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Regionali 2010, nel Partito Democratico salgono le quotazioni di Maurizio Martina

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"Un sacrificio", un atto di responsabilità per il bene della "ditta", come la chiama il neo-segretario Pierluigi Bersani. Dal recente successo alle primarie alla possibile candidatura al ruolo di primo sfidande di Roberto Formigoni, per Maurizio Martina, 32enne coordinatore regionale dei democratici, il passo sembra sempre più breve.

Tramonta definitivamente l'ipotesi di una consultazione tra elettori ed iscritti: l'onere della scelta spetterà (giustamente secondo alcuni) ai bersaniani, e il nome di Martina pare la soluzione più semplice, ma allo stesso tempo anche la meno "democratica", in senso stretto.

L'ex presidente della provincia di Milano, Filippo Penati, la sola alternativa "forte" a Formigoni, è destinato a ruoli dirigenziali nel partito ed è lontano dal Pirellone. Paolo Corsini, il sindaco di Brescia, già battuto da Martina nella corsa alla segreteria regionale due anni fa, a 63 anni non avrebbe nulla da perdere, ma non risponderebbe a quell'esigenza di rinnovamento di cui si è fatto un gran parlare durante il congresso.

Se il leader dell'Idv Antonio Di Pietro ha già fatto sapere che non si tirerà indietro nel caso qualcuno lo indicasse come candidato della coalizione (ipotesi comunque poco credibile…), nel Pd nessuno vuole esporsi, nessuno vuole bruciarsi. Ne è consapevole lo stesso Bersani, che tuttavia nel suo discorso di insediamento aveva detto di voler puntare sulla Lombardia per colmare la distanza con il centrodestra. Tutto resta fermo fino a sabato, quando a Lodi verrà ratificata la nomina di Martina a segretario regionale, e magari arriverà qualcosa di simile ad un annuncio ufficiale. 

Si continua a parlare, seppur in modo piuttosto confuso, di alleanze.

Domenica scorsa Martina ha incontrato a Roma il deputato dell'Udc Savino Pezzotta. Ieri è nata "Alleanza per L'Italia", di cui Francesco Rutelli e Bruno Tabacci sono i padri fondatori. "Non abbiamo l'ansia di misurarci alle regionali – ha detto Tabacci durante la presentazione della nuova formazione – ma non c'è dubbio che un discorso con il Pd va fatto sulla base dell'opposizione alla deriva populista chiesta dal premier". Ma è chiaro che la rottura tra Bruno Tabacci e l'Udc parte dalla Lombardia e ovviamente un eventuale sostegno del Pd ad una candidatura di Tabacci provocherebbe una rottura a livello nazionale con Casini.

Nel Pd c'è invece chi, come Enrico Letta, considera l'Udc unico interlocutore al centro. E nel frattempo Casini si tiene le mani libere e continua a ribadire l'indipendenza del suo partito

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