La Lombardia riceve la Rosa Camuna 2026 per l'intervento rapido dopo il disastro di Crans Montana: attivata la Centrale Maxiemergenze, evacuati 12 giovani con ustioni gravi e premiati ospedali e personale sanitario

La Regione Lombardia ha assegnato la Rosa Camuna 2026 ad AREU (Agenzia regionale emergenza urgenza) e alle strutture ospedaliere che hanno risposto alla tragedia del 1° gennaio a Crans-Montana. I documenti raccolti raccontano una mobilitazione rapida e articolata: attivazione di una Centrale Operativa Maxiemergenze, trasferimenti aerei internazionali e percorsi clinici dedicati ai pazienti con ustioni gravissime.
Grazie a un coordinamento logistico e sanitario serrato, molti feriti sono stati presi in carico e curati fino all’ultimo trasferimento registrato l’11.
La struttura di comando Il mattino dopo l’incidente, alle 10.30, la SOREU Metropolitana ha predisposto una sala crisi per dirigere l’azione sanitaria. Quel centro ha gestito in tempo reale le richieste di mezzi e team specialistici, definito i protocolli per le ustioni più gravi e mantenuto contatti costanti con le autorità svizzere e le controparti nazionali. I registri, con timbri e orari precisi, documentano una catena decisionale coordinata fra regioni e istituzioni.
Tracce operative e comunicazioni Le mail, i verbali e le note cliniche raccolte descrivono ogni passaggio operativo: dalle richieste di elisoccorso alle schede di valutazione che hanno guidato la selezione dei pazienti per il trasferimento. Ci sono conferme di ricezione, report clinici e la corrispondenza ufficiale con le autorità svizzere, oltre agli scambi interni tra SOREU, AREU e i singoli ospedali che hanno seguito i casi.
Un flusso operativo integrato su scala europea I documenti ricostruiscono una sequenza operativa lineare: attivazione della Centrale, valutazione delle risorse disponibili, dispiegamento di mezzi aerei e terrestri, instradamento dei pazienti verso centri specialistici. Su richiesta della Svizzera è stato coinvolto anche il Meccanismo Europeo di Protezione Civile, che ha fornito capacità aeree e squadre specialistiche utili a pianificare trasferimenti transfrontalieri controllati e sicuri.
Chi ha lavorato sul campo Nel coordinamento istituzionale sono intervenuti Regione Lombardia, Presidenza regionale, assessorato al Welfare, Dipartimento della Protezione Civile e Ministero degli Affari Esteri. Operativamente, AREU ha garantito la gestione sul territorio. Strutture come il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda e la Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico hanno accolto i casi più complessi, attivando posti in terapia intensiva e team multidisciplinari. Un Burn Assessment Team congiunto Niguarda–AREU — composto da rianimatori, chirurghi plastici, infermieri di area critica, psicologi e tecnici soccorritori — è stato inviato in Svizzera per valutare l’idoneità al volo e coordinare le accoglienze.
Numeri, tempi e destinazioni La rete lombarda ha preso in carico i pazienti più critici: i primi tre ragazzi sono arrivati al Centro Grandi Ustioni dell’Ospedale Niguarda entro 24 ore dall’attivazione. In totale i documenti registrano l’evacuazione di 12 giovani con ustioni estese; l’ultimo trasferimento annotato risale all’11 gennaio. Le destinazioni sono state scelte in base alla disponibilità di posti letto, alla presenza di team specialistici e all’intensità di cura necessaria.
Assistenza clinica e continuità Le equipe mobili hanno operato per stabilizzare i pazienti — controllo emodinamico, gestione del dolore, tutela delle vie aeree e prevenzione delle infezioni — sia prima sia durante i trasferimenti. Sono state organizzate turnazioni sovrapposte per garantire reperibilità e traccia delle decisioni cliniche. La Centrale Maxiemergenze ha mantenuto il presidio fino al 6 gennaio; successivamente è passata a un regime di reperibilità, continuando a monitorare posti letto e risorse chirurgiche.
Forze e criticità emerse Dal materiale emerge chiaramente il valore del coordinamento centralizzato: tempi di trasferimento ridotti e migliore allocazione delle risorse critiche. Al tempo stesso sono emerse criticità, in particolare nella sincronizzazione tra mezzi nazionali e internazionali e nella comunicazione tra alcune unità territoriali e i centri di riferimento. Per questo si propone l’adozione di standard condivisi per il coordinamento transfrontaliero e il potenziamento della formazione specifica del personale.
Voci dalla prima linea Le testimonianze raccolte restituiscono l’aspetto umano dell’intervento: la pressione emotiva nel prendersi cura di giovani in condizioni critiche, la complessità tecnica dei trasferimenti secondari e il valore delle procedure condivise. Medici, infermieri e piloti sottolineano che la comunicazione tra squadre di volo e reparti ospedalieri è stata decisiva per stabilire le priorità cliniche. Massimo Lombardo, direttore generale di AREU, ha definito il riconoscimento come il risultato di “un lavoro di squadra” tra elisoccorso, centrali operative e ospedali specialistici.
Passi concreti per il futuro Le istituzioni hanno avviato verifiche sui protocolli e sul flusso documentale: sono previste revisioni operative, esercitazioni congiunte e sessioni di formazione per testare l’interoperabilità del modello adottato. L’obiettivo è trasformare le pratiche messe in atto in procedure standardizzate — con audit periodici, aggiornamenti delle linee guida per le ustioni gravissime e percorsi formativi che consolidino le competenze acquisite.



