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Calano le telefonate sui disservizi: Bertolaso e il piano per la medicina di base

Bertolaso illustra i risultati della cabina di regia e il progetto per la medicina di base, mentre le opposizioni contestano gestione e dati sulle prestazioni

Calano le telefonate sui disservizi: Bertolaso e il piano per la medicina di base

Il 05/05/2026 alle 14:00 l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso è stato convocato in Consiglio Regionale per fare il punto sulle liste d’attesa e sui malfunzionamenti del SISS, il sistema informatico che supporta la medicina di base.

Nel suo intervento ha sintetizzato il risultato dei due mesi di attività della cabina di regia istituita a marzo: secondo l’assessore le segnalazioni telefoniche di protesta sono passate da mille telefonate quotidiane a circa cento telefonate. Ha commentato che questo calo può indicare un miglioramento oppure la rinuncia da parte di molti utenti a farsi sentire, lasciando comunque aperti dubbi sull’entità del cambiamento.

La proposta per la riorganizzazione della medicina di base

Nell’illustrare il piano per rimettere in moto il territorio, Bertolaso ha proposto un modello a doppio binario: mantenere la convenzione con i medici di famiglia come canale prioritario e affiancare nuove forme contrattuali rivolte soprattutto ai giovani professionisti. L’obiettivo dichiarato è creare percorsi che integrino chi già opera nel sistema con nuove risorse, garantendo continuità assistenziale e maggiore capacità di risposta. L’assessore ha respinto le critiche provenienti da sindacati e da parti politiche, sostenendo che le obiezioni sulla presunta burocratizzazione mostrano una scarsa comprensione delle proposte in campo.

Case di comunità e obiettivi operativi

Un punto centrale del progetto riguarda l’attivazione delle Case di comunità, strutture pensate per portare assistenza più vicina ai cittadini con presenza medica h24. L’intenzione è coinvolgere anche i liberi professionisti non ancora integrati nel sistema territoriale, così da ampliare l’offerta senza rinunciare alla governance pubblica. Secondo l’assessore, rendere operative queste strutture dovrebbe ridurre la pressione sugli ospedali e accorciare le liste, purché le nuove formule contrattuali siano attrattive per le nuove generazioni di medici.

Problemi tecnici e responsabilità sul SISS

Parallelamente ai temi organizzativi, il ruolo del SISS è stato al centro del dibattito: l’assessore ha denunciato interruzioni di servizio, in particolare durante i fine settimana, imputando alla società di gestione, che è di proprietà regionale, il mancato rispetto degli standard di continuità. Bertolaso ha avvertito della possibilità di adottare provvedimenti se i richiami ripetuti non venissero recepiti, pur riconoscendo la difficoltà politica e amministrativa di intervenire su una struttura controllata dalla Regione: un paradosso che complica l’azione correttiva.

Ipotesi di intervento e limiti operativi

Tra le misure sul tavolo ci sono richiami formali e la minaccia di sanzioni o di riorganizzazioni gestionali, ma l’assessore ha ammesso che non è semplice licenziare o sostituire una società regionale. Questo scenario evidenzia un conflitto tra la necessità di garantire il servizio pubblico e i vincoli legati alla proprietà e alle procedure amministrative. La discussione tecnica si intreccia quindi con valutazioni politiche su come contemperare responsabilità e capacità di intervento tempestivo.

Le critiche dall’opposizione

Le forze di opposizione hanno offerto una lettura molto più critica della situazione. Il consigliere del Pd Carlo Borghetti ha definito le soluzioni presentate come delle mere pezze su un problema strutturale, sostenendo che la Regione dovrebbe ripensare il rapporto con il privato: quando il denaro è pubblico, ha detto, il privato deve erogare le visite e gli esami necessari, non limitarsi a ruoli marginali. Per il capogruppo del Movimento 5 Stelle, Nicola Di Marco, i documenti di accesso agli atti mostrano l’esistenza di circa 150.000 prestazioni parcheggiate in quello che ha chiamato un limbo amministrativo noto come liste di galleggiamento, di cui solo metà si trasformerebbe in un appuntamento effettivo.

Di Marco ha aggiunto che la spesa sanitaria privata pro capite in Lombardia sarebbe arrivata a circa 1.000 euro annui, il valore più elevato in Italia, un dato che per l’opposizione segnala una crescente pressione economica sulle famiglie e una possibile iniquità nell’accesso ai servizi. In chiusura, la seduta ha messo in evidenza la distanza tra la narrazione della giunta, che rivendica progressi legati alla cabina di regia, e le richieste di riforma strutturale avanzate dall’opposizione: il prossimo passo sarà monitorare l’efficacia delle misure promesse e verificare se il calo delle segnalazioni telefoniche si tradurrà in miglioramenti reali per i pazienti.

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