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Ramadan definitivamente al Ciak, forse a settembre la soluzione al problema della moschea di V.le Jenner

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E' deciso, dopo giorni di estenuanti trattative (sarà il caldo e la voglia di ferie che hanno sfiancato gli animi) il Ramadan si farà al teatro Ciak, anch'esso provvisoriamente ospitato dalla Fabbrica del Vapore. Posto precario per posto precario.

Si tratta di "una soluzione transitoria", l'ennesima, che non risolverà il problema, ma per lo meno mette una pezza.

Se ben ricordate non si è ancora risolto il problema della preghiera del venerdì, spostato temporaneamente al Palasharp. 

Dal 1° settembre i musulmani di Milano saranno al Ciak per il loro mese sacro.

Ecco le nostre foto durante la prima preghiera del venerdì al Palasharp

"L'individuazione dell'area provvisoria nella tensostruttura del teatro Ciak è un importante passo avanti nel percorso che dopo 15 anni libera definitivamente i cittadini di viale Jenner dal rituale della preghiera islamica" ha dichiarato la Moratti.

Ma la soluzione definitiva per questo "nuovo Esodo" si cercherà a settembre.

Avevamo intervistato a questo proposito Abdel Amid Shaari

 

Nel frattempo la scorsa settimana per colpa della "questione musulmani" si era creata una piccola crisi tra Milano e Egitto:

Solo un misunderstanding secondo il vicesindaco Riccardo De Corato: alcuni deputati egizioni infatti hanno chiesto al proprio governo di ritirare l'ambasciatore in Italia per protestare contro il trasferimento della moschea di viale Jenner (come riportato dal settimanale egiziano in lingua inglese Egyptian Mail).

Il deputato musulmano Mohssen Radi ha infatti dichiarato che

"È chiaro che gli europei stanno lanciando una campagna negativa contro l'Islam e i musulmani, a dispetto delle loro richieste di dialogo interconfessionale e del rispetto dell'altro"

Botta e risposta con De Corato che ribatte

"A Milano ogni venerdì 3mila musulmani pregano senza che nessuno abbia messo in discussione la loro fede. La nostra città non ha mai dimostrato intolleranza e mi chiedo quante altre città in Europa, di dimensioni simili a Milano, destinino cinque luoghi alla preghiera islamica […] (il centro islamico di Viale Jenner) non è stato affatto chiuso" ma solo spostato al Palasharp solo per questioni logistiche.

Il vicesindaco ha anche ricordato che ci sono anche altri quattro luoghi dove gli islamici pregano: via Meda, via Quaranta, via Iseo e via Cambini.

"Non capisco questa reazione da parte dei deputati egiziani a meno che non sia figlia di una cattiva informazione o di un inadeguato approfondimento con le autorità consolari di Milano e con quelle dell'ambasciata a Roma"

Secondo l'articolo egiziano infatti risulterebbe che in Italia sono stati chiusi "diversi luoghi di culto per i musulmani nelle città di Gallarate, Como, Treviso e in molte altre città e, nonostante tutto ciò, non c'è stata alcuna reazione da parte delle ambasciate dei paesi arabi e islamici, e neppure da parte dei governi arabi per fermare questa politica discriminatoria"

E sembra che l'intervento dei deputati sia scaturito da una precisa richiesta d'aiuto del Centro come spiega l'articolo egiziano:

"In precedenza, la direzione dell'Istituto Culturale Islamico a Milano aveva chiesto ai paesi arabi e islamici di intervenire per fermare la politica persecutoria del ministro degli Interni italiano, Roberto Maroni, dopo la sua decisione di vietare la preghiera del venerdì presso la sede dell'Istituto Culturale Islamico"
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