La relazione della Commissione regionale mette in luce numeri preoccupanti sugli infortuni e propone una serie di interventi per trasformare la cultura della sicurezza in investimento strutturale

Incidenti sul lavoro in Lombardia: cosa emerge dalla relazione della Commissione
La Lombardia continua a registrare un numero preoccupante di incidenti sul lavoro, con punte di rischio particolarmente elevate in alcuni settori. Dopo oltre due anni e mezzo di audizioni e confronti con istituzioni, parti sociali ed esperti, la Commissione d’inchiesta regionale ha pubblicato la relazione finale che raccoglie evidenze, criticità e proposte operative.
Un documento condiviso, con obiettivi concreti
La relazione, frutto di un lavoro bipartisan, rivolge raccomandazioni al Governo e alla Regione. L’idea guida è semplice ma non banale: spostare l’attenzione da interventi formali e episodici a una strategia di lungo periodo fondata sulla prevenzione concreta e su azioni mirate nei contesti più a rischio.
Dati e priorità operative
Sul piano statistico il quadro è allarmante: oltre 100mila denunce di infortunio ogni anno in regione, con una prevalenza significativa tra i lavoratori stranieri — quasi un caso su tre. Edilizia e manifattura restano i settori più colpiti, mentre emerge anche un lieve aumento dei decessi rispetto all’anno precedente, segnale che le misure attuali non bastano per invertire la tendenza.
La relazione individua carenze su più fronti: formazione obbligatoria spesso inadeguata, sorveglianza sanitaria intermittente e applicazione delle misure di prevenzione non sempre omogenea nei cantieri e negli stabilimenti. Tra i nodi ricorrenti ci sono la scarsa informazione in lingua e controlli ispettivi non sempre tempestivi.
Concentrazione del rischio e fragilità dei lavoratori
Il rischio non è distribuito in modo uniforme sul territorio: si concentra nei comparti che richiedono lavoro manuale, operazioni complesse e ritmi intensi. In questi ambiti i lavoratori stranieri e chi è assunto con contratti precari risultano particolarmente vulnerabili. Barriere linguistiche e difficoltà di accesso a percorsi formativi certificati aumentano l’esposizione al rischio e riducono la capacità di mettere in pratica le norme di sicurezza.
Proposte concrete: cosa suggerisce la Commissione
La relazione avanza nove raccomandazioni al Governo e ventuno indicazioni alla Regione, tese a rafforzare prevenzione, controlli e formazione. Tra le misure chiave:
- – Safety by Design: introdurre la sicurezza già nella fase di progettazione di ambienti e processi per ridurre i rischi alla fonte.
- Uniformazione degli standard: definire criteri operativi omogenei e una due diligence sui percorsi formativi per garantire competenze comparabili tra operatori.
- Monitoraggio e rendicontazione: attivare indicatori quantitativi e scadenze certe per misurare l’efficacia degli interventi nel tempo.
- Potenziamento ispettivo: aumentare risorse e personale degli enti di controllo per rendere i controlli più frequenti e mirati.
- Tecnologie e dati: adottare piattaforme digitali per la raccolta e l’analisi dei dati, migliorando la tempestività degli interventi e la qualità delle evidenze.
Tecnologia sì, ma accompagnata a procedure e investimenti
Gli strumenti digitali possono velocizzare il monitoraggio e affinare le azioni di prevenzione, ma non sono una soluzione autonoma. Per funzionare servono procedure integrate, risorse umane dedicate e investimenti in compliance. Senza questi elementi, anche la migliore piattaforma rimane sotto-utilizzata.
Formazione, lingua e cultura della sicurezza
Per tradurre le norme in comportamenti quotidiani la Commissione punta su percorsi formativi mirati, con moduli pensati anche per chi parla altre lingue. L’obiettivo è non solo spiegare le regole, ma inserirle in una cultura della sicurezza condivisa: coinvolgendo aziende, sindacati, enti di controllo e scuole professionali si possono cambiare prassi e priorità sul lavoro.
Dalla carta all’attuazione: la vera sfida
La relazione chiude la fase istruttoria e avvia la partita più difficile: trasformare raccomandazioni in politiche concrete e verificabili. Serviranno risorse, piani operativi pluriennali, indicatori di performance e meccanismi di rendicontazione pubblica. Senza tutto questo, molte buone analisi rischiano di rimanere lettera morta.
La Lombardia continua a registrare un numero preoccupante di incidenti sul lavoro, con punte di rischio particolarmente elevate in alcuni settori. Dopo oltre due anni e mezzo di audizioni e confronti con istituzioni, parti sociali ed esperti, la Commissione d’inchiesta regionale ha pubblicato la relazione finale che raccoglie evidenze, criticità e proposte operative.0





