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Expo 2015: Moratti, Formigoni e Stanca volano a Parigi per un incontro con il Bie

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Oggi la tripletta MorattiFormigoniStanca sarà a Parigi per informare il Bie degli ultimi sviluppi sulla faccenda Expo. Sviluppi: per ora abbiamo una bocciatura di una mozione del Pd per la costituzione della Commissione sull'evento e l'approvazione della mozione del Pdl.

"Uno schiaffo" secondo Vinicio Peluffo e Lele Fiano.

Mancano ancora i 2,7 miliardi per le opere connesse. Ma il ministro dello Sviluppo Economico Scajola rassicura

"Il Pd è all'opposizione e pensa che noi non abbiamo particolare attenzione per l'Expo. Invece l'Expo srà il trionfo dell'Italia e non solo di Milano"

Intanto i doppi incarichi e gli stipendi d'oro fanno ancora discutere: prima di tutto quello di Stanca, appena nominato amministratore dele­gato e vicepresidente della So­Ge (stipendio da 450 mila euro).

Il consiglio comunale ha infatti ap­provato la delibera in cui gli chiede di rinunciare al doppio incarico, ovvero da parlamentare e ad di una società pubblica, ma lui ribatte in un'intervista ad Affaritaliani

"Non mi dimetto per­ché rispondo alle leggi della Repubblica. Se la giunta delle Elezioni dirà che il doppio inca­rico è incompatibile mi dimet­terò un minuto dopo. Se inve­ce dirà il contrario valuterò io quando e come farlo"

Ma sono anche altri gli stipendi sotto accusa: da quello di Elio Catania presidente di Atm (che è ricorso al Tar contro la decisione del Comune di ridur­re il suo compenso di 480 mila euro annui) a quello dell presi­dente della Sea, Giuseppe Bo­nomi (650 mila euro).

Così come quello di Giuliano Zuccoli, presidente del Consiglio di Gestione di A2A (1 milione e mezzo di euro).

L'economista Marco Vita­le ha analizzato la questione sul Corriere

"C'è un mercato che negli anni scorsi a li­vello mondiale ha segnato esa­gerazioni ed esasperazioni trai­nate da un'impostazione per cui i compensi dei top mana­ger si sono sempre più sgancia­ti dal valore effettivo della pre­stazione e dell'effettivo conte­nuto professionale e quindi so­no diventati un valore basato più su posizioni di potere che sulla commisurazione ai risul­tati o al valore accertato della prestazione.

Proprio nelle aziende pubbli­che ci sono azionisti che hanno il dovere di contribuire alla moralizza­zione del mercato dei manager e che, oltre a intervenire sulle strategie, devono pagare corri­spettivi professionalmente cor­retti ma rompendo lo schema di compensi frutto di semplici posizioni di potere"

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