Il dibattito sulla sicurezza cittadina si sposta su un nuovo terreno dopo l’apertura del sindaco Giuseppe Sala all’adozione del taser per la Polizia Locale. La decisione, maturata dopo confronti tecnici, dovrebbe arrivare in discussione in Consiglio comunale subito dopo il ponte del 2 giugno: sarà l’aula a pronunciarsi definitivamente su una mater ia che ha diviso la maggioranza di centrosinistra.
La fase preliminare è già conclusa: una sperimentazione di sei mesi che ha coinvolto sei dispositivi e oltre quaranta agenti formati. Nel periodo della prova la pistola a impulsi elettrici non è stata usata operativamente, ma gli uffici comunali e la Polizia locale hanno segnalato un effetto di deterrente legato alla sola disponibilità dell’arma. Questo dato è centrale nella valutazione politica e tecnica che ora dovranno recepire i consiglieri.
La decisione del sindaco e il contesto politico
La posizione di Sala è frutto di colloqui con il comandante dei vigili, Gianluca Mirabelli, e con l’ex prefetto Franco Gabrielli, che hanno contribuito a definire il quadro tecnico. La scelta del primo cittadino di esprimere parere favorevole segna una svolta rispetto a un atteggiamento iniziale più prudente, che lasciava la parola al Consiglio. Compatti sul fronte del favore appaiono i sindacati e la coalizione di centrodestra, mentre nel Partito Democratico permangono dubbi e divisioni, sia per motivi sanitari sia per questioni di opportunità politica.
Motivazioni operative
Tra le motivazioni citate a sostegno dell’introduzione del taser figura la possibilità di ridurre le situazioni di contatto fisico prolungato tra agenti e persone in difficoltà o pericolose. Episodi recenti, evocati nel dibattito pubblico, sono stati indicati come esempi in cui la pistola a impulsi elettrici ha permesso un intervento meno rischioso per tutti: secondo i sostenitori, lo strumento sarebbe utile per limitare il corpo a corpo e le conseguenti lesioni.
Esiti della sperimentazione e reazioni
I risultati della prova pratica sono al centro del confronto: la sperimentazione, durata sei mesi, ha coinvolto un numero limitato di dispositivi e non è stata mai utilizzata nel corso delle attività notturne, che molti considerano il momento più critico per la sicurezza urbana. Per questo alcuni consiglieri hanno messo in dubbio la rappresentatività della prova. Restano però registrati dati importanti come il numero di agenti formati e le procedure adottate per l’impiego dell’arma.
Numeri, formazione e supporti
La città ha impiegato sei pistole e formato oltre quaranta operatori, predisponendo anche misure di sostegno per il personale coinvolto: tra queste figurano servizi di supporto psicologico e la presenza di operatori ponte interni per intercettare il disagio. La formazione è stata indicata come elemento chiave per limitare rischi e abusi, con regolamenti stretti sull’uso e protocolli per la valutazione preventiva delle situazioni.
Rischi sanitari, costi e le critiche della maggioranza
Non mancano le perplessità: la relazione di Ats segnala che l’impiego del taser presenta categorie di persone considerate ad alto rischio, tra cui bambini, anziani, donne in gravidanza, soggetti con basso indice di massa corporea e persone sotto l’effetto di sostanze o farmaci. Sul piano economico, i costi della dotazione sono stati evidenziati come non trascurabili: si parla di una spesa attorno ai 42.000-42.500 euro per le sei pistole, più voci accessorie per batterie, fondine e la custodia (circa 2.700 euro per l’armadietto). Inoltre alcuni esponenti della maggioranza hanno sollevato dubbi sulla reale efficacia della sperimentazione e sulle condizioni in cui è stata eseguita.
Il voto in Consiglio comunale diventerà così il punto di svolta: la proposta, sostenuta da sindacati e centrodestra e osteggiata da alcuni esponenti del Pd per motivi sanitari e di bilancio, trasforma il taser in un tema politico sensitive. La discussione pubblica continuerà a misurare rischi, benefici e regole operative che dovranno accompagnare ogni eventuale introduzione sul territorio.