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La Moratti non parla di 'ndrangheta perchè ha paura: le accuse di Angela Napoli su Klauscondicio

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La 'ndrangheta sta cambiando faccia. Non è più solo quella raccontata qualche sera fa da Presa Diretta (ne ha parlato anche il blog Calabria). Nel corso di un'intervista realizzata per "Klauscondicio"la deputata Angela Napoli ha raccontato che i nuovi boss

"studiano alla Bocconi e ad Harvard, hanno anche due o tre lauree e vanno ai meeting dell'intellighenzia come per esempio quello di Cernobbio.

Ha perfettamente ragione Nicola Gratteri [procuratore aggiunto di Reggio Calabria ndr]"

L'intervista ha fatto molto discutere, perchè la Napoli ha sottolineato che "in politica non prevale quell'attenzione alla quale saremo un po' tutti richiamati da quanto diceva Paolo Borsellino, nel senso che si dice: questo non è toccato dalla giustizia e quindi è una persona pulita. In realtà così non è. Il mondo politico non dovrebbe aver bisogno dell'intervento della magistratura e, quindi, dell'applicazione della giustizia per fare pulizia al proprio interno".

Il discorso si è poi spostato su Milano, che è la parte che più ci interessa.

"La Moratti non parla della 'ndrangheta a Milano perchè ha paura. Ha paura, così facendo, di criminalizzare l'intero territorio. Basti pensare al fatto che non è stato possibile nemmeno creare una commissione comunale antimafia. Questo è estremamente grave"

Proprio la Moratti (e l'amministrazione tutta) è stata tirata in ballo come responsabile della chiusura di Sos Racket e Usura. Dopo l'ennesima minaccia, e il silenzio tombale delle istituzioni, il presidente dell'assiciazione Frediano Manzi ha deciso di chiudere baracca e burattini

Che le istituzioni non scendano in campo per difendere i cittadini onesti è gravissimo già di per sè.

Si aggiunge il fatto che, come ha spiegato la deputata, "le liste lombarde del Pdl alle ultime elezioni non erano pulite. Stiamo valutando il tutto con la commissione antimafia. Pertanto la Moratti e Formigoni farebbero bene a dare messaggi chiarissimi, non solo con le parole, ma anche con le scelte dei candidati".

Infatti "dire a parole che non si vogliono i voti della 'ndrangheta è molto facile per tutti. Quando poi, però, si fanno le liste elettorali e, all’interno delle stesse, si inseriscono candidati conosciuti per i loro rapporti con la criminalità organizzata, vuol dire che si punta ancora una volta solo al risultato elettorale numerico, ma non qualitativo.

Questa è una delle mie battaglie principali che ho portato avanti anche in Calabria, anzi soprattutto lì, in occasione delle ultime regionali. Io non sono andata a votare perché, dopo aver avuto la forza, e devo dire anche il coraggio, di fare i nomi, a livello nazionale, di determinati politici collusi con la mafia, me li sono ritrovati candidati nelle liste".

Vi riportiamo qui sotto uno stralcio dell'intervista.

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