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Condanna a 18 anni per l’ex capo ultrà: accusa di traffico internazionale di droga

La gup ha inflitto 18 anni e 8 mesi all'ex leader della Curva Sud per traffico internazionale di droga: dall'inchiesta della Dda ai quantitativi sequestrati, ecco cosa è emerso

Condanna a 18 anni per l'ex capo ultrà: accusa di traffico internazionale di droga

Il 3 aprile 2026 la giudice per le indagini preliminari Giulia Masci ha pronunciato la sentenza nei confronti di Luca Lucci, storico volto della Curva Sud del Milan: la pena stabilita è di 18 anni e 8 mesi di reclusione per traffico internazionale di droga.

La decisione è giunta al termine di un processo celebrato con rito abbreviato che ha coinvolto complessivamente 23 imputati, tutti giudicati nello stesso procedimento. La sentenza rappresenta la pena più alta tra quelle inflitte dalla gup e si aggiunge ad altri provvedimenti già a carico dell’imputato.

Il quadro accusatorio e l’inchiesta

Le indagini sono state coordinate dalla Dda di Milano e partite da accertamenti svolti dalla squadra mobile cittadina: l’attività investigativa ha ricostruito una rete che, secondo l’accusa, tra giugno 2026 e marzo 2026 avrebbe movimentato ingenti quantitativi di stupefacenti. In particolare, nell’impianto accusatorio si fa riferimento a oltre tre tonnellate di hashish, a circa 255 chilogrammi di marijuana e a 53 chilogrammi di cocaina. I pubblici ministeri Leonardo Lesti e Rosario Ferracane avevano chiesto per Lucci una pena superiore, ipotizzando fino a 20 anni di carcere, ma la gup ha comunque accolto la gravità delle imputazioni riconoscendo il ruolo apicale dell’imputato.

La modalità processuale e le decisioni del giudice

Il rito abbreviato ha permesso una definizione più rapida del procedimento e la gup Masci ha pronunciato condanne variabili per gli altri 22 imputati, con pene che, nel complesso, vanno da alcuni anni fino a un massimo che, oltre a quella di Lucci, comprende una sentenza di 13 anni e 6 mesi inflitta a un altro presunto promotore dell’organizzazione, identificato come Fatjon Gjonaj. La sentenza ribadisce l’esistenza, secondo il giudice, di una struttura gerarchica dedita all’importazione e alla distribuzione delle sostanze nelle piazze lombarde.

Il profilo dell’imputato e i precedenti giudiziari

Per comprendere il contesto è utile ricordare che Luca Lucci era già noto nel panorama calcistico e giudiziario: leader riconosciuto del tifo rossonero, fin dagli anni 2000 aveva concentrato più sigle sotto il nome della Curva Sud Milano. Parallelamente alle attività legate al sostegno della squadra, il suo nome era emerso in inchieste che collegavano la gestione della curva a reati più gravi. In un filone collegato dell’inchiesta denominata “Doppia Curva”, Lucci era stato ritenuto mandante di un tentato omicidio avvenuto il 12 aprile 2019, episodio per il quale era già stato condannato in primo grado a 10 anni di reclusione.

Arresti e misure cautelari

Le vicende giudiziarie non si sono limitate alla sola sentenza di oggi: Lucci era stato arrestato nel settembre 2026 nell’ambito della maxi operazione contro i vertici delle curve di San Siro e, successivamente, a dicembre 2026 gli era stata notificata un’ulteriore ordinanza di custodia cautelare connessa al filone sul narcotraffico. Queste misure testimoniano la concatenazione di procedimenti che hanno progressivamente delineato un quadro accusatorio complesso e sfaccettato.

Impatto dell’inchiesta e scenari futuri

La sentenza della gup influisce non solo sul singolo caso ma anche sulla percezione di fenomeni più ampi: il collegamento tra ambiente ultrà e organizzazioni dedite al traffico di stupefacenti mette in luce come la gestione di certi gruppi possa, secondo l’accusa, trasformarsi in copertura per attività illecite. L’operato della Dda di Milano e delle forze di polizia ha puntato a smantellare canali logistici e finanziari che avrebbero permesso l’importazione e lo smistamento di grandi quantità di droga.

Conseguenze per la tifoseria e l’ordine pubblico

Oltre all’aspetto penale, la vicenda solleva interrogativi sull’organizzazione degli spazi di tifoseria e sulla necessità di interventi di prevenzione. Le condanne inflitte intendono colpire la dimensione criminale che può incrociarsi con il tifo organizzato, mentre restano aperte le questioni su come evitare che dinamiche simili si ripetano. La sentenza definitiva e gli eventuali appelli determineranno i prossimi sviluppi processuali per i protagonisti coinvolti.

In conclusione, la pronuncia del 3 aprile 2026 rappresenta un punto importante nell’inchiesta coordinata dalla Dda: con la condanna a 18 anni e 8 mesi per Luca Lucci, il quadro accusatorio relativo al traffico internazionale di stupefacenti assume una connotazione severa, mentre le indagini e i procedimenti collegati proseguiranno per chiarire pienamente tutti i risvolti della vicenda.

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