Dalla segnalazione di un macchinario per la risonanza magnetica inattivo al Sacco di Milano alla messa in funzione di un monitor amagnetico a Legnago, fino ai grandi investimenti per dotazioni ad alta tecnologia: un confronto sulle scelte e sulle criticità delle strutture ospedaliere

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La gestione delle apparecchiature sanitarie è tornata al centro del dibattito pubblico dopo una serie di episodi che hanno messo in evidenza criticità operative e programmi di ammodernamento. Il caso del fermo di una Risonanza magnetica a Milano e iniziative locali per migliorare sicurezza e qualità diagnostica offrono elementi utili per valutare come gli ospedali stiano rispondendo alle esigenze cliniche e tecniche.
Fermo della risonanza a Milano
Un guasto ha costretto alla sospensione temporanea dell’attività diagnostica in una struttura milanese. L’interruzione ha comportato trasferimenti di pazienti e riprogrammazione degli esami.
Interventi per sicurezza e qualità
Nel frattempo altre realtà sanitarie hanno avviato piani di aggiornamento tecnologico e revisione delle procedure. Le misure mirano a ridurre i tempi di inattività e a migliorare l’accuratezza diagnostica.
Implicazioni gestionali ed ESG
Dal punto di vista ESG, la manutenzione efficiente rappresenta un elemento strategico. La manutenzione programmata e l’adozione di sistemi di monitoraggio predittivo possono ridurre rischi clinici e costi operativi.
Nei prossimi mesi è atteso un incremento degli investimenti in tecnologie di controllo e nel capitale umano specializzato, con l’obiettivo di limitare i fermi non programmati e migliorare l’offerta diagnostica.
Il caso del macchinario fermo al Sacco di Milano
Una denuncia diffusa il 20/02/2026 ha reso noto che un apparecchio di ultima generazione per la risonanza magnetica dell’Ospedale Sacco di Milano è rimasto inattivo per oltre cinque mesi. La segnalazione, avanzata dal Movimento 5 Stelle, mette in discussione la pianificazione, la manutenzione e l’utilizzo delle risorse tecnologiche ospedaliere. Quando un dispositivo ad alto valore resta fermo, si generano ritardi diagnostici, disagi nei percorsi di cura e sprechi economici legati all’investimento sostenuto.
La vicenda si inserisce nel dibattito più ampio su investimenti tecnologici, manutenzione programmata e formazione del personale. Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è un business case: la gestione efficiente delle apparecchiature riduce rischi clinici e costi operativi, oltre a migliorare la resilienza dei servizi sanitari. Per limitare i fermi non programmati servono piani di manutenzione, sistemi di monitoraggio continuo e capitale umano specializzato, in linea con le pratiche raccomandate da organismi internazionali per la governance degli asset sanitari.
Implicazioni organizzative
La sospensione dell’operatività della risonanza magnetica influisce su più livelli organizzativi. Incide sul carico di lavoro del personale e sulla capacità di eseguire esami urgenti. Il caso conferma la necessità di procedure efficaci di manutenzione programmata e di contratti di assistenza che assicurino tempi rapidi di intervento. Serve inoltre una governance che coordini acquisti, formazione del personale e gestione delle emergenze tecniche. Dal punto di vista ESG, la gestione degli asset sanitari richiede trasparenza nei processi e responsabilità nella pianificazione. Per ridurre il rischio operativo, le strutture devono integrare piani di continuità clinica e accordi di supporto tecnico dedicati.
Un segnale positivo da Legnago: il monitor amagnetico
Il reparto di Radiologia dell’ospedale Mater Salutis di Legnago ha introdotto un monitor amagnetico di ultima generazione per il monitoraggio dei pazienti durante gli esami di risonanza magnetica. La scelta mira a ridurre i rischi operativi e a integrare i piani di continuità clinica già adottati dalla struttura.
Il dispositivo è progettato per funzionare in ambienti a campo magnetico elevato (1.5 e 3 tesla). Consente il monitoraggio continuo di parametri vitali come elettrocardiogramma, saturazione di ossigeno, pressione arteriosa non invasiva e respirazione, senza interferire con il campo magnetico. La tecnologia limita il rischio di anomalie di lettura e di interventi sospesi durante le procedure diagnostiche.
Dal punto di vista organizzativo, l’introduzione del monitor migliora la resilienza clinica e riduce la dipendenza da soluzioni esterne in caso di guasti. La sostenibilità è un business case quando gli investimenti in sicurezza riducono tempi di inattività e costi operativi. Le aziende leader hanno capito che strumenti compatibili con la risonanza rappresentano anche un vantaggio per la continuità assistenziale e per la qualità delle diagnosi.
Sicurezza e applicazioni cliniche
Il reparto ha introdotto un monitor amagnetico per migliorare la sicurezza dei pazienti durante gli esami. Lo strumento è indicato soprattutto nei casi che richiedono sedazione, nei pazienti pediatrici e nelle gravidanze quando il medico lo ritiene opportuno.
Il dispositivo consente una comunicazione più efficiente tra gli operatori e un controllo continuo delle funzioni vitali durante l’esame. Monitor amagnetico indica un’apparecchiatura progettata per funzionare in ambienti con campi magnetici ridotti o assenti, minimizzando i rischi di malfunzionamento.
Dal punto di vista clinico, la riduzione delle interferenze elettromagnetiche contribuisce a diminuire i potenziali errori diagnostici e a mantenere la qualità delle immagini. L’adozione dello strumento supporta inoltre la continuità assistenziale, agevolando il coordinamento tra radiologi e personale di sala.
Le aziende leader nel settore delle tecnologie medicali evidenziano che la compatibilità con gli ambienti di risonanza è un fattore chiave per l’affidabilità delle prestazioni diagnostiche. Tra gli sviluppi attesi vi sono percorsi formativi per il personale e protocolli dedicati all’uso del monitor in sala risonanza.
Investimenti strutturali: l’esempio delle Scotte a Siena
Dopo l’introduzione del monitor amagnetico, la direzione sanitaria ha proseguito con un programma di ammodernamento delle tecnologie. L’Azienda Ospedaliero-Universitaria delle Scotte ha ridotto il tasso di obsolescenza delle apparecchiature attraverso acquisizioni mirate.
Il piano ha previsto l’acquisto di nuove TAC e di angiografi, interventi che hanno inciso sui percorsi diagnostici e interventistici tempo-dipendenti. Parte delle risorse è stata erogata tramite il PNRR, permettendo un rinnovamento significativo del parco tecnologico.
Dal punto di vista operativo, il rinnovo ha favorito l’ottimizzazione dei flussi clinici e la riduzione dei tempi di attesa per esami complessi. Tra gli sviluppi attesi rimangono percorsi formativi per il personale e protocolli dedicati all’uso delle nuove apparecchiature in contesti emergenziali.
Oltre la tecnologia: umanizzazione degli spazi
Nelle ristrutturazioni ospedaliere si è affiancata alla sostituzione delle apparecchiature una strategia mirata all’umanizzazione degli spazi. Interventi su pannelli, cromie e finiture intendono ridurre lo stress dei pazienti e migliorare l’esperienza di cura.
Dal punto di vista organizzativo, tali lavori integrano gli investimenti tecnologici e supportano i protocolli formativi già avviati per il personale. Umanizzazione degli spazi indica quindi un approccio sistemico che considera ambiente, percorsi e sicurezza come fattori di qualità clinica.
Dal punto di vista ESG, la misura rappresenta anche un business case: ambienti progettati riducono tempi di degenza e migliorano la soddisfazione degli utenti, con ricadute operative ed economiche misurabili. Gli sviluppi attesi riguardano valutazioni di impatto sull’esperienza del paziente e indicatori di efficienza operativa.
Bilancio tra criticità e opportunità
I tre episodi messi a confronto delineano una fotografia complessa. Da una parte emergono problemi operativi che possono lasciare inattive apparecchiature costose e strategiche. Dall’altra compaiono progetti di acquisto e rinnovo in grado di migliorare dotazione e sicurezza. Per ridurre i casi di inefficienza è essenziale integrare l’acquisto con programmi di formazione del personale, contratti di manutenzione performanti e un coordinamento efficace tra direzioni ospedaliere e enti finanziatori.
Dal punto di vista ESG, la sostenibilità è un business case che richiede investimenti nella gestione operativa oltre che nell’asset. Occorre adottare pianificazione strategica, procedure di manutenzione programmata e indicatori condivisi di performance clinica e organizzativa. Gli sviluppi attesi riguardano valutazioni sull’impatto dell’intervento sull’esperienza del paziente e su indicatori di efficienza operativa.





