21 Maggio 2026 ☁ 26°

Cup unico in Lombardia: come cambieranno le prenotazioni sanitarie

La Regione avanza sul Cup unico: percentuali di adesione, strutture coinvolte e nodi organizzativi spiegati per capire cosa cambierà

Cup unico in Lombardia: come cambieranno le prenotazioni sanitarie

La Regione Lombardia sta portando avanti un progetto ambizioso: realizzare un CUP unico che raccolga le prenotazioni per visite ed esami sia delle strutture pubbliche sia di quelle private accreditate. Con l’obiettivo dichiarato di completare l’implementazione entro il 2026, l’iniziativa vuole trasformare il modo in cui i cittadini si rapportano alla sanità territoriale. In questo contesto il termine CUP va inteso come Centro unico di prenotazione, ossia una piattaforma centralizzata che coordina disponibilità, prenotazioni e liste d’attesa.

Lo stato attuale dell’implementazione

Il percorso è già avviato: al momento sono stati integrati nel sistema 17 enti pubblici e 9 strutture private, con circa il 58% delle attività che può oggi avvalersi del nuovo servizio. Tra le adesioni recenti figura l’Asst di Pavia; altre realtà pubbliche sono in coda per l’attivazione, mentre la Regione indica l’intenzione di completare l’ingresso di tutte le strutture pubbliche entro ottobre. Nomi come Niguarda e San Gerardo di Monza figurano nella lista delle presenze attese, a conferma di un piano che combina grandi ospedali e presidi territoriali.

Strutture pubbliche in evidenza

Tra le Aziende Sanitarie inserite e quelle in programma ci sono realtà complesse come le Asst della Rhodense, di Nord Milano, la Papa Giovanni XXIII e istituti specialistici come il Besta e l’Istituto dei Tumori. Il percorso di integrazione richiede una fase di messa a punto per ciascuna struttura, sia sul fronte informatico sia sugli aspetti organizzativi interni, con test progressivi per garantire continuità delle prenotazioni e delle attività cliniche.

Il fronte privato e i gruppi coinvolti

Anche il settore privato accreditato è parte integrante della strategia: la prima ad aderire è stata la Fondazione Poliambulanza, seguita a ruota da altri poli diagnostici e clinici. Sono previste attivazioni del Centro Diagnostico Italiano, del Gruppo San Donato con l’Istituto clinico San Siro, e successivamente strutture come il Galeazzi, il Palazzo della Salute e la clinica Zucchi. Diffuse realtà riabilitative e specialisti come la Fondazione Don Gnocchi, Humanitas, MultiMedica, Maugeri e Auxologico sono anch’esse inserite nel piano di progressiva apertura.

Tempistiche e scaglionamenti

Il coinvolgimento del privato avviene secondo un calendario scaglionato: ogni gruppo entra in fasi, per permettere l’allineamento dei sistemi informatici e la formazione del personale. Questo approccio evita sovraccarichi operativi e riduce il rischio di interruzioni nelle prenotazioni, ma richiede coordinamento stretto tra Regione, aziende sanitarie e fornitori di software per sincronizzare disponibilità e dati delle agende.

Problemi tecnici e organizzativi

La trasformazione presenta sfide concrete: bisogna far dialogare piattaforme diverse, aggiornare protocolli e formare il personale che utilizza le agende. Il lavoro dietro le quinte comprende lo smontaggio graduale di sistemi legacy senza interrompere le attività cliniche, la gestione di algoritmi per l’assegnazione degli slot e l’ottimizzazione delle liste d’attesa. L’assessore Guido Bertolaso ha ammesso che sul percorso si stanno rilevando errori e rallentamenti, ma ha sottolineato che si tratta di problemi da correggere nel corso dell’implementazione.

Impatto sull’accesso per i cittadini

Al momento molti utenti trovano il call center più efficiente dell’accesso online, una situazione che la Regione vuole ribaltare: l’obiettivo è ridurre il numero di telefonate, evitare il continuo rimbalzo tra strutture e rendere più agevole la ricerca di una visita disponibile. Se il sistema raggiungerà la piena operatività sarà possibile diminuire i tempi di attesa e aumentare la trasparenza delle disponibilità, con benefici tangibili per milioni di lombardi che ogni anno prenotano prestazioni sanitarie.

Il progetto del CUP unico è descritto come una «rivoluzione silenziosa»: non si vedranno grandi inaugurazioni, ma una serie di interventi tecnici e organizzativi che, messi insieme, possono cambiare il modello di accesso alla sanità regionale. La sfida resta complessa, ma la promessa della Regione è chiara: lavorare per avere il sistema pienamente operativo entro il 2026, affinché l’integrazione tra pubblico e privato diventi uno standard di servizio per i cittadini.

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