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La morte di Abderrahim Mansouri: i 23 minuti che sollevano dubbi

Una sparatoria durante un'operazione antidroga a Rogoredo ha portato all'apertura di un'inchiesta dopo che tra lo sparo e la richiesta di soccorso sono trascorsi 23 minuti; emergono dubbi su armi, responsabilità e procedure

La morte di Abderrahim Mansouri in via Impastato, nel quartiere Rogoredo, ha riaperto il dibattito sulla gestione degli interventi di polizia e sulla tempestività dei soccorsi. L’uomo, 28 anni, è stato colpito da un proiettile esploso da un agente durante un’operazione antidroga.

I punti da chiarire riguardano la dinamica dello sparo, la presenza e l’uso di un’arma da parte della vittima e i passaggi procedurali successivi. Le verifiche della Procura hanno concentrato l’attenzione anche sui tempi di risposta dei soccorsi e sulla documentazione delle fasi successive all’intervento.

Il quadro temporale e le procedure dei soccorsi

Secondo gli accertamenti, tra il colpo mortale e la chiamata al 118 si sarebbe verificato un intervallo di circa 23 minuti. Tale dato ha determinato l’apertura dell’indagine e l’iscrizione di alcuni agenti nel registro degli indagati. Restano da chiarire le ragioni del ritardo nella segnalazione e la tempistica delle misure di primo soccorso adottate sul posto. Le autorità competenti hanno avviato accertamenti tecnico-scientifici sull’arma e raccolto testimonianze per ricostruire la sequenza degli eventi.

Proseguendo le indagini, al centro dell’accertamento resta il cosiddetto buco temporale. Dalle prime ricostruzioni risulta che lo sparo, attribuito all’arma d’ordinanza dell’assistente capo, è stato collocato con precisione. Successivamente, tuttavia, la richiesta di intervento sanitario è stata inoltrata solo dopo circa ventitré minuti. Questo intervallo è considerato significativo perché, in caso di ferita grave, ogni minuto può incidere sull’esito clinico.

Come si sono svolte le comunicazioni

Secondo la versione resa dall’agente coinvolto, la centrale dell’istituto di polizia avrebbe indicato di contattare direttamente il 118. Tale procedura appare anomale rispetto al protocollo ordinario, che prevede invece che la centrale operativa coordini e attivi il soccorso sanitario. Gli inquirenti stanno verificando se questa modalità sia stata effettivamente adottata e, in caso contrario, quale abbia sido la causa della discrepanza.

Le autorità stanno confrontando i tabulati telefonici, le registrazioni operative della centrale e le testimonianze raccolte. L’obiettivo è ricostruire in modo cronologico i passaggi informativi e stabilire eventuali omissioni o ritardi nella catena di soccorso.

La presunta pistola giocattolo e le evidenze

La ricostruzione prosegue con l’analisi dell’oggetto che gli agenti indicano come in mano a Mansouri. Si tratta di una pistola descritta come priva di capacità offensiva. Secondo fonti investigative, sulla sua superficie non sono state rinvenute tracce biologiche riconducibili alla vittima. Tale elemento alimenta il sospetto che l’arma non fosse in possesso dell’interessato al momento dello sparo. I legali della famiglia, invece, sostengono l’assenza totale di qualsiasi arma e rimettono in discussione la dinamica della minaccia.

Questioni probatorie e interpretazioni

Le contestazioni ruotano attorno a problemi probatori e a diverse possibili interpretazioni dei rilievi. Da un lato, gli esami tecnici citati dagli investigatori mirano a stabilire il nesso tra l’arma e lo sparo. Dall’altro, la difesa pone l’accento su lacune nella catena di custodia e sull’assenza di riscontri forensi che colleghino l’oggetto alla vittima. Inoltre, emergono perplessità sulla tempistica dei rilievi e sulla documentazione delle operazioni sul posto.

Secondo fonti giudiziarie, le analisi balistiche e i rilievi biologici sono in corso per chiarire la compatibilità tra l’arma e i segni riscontrati sulla scena. Le parti coinvolte forniscono versioni contrapposte, mentre gli inquirenti raccolgono testimonianze e materiali tecnici per ricostruire la sequenza degli eventi. Il procedimento proseguirà con ulteriori accertamenti richiesti dalla Procura.

Il procedimento proseguirà con ulteriori accertamenti richiesti dalla Procura. Gli approfondimenti mirano a chiarire dinamiche, responsabilità e la natura dell’oggetto coinvolto.

La mancanza di rinvenimenti forensi inequivocabili complica la ricostruzione. La valutazione dell’effettiva pericolosità dell’oggetto e la sua provenienza sono aspetti che gli inquirenti stanno approfondendo. Le verifiche comprendono analisi balistiche, esami sui materiali e comparazioni con segnalazioni di oggetti simili. Questi accertamenti sono fondamentali per stabilire se lo sparo sia stato giustificato da una situazione di rischio o se emergano elementi compatibili con responsabilità penali per uso eccessivo della forza.

Contraddizioni, testimonianze e agenti indagati

La Procura ha iscritto quattro dei cinque poliziotti presenti al momento dell’evento tra gli indagati, in seguito alle discrepanze emerse nelle dichiarazioni. Alcuni agenti sono già stati ascoltati come persone informate sui fatti e saranno nuovamente sentiti nella veste di indagati. Le verifiche mirano a chiarire le dinamiche dell’intervento, la sequenza temporale delle azioni e l’eventuale responsabilità penale per uso eccessivo della forza. Le indagini comprendono anche accertamenti sulle rotte e sulle motivazioni di eventuali allontanamenti dalla scena.

Tra le incongruenze segnalate figura il comportamento di un agente che, subito dopo lo sparo, si sarebbe allontanato dalla scena per un periodo prolungato e poi sarebbe rientrato. La destinazione e le ragioni di tale allontanamento sono oggetto di verifica da parte degli inquirenti.

Rapporti pregressi e riconoscimento della vittima

Un ulteriore profilo investigativo riguarda il grado di conoscenza tra l’assistente capo e Mansouri. Cinturrino ha dichiarato di aver riconosciuto il giovane come persona nota al commissariato, nota anche con il soprannome di «Zack». Gli inquirenti valutano se esistessero rapporti pregressi o contesti che possano aver influito sulla dinamica dell’intervento e sulle scelte operative compiute in quella circostanza.

La ricerca di testimoni non identificati e la verifica delle registrazioni e delle comunicazioni tra gli operatori costituiscono passaggi essenziali per completare la ricostruzione dei fatti. Le attività mirano a chiarire la sequenza degli eventi e a verificare la coerenza delle dichiarazioni rese dagli agenti presenti.

L’inchiesta proseguirà fino a chiarire ogni aspetto dell’intervento, con l’obiettivo di fornire un quadro veritiero e completo sugli eventi che hanno portato alla morte di Mansouri. La Procura ha disposto ulteriori accertamenti tecnici e audizioni per integrare il fascicolo e aggiornare gli sviluppi del procedimento.

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