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Processo Mediaset, nuovo legittimo impedimento per Berlusconi: non sarà in aula il primo febbraio

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Silvio Berlusconi non prenderà parte all'udienza del 1 febbraio del processo sui diritti tv di Mediaset: i difensori Piero Longo e Niccolò Ghedini hanno sollevato il problema del legittimo impedimento. Il premier è impegnato in un viaggio in Israele.

I giudici hanno rinviato il tutto al primo marzo, ma questo non è l'unico problema sorto oggi per questo processo.

La premiata coppia Longo-Ghedini si è opposta all'utilizzo di due vecchi verbali d'interrogatorio.

Si tratta del verbale del 13 dicembre 1994 (processo su presunte tangenti alla Guardia di Finanza) e di quello del 27 giugno 1999 (dichiarazioni spontanee). L'uso di questi documenti era stato chiesto dal pm Fabio De Pasquale col quale gli avvocati dell'imputato hanno avuto un polemico scambio di battute.

De Pasquale infatti aveva citato a sostegno della sua richiesta una sentenza della Corte Costituzionale e Longo ha ribattuto:

"Lei sorride e invoca la giurisprudenza, io invece mi rifaccio al diritto vigente"

Continuano intanto le polemiche sul processo Mediatrade, denominato "processo fotocopia del processo Mediaset" dai legali degli indagati, sempre Longo e Ghedini, che stavolta difendono anche il figlio del premier Piersilvio.

Secondo l'accusa, come leggiamo sul Messaggero,

"operando all'interno di un sistema di frode utilizzato dalla fine degli anni '80, gonfiavano i prezzi d'acquisto dei diritti televisivi, il denaro proveniente dalle sovrafatturazioni veniva dirottato su conti esteri e utilizzato per la creazione di fondi neri. Le indagini sono partite nel 2007 da una costola dell'inchiesta Mediaset, per la quale il capo del governo è attualmente sotto processo a Milano"

Il denaro spostato sui conti esteri,

"in base a una consulenza di Kpmg, ammonterebbe al 45% del reale valore dei diritti televisivi acquistati dal gruppo Fininvest e da Mediaset.

E le accuse coprono un periodo temporale in cui Berlusconi era già presidente del Consiglio: l'appropriazione indebita per 34 milioni di euro va dal 2002 al 2005, la frode fiscale per 8 milioni e 196 mila euro sarebbe avvenuta tra il 2005 e il 2008"

I pm dovranno dimostrare che il premier avrebbe in pratica gestito l'azienda, nonostante nel'93 avesse lasciato le cariche societarie.

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