Il Movimento 5 Stelle denuncia che un dispositivo avanzato per la risonanza magnetica all'Ospedale Sacco è inutilizzato da mesi, creando disagi diagnostici e sollevando interrogativi sull'organizzazione sanitaria

All’Ospedale Sacco di Milano si è aperto un caso dopo la segnalazione del M5S: una risonanza magnetica di ultima generazione, consegnata alla struttura, sarebbe rimasta inattiva per mesi, senza entrare in servizio. La vicenda, al momento priva di chiarimenti pubblici da parte della direzione ospedaliera, solleva dubbi sulle responsabilità e sui tempi necessari per rendere funzionale un investimento tecnologico destinato a migliorare le diagnosi.
Cosa è successo
Secondo la denuncia, il macchinario è presente in ospedale ma non è stato avviato. Non sono stati forniti dettagli precisi sulle date di consegna né sulle ragioni tecniche o amministrative che ne avrebbero impedito l’attivazione. La mancanza di informazioni ufficiali contribuisce all’incertezza e alimenta le richieste di trasparenza.
Le conseguenze immediate
L’impatto più evidente riguarda i pazienti: l’assenza di una risonanza disponibile porta a liste d’attesa più lunghe, trasferimenti verso altre strutture e riprogrammazioni di esami. Reparti che si basano su indagini di imaging — neurologia, oncologia, ortopedia e altri — subiscono rallentamenti nelle diagnosi e possibili ritardi nelle terapie. Per il personale sanitario, inoltre, diventa più difficile organizzare i percorsi clinici e mantenere la continuità assistenziale promessa ai cittadini.
Possibili cause e nodi critici
Le ragioni del fermo possono essere diverse: problemi tecnici residui, ritardi nelle certificazioni necessarie, carenza di personale tecnico qualificato o ostacoli amministrativi alla manutenzione e al collaudo. Al centro del problema c’è anche l’integrazione della macchina nei flussi organizzativi dell’ospedale: senza formazione del personale, pianificazione dei turni e procedure chiare, neppure il miglior apparecchio può rendere i servizi più efficienti.
Impatto organizzativo ed economico
Oltre ai disagi clinici, la risonanza inutilizzata comporta spreco di risorse: spazio occupato, contratti attivi e investimenti che non producono ritorno pratico. L’aumento delle prestazioni alternative e i trasferimenti esterni generano costi aggiuntivi e complicazioni logistiche per i pazienti. Reparti che dipendono dall’esame per decisioni terapeutiche vedono rallentata la propria attività, con ripercussioni su efficienza e qualità dell’assistenza.
Reazioni politiche e richieste di trasparenza
Il M5S ha reso pubblica la segnalazione e chiede spiegazioni rapide dalla direzione ospedaliera e dalle autorità competenti. Tra le richieste figurano chiarimenti sui motivi del ritardo, sui tempi previsti per l’attivazione e l’accesso agli atti per verificare responsabilità e passaggi amministrativi. In assenza di risposte, non sono esclusi interrogazioni consiliari, solleciti formali o altre iniziative amministrative e legali.
Quali sviluppi aspettarsi
La direzione sanitaria ha annunciato l’avvio di verifiche tecniche: restano però da completare certificazioni e interventi di riparazione, se necessari. Le autorità regionali sono state informate e si attende un aggiornamento sulle misure organizzative da adottare per limitare l’impatto sui pazienti, ridurre i tempi di attesa e integrare il macchinario nei percorsi diagnostici.
Cosa chiedono i pazienti e le associazioni
Associazioni di pazienti e comitati locali insistono per interventi concreti: manutenzione tempestiva, formazione del personale e una gestione operativa che eviti il ripetersi di situazioni simili. La richiesta è semplice: se uno strumento è stato acquistato con fondi pubblici, deve servire subito chi ne ha bisogno. Serve chiarezza sulle cause del blocco e una road map precisa per tornare alla piena operatività, così da evitare ulteriori ricadute sui tempi di cura e sulla fiducia nella sanità pubblica.





