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Stazione Centrale: informare è un optional, trasmettere spot una priorità

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Riportiamo qui su Milano 2.0 un bel post di Claudia Gandolfi, curatrice del blog Eureka!

di Claudia Gandolfi

Viaggiare in treno mi piace molto. Lo faccio spesso, soprattutto ultimamente, sia in Italia, sia all’estero. Vorrei poter essere campanilista, ma quello che noto è una degenerazione tutta italiana di quello che dovrebbe essere un servizio pubblico e invece si trasforma sempre più in una fastidiosa farsa.

Ho viaggiato in Spagna e in Germania ed ho trovato stazioni pulite, efficienti ed una cura particolare per i servizi informativi al viaggiatore. Arrivando a Milano Centrale, al contrario, la sensazione che si avverte è nauseante. Tralasciando la piaga degli immancabili ritardi – grazie ai quali tutte le settimane ho diritto ad un bonus di rimborso –, la prima cosa che si nota sono una miriade di monitor fiammanti che, anziché riportare informazioni per i viaggiatori, come ci si aspetterebbe e come succede in tutte le stazioni europee, trasmettono spot a getto continuo.

La cosa poteva ancora essere sopportabile, per quanto la consideri una vessazione, fino a stamattina, quando, scendendo dal treno, sono stata letteralmente assordata dal gingle di uno spot pubblicitario, sparato ad un volume inammissibile, con l’ovvio intento di sovrastare il rumore di fondo della stazione, già di per sé molto forte, per meglio lanciare l’importante messaggio promozionale.

Ora, la mia riflessione è questa: gli sponsor e gli investitori privati sono ovviamente essenziali alla modernizzazione dell’ex azienda di stato e potrei anche considerare accettabile, a tal fine, la scelta, durante i lavori di ristrutturazione delle stazioni, di una sovraesposizione pubblicitaria che giustifichi il maggiore sforzo economico necessario.

Ma cosa succederà se l’interesse commerciale continuerà ad essere anteposto al servizio ai viaggiatori? La richiesta di utilizzare i mezzi pubblici, per non congestionare ulteriormente le città, può essere considerata legittima, se anziché come utenti continueremo ad essere trattati come carne da macello nell’ingranaggio promozionale? Francamente la prospettiva mi indigna, soprattutto perché al confronto col trasporto pubblico di alcuni paesi d’oltralpe, viaggiare in Italia mi fa sentire povera e provinciale.

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