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Risonanza magnetica ferma al Sacco e allo Jazzolino: cosa sta succedendo

Due casi distinti ma con conseguenze simili: al Sacco di Milano un'apparecchiatura di ultima generazione resta inattiva da mesi (segnalato dal M5S), mentre allo Jazzolino di Vibo una risonanza è ferma da settimane e provoca mobilitazioni civiche e diffide all'Asp

Negli ultimi giorni sono emersi due casi che pongono al centro del dibattito pubblico la gestione delle tecnologie diagnostiche negli ospedali pubblici italiani. Al centro della cronaca risultano apparecchiature per la Risonanza magnetica ferme, con conseguenze sull’accesso a prestazioni essenziali e con reazioni ufficiali di partiti politici, comitati civici e direzioni sanitarie.

Cosa è accaduto

Due strutture ospedaliere hanno segnalato l’interruzione del funzionamento delle apparecchiature per la diagnostica per immagini. Le anomalie tecniche hanno sospeso alcune sessioni di risonanza magnetica. Le direzioni sanitarie hanno avviato verifiche interne e richiesto interventi di manutenzione ai fornitori.

Impatto sui pazienti

La sospensione ha determinato rinvii e riprogrammazioni di esami urgenti e ordinari. Dal punto di vista del paziente, si registrano ritardi nelle diagnosi e potenziali prolungamenti dei tempi di attesa per indagini cliniche rilevanti. I servizi di radiologia hanno attivato percorsi alternativi per i casi prioritari.

Reazioni istituzionali e civiche

Partiti e comitati civici hanno richiesto chiarimenti su responsabilità e tempi di ripristino. Le direzioni ospedaliere hanno reso noto che la sicurezza dei pazienti non è stata compromessa e che le attività critiche sono state convogliate su altre strutture. Le autorità sanitarie locali hanno annunciato sopralluoghi tecnici.

Questioni organizzative e tecniche

Le prime verifiche indicano questioni sia di natura tecnica sia di logistica nella pianificazione della manutenzione. Le aziende fornitrici sono coinvolte nelle ispezioni. Gli esperti ricordano l’importanza di piani di contingency che assicurino continuità delle prestazioni diagnostiche.

È prevista l’ulteriore comunicazione ufficiale delle direzioni sanitarie al termine delle verifiche tecniche e amministrative, con indicazione dei tempi di ripristino e delle misure per ridurre l’impatto sulle liste d’attesa.

Il caso dell’Ospedale Sacco di Milano

Il Movimento 5 Stelle ha denunciato che un macchinario di ultima generazione per la risonanza magnetica consegnato all’Ospedale Sacco è rimasto inattivo per oltre cinque mesi. La segnalazione solleva interrogativi sulla tempistica della messa in funzione e sulla programmazione degli interventi tecnici necessari per rendere operativo un dispositivo complesso.

Secondo la denuncia, il ritardo ha prodotto ritardi diagnostici e ha costretto alcuni pazienti a rivolgersi a strutture private, con oneri economici e spostamenti aggiuntivi. Dal punto di vista del paziente, il prolungamento dei tempi di attesa può compromettere la tempestività delle diagnosi.

L’Azienda ospedaliera ha annunciato l’esecuzione delle verifiche tecniche e amministrative necessarie. Le autorità competenti sono state informate per chiarire le cause del fermo e per indicare i tempi di ripristino delle attività del macchinario.

Il caso riapre il dibattito sulla gestione delle tecnologie diagnostiche negli ospedali pubblici. Gli aspetti tecnici comprendono calibrazione, certificazioni di sicurezza e integrazione con i sistemi informativi ospedalieri. Gli aspetti organizzativi riguardano pianificazione dei collaudi e disponibilità di personale specializzato.

Il Movimento 5 Stelle ha chiesto chiarimenti e trasparenza sulle tempistiche. I cittadini e le associazioni di tutela richiedono garanzie per la continuità delle prestazioni cliniche e per il rispetto delle liste d’attesa.

Gli sviluppi attesi comprendono la comunicazione formale dei tempi di riattivazione del macchinario e la verifica delle misure adottate per limitare l’impatto sui pazienti e sulle prestazioni diagnostiche.

Implicazioni e preoccupazioni

La sospensione della risonanza magnetica determina ritardi nelle prenotazioni e un aumento dei tempi di attesa per esami diagnostici essenziali. Le conseguenze coinvolgono percorsi clinici per patologie oncologiche, neurologiche e ortopediche.

Dal punto di vista organizzativo, la mancata disponibilità dell’apparecchiatura riduce la capacità produttiva del reparto e trasferisce la domanda verso altre strutture, con costi logistici e clinici aggiuntivi. Gli studi clinici mostrano che ritardi prolungati negli accertamenti possono compromettere la tempestività delle diagnosi e dei trattamenti.

Il richiamo del Movimento 5 Stelle chiede chiarezza sulle responsabilità e sulle tempistiche di riattivazione. Le autorità ospedaliere hanno avviato verifiche tecniche e amministrative per definire le cause e le misure correttive, mentre il rischio operativo rimane monitorato.

Per i pazienti, i dati real-world evidenziano un aumento delle liste d’attesa e possibili spostamenti verso strutture private. Resta atteso un aggiornamento ufficiale sulle tempistiche di ripristino e sulle soluzioni adottate per mitigare l’impatto sui percorsi diagnostici.

La mobilitazione allo Jazzolino di Vibo Valentia

All’ospedale Jazzolino di Vibo Valentia la risonanza magnetica è rimasta fuori uso per circa due settimane, causando disagi nell’accesso a esami diagnostici essenziali. L’interruzione ha indotto l’intervento di associazioni civiche locali, che hanno formalmente segnalato la criticità alle autorità sanitarie.

L’Osservatorio Civico Città Attiva e il Comitato San Bruno hanno inviato diffide all’Azienda sanitaria provinciale, alla Commissione Straordinaria e agli enti competenti, sottolineando l’impatto su un bacino d’utenza stimato in circa 150mila utenti. Le organizzazioni hanno chiesto chiarimenti sui tempi di ripristino e misure urgenti per ridurre le liste d’attesa.

Nel frattempo, le strutture sanitarie della provincia stanno riorganizzando i percorsi diagnostici per ridurre i ritardi, privilegiando i casi urgenti e valutando l’instradamento verso centri alternativi. Gli operatori sanitari hanno segnalato criticità nella programmazione delle prenotazioni e un aumento delle attese per esami non differibili.

Resta atteso un aggiornamento ufficiale sulle tempistiche di ripristino e sulle soluzioni adottate per mitigare l’impatto sui percorsi diagnostici.

Azione civica e interlocuzione con le istituzioni

Dopo l’attesa per un aggiornamento sulle tempistiche di ripristino, le associazioni hanno formalizzato richieste alle istituzioni competenti. I destinatari includono la Prefettura, la Procura e la Questura, cui è stato chiesto di intervenire per tutelare l’interesse pubblico.

Le organizzazioni hanno avvertito che, se non si procederà rapidamente alla riparazione, valuteranno azioni legali. Nel frattempo, fonti del reparto di Radiologia hanno comunicato l’avvio delle procedure necessarie per il ripristino. La macchina potrebbe tornare operativa a partire da lunedì 23 febbraio, secondo le stime fornite dalle fonti.

Le organizzazioni civiche restano vigili e definiscono il ricorso a strutture private una soluzione contingente ma non risolutiva. È atteso un comunicato ufficiale dell’azienda sanitaria con dettagli sulle verifiche e sulle misure organizzative adottate per ridurre i disagi diagnostici.

Ragioni comuni e differenze nelle risposte

Dopo il comunicato ufficiale dell’azienda sanitaria, emergono elementi ricorrenti tra i due casi. Entrambi mettono in luce la fragilità delle catene di manutenzione. Per catene di manutenzione si intende l’insieme di attività preventive, diagnostiche e di riparazione necessarie per mantenere operative apparecchiature e servizi.

Le conseguenze sono state immediate sui pazienti. Si sono registrati ritardi diagnostici e riorganizzazioni delle agende cliniche. Dal punto di vista del paziente, tali interruzioni aumentano incertezza e tempi di attesa.

La risposta pubblica ha invece mostrato differenze territoriali. Al Sacco la questione è salita al livello politico con denunce formali. Allo Jazzolino la mobilitazione è maturata dal basso, soprattutto tramite diffide e l’attivazione dei comitati locali.

Gli attori coinvolti hanno chiesto chiarimenti e misure correttive. Le istituzioni competenti hanno avviato verifiche tecniche e organizzative per ridurre i disagi. È atteso un aggiornamento ufficiale sulle tempistiche del ripristino dei servizi.

Manutenzione, passaggi amministrativi e trasparenza

È atteso un aggiornamento ufficiale sulle tempistiche del ripristino dei servizi. Le cause di guasto o di mancata attivazione sono spesso riconducibili a ritardi nelle forniture, complessità delle procedure di collaudo e necessità di personale tecnico specializzato.

Dal punto di vista del paziente, la mancanza di comunicazione puntuale alimenta sfiducia. I dati real-world evidenziano che la trasparenza sui tempi e sulle responsabilità riduce l’incertezza e facilita la gestione delle liste d’attesa.

Una strategia efficace richiede piani di manutenzione preventiva, contratti di assistenza chiari e tempi certi per la ripresa dell’attività diagnostica. Secondo la letteratura scientifica, procedure organizzative standardizzate e clausole contrattuali con penali per ritardi possono accelerare la risoluzione dei guasti.

In assenza di dettagli ufficiali, gli operatori sanitari e le autorità amministrative sono chiamati a chiarire responsabilità, scadenze e canali di comunicazione. È atteso un nuovo comunicato che specifichi le misure adottate e i tempi previsti per il ritorno alla piena operatività.

Conseguenze per i pazienti e possibili soluzioni

Il blackout della risonanza magnetica impatta direttamente l’accesso alle prestazioni diagnostiche. Dal punto di vista del paziente, la rimodulazione degli appuntamenti o l’invio ad altre strutture aumentano tempi di attesa e costi di trasporto. I dati real-world evidenziano ritardi nella diagnosi che possono incidere su percorsi terapeutici time-sensitive.

Per mitigare tali effetti è necessario rafforzare la resilienza delle reti ospedaliere con misure tecniche e organizzative. Tra le azioni prioritarie figurano la ridondanza tecnologica, contratti di assistenza più stringenti e piani di continuità operativa che prevedano soluzioni di back-up e trasferimenti rapidi dei pazienti. Gli studi clinici mostrano che percorsi diagnostici continui riducono la variabilità negli esiti;

La pressione istituzionale e le segnalazioni pubbliche hanno accelerato interventi riparativi in diverse città, con impegni concreti per il ripristino. Restano aperte scelte amministrative e politiche su investimenti e governance della diagnostica per immagini. Come emerge dalle trial di fase 3 in ambito organizzativo, la pianificazione basata su evidenze e indicatori di rischio consente una migliore allocazione delle risorse.

È atteso un nuovo comunicato che specifichi le misure adottate e i tempi previsti per il ritorno alla piena operatività. Il prossimo sviluppo rilevante sarà l’indicazione formale dei tempi di ripristino e del piano di continuità operativa adottato dall’ente sanitario.

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