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Appalti Expo e 'ndrangheta: un libro riaccende il dibattito sul pericolo di infiltrazioni mafiose negli appalti

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A Milano la mafia non esiste. Infatti comanda la 'ndrangheta, come spiegano molto bene nel loro libro-inchiesta i giornalisti Giuseppe Caruso e Davide Carlucci, che si chiama appunto "A Milano comanda la 'Ndrangheta".

I due autori raccontano che

"I proventi del traffico di cocaina (e di droga in genere) sono solo uno strumento per permettere alle 'ndrine di realizzare il loro vero obiettivo, il più difficile: la scalata al potere […] i soldi della coca servono non solo per acquistare negozi e locali pubblici, ma anche per creare aziende impegnate nell'edilizia.

Edilizia vuol dire appalti, appalti vuol dire contatti con la politica locale, contatti con la politica locale vuol dire la possibilità di raggiungere la politica nazionale e quel tipo di rapporti (uniti a grande disponibilità economica) vogliono dire potere"

Abbiamo parlato spesso dell'allarme relativo al pericolo di infiltrazioni della malavita organizzata, soprattutto negli appalti edilizi. Ovviamente il pensiero va subito agli appalti per le opere Expo.

Il dibattito in merito è sempre stato molto acceso: la presenza della 'ndrangheta a Milano è uno di quei temi che, come si dice, fa sempre saltare dalla sedia.

Un esempio?

Appena Antonio Ingroia aveva paventato il pericolo di infiltrazioni mafiose negli appalti Expo, Roberto Formigoni aveva parlato banalmente di "voglia di riflettori" del pm.

E ancora: la questione della Commissione Antimafia, in un primo momento approvata all'unanimità dal consiglio comunale e in seguito bocciata sia dalla Moratti che dal prefetto Gian Valerio Lombardi per un cavillo legale, come ricorderanno Caruso e Carlucci alla presentazione del libro qualche giorno fa in Feltrinelli.

Abbiamo colto l'occasione per fare loro qualche domanda.

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