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Bullismo, la Lega Nord vuole le telecamere nelle scuole. Pronti anche i tornelli

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Trasformare licei e scuole medie in carceri di massima sicurezza non è l'obiettivo dichiarato del piano dell'assessore provinciale all'istruzione e all'edilizia scolastica Marina Lazzati, tuttavia, con l'idea di contrastare gli episodi di bullismo, anche gli studenti potranno essere controllati dall'occhio elettronico della telecamera a circuito chiuso.

E' questa la proposta che la Lega Nord sta già presentando agli istituti scolastici di Milano e provincia.

"Ovviamente – spiega l'assesore – interverremo solo su richiesta dei consigli di istituto e le telecamere (collegate a circuito chiuso con le Forze dell'Ordine) saranno installate nel rispetto della privacy. Saranno quindi una misura estrema, da scegliere in casi gravi". 

Sono già 150 le telecamere "anti-bullo" installate nelle scuole dell'area metropolitana, e che dovrebbero contrastare gli episodi di vandalismo più efficacemente delle ronde, opzione già abbandonata dall'assessore Lazzati.

Alle telecamere potrebbero infine aggiungersi i tornelli, anche qui, sempre su richiesta dei presidi. L'obiettivo in tal caso sarebbe contrastare le infiltrazioni di malintenzionati esterni alle scuole. 

Un piano di tenore completamente opposto rispetto alle azioni di monitoraggio sul bullismo portate avanti dalla giunta Penati nella precedente legislatura.  Il centrosinistra, da sempre contrario alla videosorveglianza nell scuole, aveva puntato sull' Osservatorio Nazionale . Diversi erano i presupposti, così come diverso era stato l'approccio dell'Arcigay, che nell'estate aveva tentato la via del dialogo tramite lezioni volte al contrasto dell'omofobia.

Ma il cambio del governo della Provincia ha inevitabilmente segnato un inversione di rotta anche nelle modalità di lotta al bullismo. D'ora in avanti si combetterà con le stesse armi di cui si serve oggi il bullismo per arrivare all'attenzione della gente. Telecamere della Polizia contro telecamere su Youtube. Uno scontro dove la posta in gioco non è l'educazione dei giovani studenti, ma la repressione di un fenomeno che, in fondo, è sempre esistito, e che forse fenomeno non è mai stato.


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