il clero ambrosiano, svoltasi in Duomo e alla quale hanno partecipato oltre 800 sacerdoti, l’arcivescovo di Milano ha annunciato una decisione sul proprio futuro.
Monsignor Mario Delpini ha riferito di aver incontrato il Papa e di aver condiviso le riflessioni relative a una possibile sostituzione. Il Pontefice ha manifestato l’orientamento a non accettare immediatamente la sua rinuncia, secondo quanto comunicato dall’arcivescovo.
La notizia è stata resa pubblica durante la cerimonia in Duomo; sono previsti sviluppi nei prossimi passaggi istituzionali.
Il colloquio con il Papa e le ragioni dell’indicazione
Nel prosieguo della cerimonia in Duomo, Monsignor Mario Delpini ha riferito di aver chiesto un’udienza con Papa Leone XIV per esporre le ragioni che lo inducevano a proporre la propria uscita dall’incarico nell’estate. L’incontro si è svolto in Vaticano e ha avuto lo scopo di chiarire la necessità di una successione tempestiva.
Delpini ha presentato quelle che ha definito le «buone ragioni» a sostegno della richiesta, ma il Pontefice, dopo aver ascoltato con attenzione, ha manifestato la preferenza a differire l’accettazione della rinuncia prevista dal canone 401 del Codice di Diritto canonico. Tale norma invita i vescovi diocesani a presentare le dimissioni al raggiungimento dei 75 anni; per Delpini il traguardo è il 29 luglio.
Accettazione della decisione e pianificazione
In continuità con la norma che prevede la presentazione delle dimissioni al compimento dei 75 anni, l’arcivescovo ha annunciato l’approccio al mandato successivo. Ha affermato di accogliere con serenità l’indicazione vaticana e di organizzare l’anno pastorale /27 come se rimanesse in carica per l’intero periodo. Ha inoltre dichiarato di mantenere un programma ordinario di ministero a Milano. Ha precisato di essere pronto a cedere l’incarico «quando sarà deciso dal Papa e dai suoi collaboratori».
Un presbiterio provato: critiche e responsabilità
Nel discorso al clero l’arcivescovo ha affrontato temi sensibili con chiarezza. Ha riconosciuto che il presbiterio è «ferito» e, in alcuni casi, «arrabbiato» per l’abbandono di alcuni sacerdoti. Ha detto di sentirsi personalmente coinvolto nelle riflessioni critiche. Ha ammesso che talune dimissioni sono riconducibili ad aspetti della governance diocesana di cui assume responsabilità diretta.
Questioni sollevate e prospettive
Il presule ha richiamato l’attenzione sul carico di impegni attribuito al clero e sulla discrepanza fra obiettivi ideali e condizioni pratiche per realizzarli. Ha segnalato la percezione di alcuni termini pastorali come mere formule, non sempre tradotte in prassi efficaci. Delpini ha dichiarato di meditare sulle osservazioni emerse e ha ringraziato i vicari e i confratelli che condividono la fatica di rendere possibile uno stile di ministero coerente con l’esempio di Gesù. Ha richiamato, in particolare, la necessità che il clero sia sostenuto e accompagnato nella cura pastorale e personale.
Appelli concreti e novità organizzative
Accanto alle riflessioni spirituali e amministrative, l’arcivescovo ha lanciato un invito alla solidarietà concreta. Durante la Messa crismale ha chiesto un generoso contributo alla Fondazione Opera Aiuto Fraterno. Ha sottolineato che la colletta è uno strumento che dimostra l’appartenenza a una cassa comune dedicata alla cura dei preti anziani e malati.
Ha inoltre annunciato l’intenzione di avviare un confronto con i vicariati e gli organismi diocesani per valutare misure organizzative a sostegno del clero. Le proposte saranno oggetto di ulteriori incontri e riflessioni comuni.
Indicazioni sulla casa del prete e sul trasloco
È stato comunicato un aggiornamento normativo che chiarisce le disposizioni relative alla casa del prete e alle procedure per il trasloco del prete. La novità rappresenta un intervento su aspetti pratici della vita clericale che incidono sulla dignità e sulla stabilità dei sacerdoti nelle comunità. Le misure puntano a definire responsabilità amministrative, criteri di assegnazione e modalità operative per il trasferimento degli effetti personali.
La celebrazione penitenziale: dinamiche e momento comunitario
La mattinata si è svolta secondo il rituale consolidato. L’arcivescovo ha presieduto la liturgia introdotta dal vicario per la formazione permanente. È stata letta la Lettera ai Romani, capitolo 12, e sono state proposte meditazioni del vicario generale.
Tra i momenti centrali si è svolto l’esame di coscienza e sono state celebrate confessioni individuali affidate a circa trenta confessori. L’organizzazione ha previsto spazi distinti per il confessionale e turni per garantire riservatezza e ordine.
L’Actio ha costituito l’impegno penitenziale rivolto all’intero clero. Tale momento ha avuto lo scopo di rafforzare la responsabilità comunitaria e la coesione tra i presbiteri.
Appello dell’arcivescovo
Il momento conclusivo ha ripreso la linea indicata nella precedente parte dell’articolo e ha confermato l’obiettivo pastorale dell’incontro.
Con la preghiera del Padre Nostro e la benedizione finale si è chiusa la giornata, dedicata a promuovere riconciliazione e pace tra confratelli.
L’arcivescovo ha richiamato il messaggio del Papa a evitare parole che feriscono e a coltivare un linguaggio che edifica e sostiene.
Ha sottolineato che la qualità delle parole nella comunità è parte integrante della missione pastorale e della responsabilità condivisa tra i presbiteri.





