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Il viaggio teatrale del Marchese De Sade a Milano

Un invito a esplorare il lato provocatorio e mitico del Marchese De Sade attraverso teatro, luci e musica

Il viaggio teatrale del Marchese De Sade a Milano

La Compagnia del Grand Guignol de Milan ritorna sul palcoscenico del Teatro Spazio Tertulliano con De Sade Inferno, un allestimento che intreccia biografia e leggenda. Lo spettacolo propone una lettura teatrale della figura del Marchese De Sade, ambientata nello spazio carcerario e insieme onirico del manicomio di Charenton, dove l’autore trascorse gli ultimi anni della sua vita.

L’intento è quello di porre in scena il confine tra realtà storica e mito, spostando il baricentro dall’episodio biografico alla sua ricezione collettiva.

In questa versione, il protagonista assume il ruolo di guida e creatore: chiamiamo in causa la figura del direttore che autorizza una rappresentazione interna, trasformando i pazienti in interpreti di una commedia farsesca sulla vita del marchese. Si tratta di un dispositivo narrativo che solleva domande morali e teatrali, lasciando allo spettatore il compito di discernere tra provocazione, filosofia e finzione scenica.

La genesi dello spettacolo e la compagnia

De Sade Inferno nasce dall’idea di mettere in dialogo una drammaturgia coraggiosa con un’estetica horror e grottesca, già premiata dalla critica internazionale. La Compagnia del Grand Guignol de Milan porta in scena una scrittura che fonde testo, azione e sperimentazione visiva, affidando la regia, la drammaturgia e parte dell’interpretazione a Gianfilippo Maria Falsina Lamberti. L’allestimento mira a restituire la complessità storica del personaggio senza rinunciare a una messa in scena che privilegia intensità e immediatezza sensoriale.

L’approccio registico

La scelta registica sfrutta un linguaggio dal forte impatto: luci, musiche e movimento scenico creano una circolarità che ricorda l’atmosfera del manicomio, dove memoria e rappresentazione si sovrappongono. Le luci e le musiche, curate da Roberto Trombetta, non sono semplici accompagnamenti ma elementi narrativi che modellano stati d’animo e tensioni. L’uso del metateatro consente di giocare con la verità storica, lasciando emergere la dimensione simbolica delle vicende raccontate.

I temi principali: pericolo, filosofia e mito

Lo spettacolo rilegge la figura del Marchese De Sade interrogandosi sul suo ruolo controverso nella storia: fu davvero una minaccia tale da mobilitare poteri politici e giudiziari? Sul palco emergono riferimenti impliciti alle figure che hanno segnato la sua vicenda, dal potere monarchico alla rivoluzione, fino all’ordine napoleonico, senza però fornire risposte definitive. L’obiettivo è esplorare il confine tra provocazione letteraria e pensiero filosofico, mettendo in luce come le sue opere continuino a suscitare dibattito.

Il mito del teschio e le storie postume

Tra gli elementi che hanno alimentato la leggenda del marchese c’è la narrazione attorno a oggetti e reliquie, con storie che si sono tramandate nei secoli. Nel testo scenico queste leggende — in particolare quelle legate al teschio attribuito al personaggio — diventano motore simbolico: il cranio diventa specchio di una memoria collettiva deformata, capace di generare tanto fascinazione quanto repulsione. Il ricorso al simbolo favorisce un’indagine sui meccanismi che costruiscono il mito attorno a figure dissacranti.

Cast, dettagli pratici e avvertenze

L’allestimento è interpretato da un ensemble guidato da Gianfilippo Maria Falsina Lamberti con la partecipazione di Lorenzo Andrea Paolo Balducci, Michelangiola Barbieri Torriani e Christian Fonnesu. Le scelte tecniche, dalle luci alle musiche, contribuiscono a un linguaggio scenico deciso e immersivo. Lo spettacolo è pensato per un pubblico adulto: è sconsigliato ai minori di 14 anni, con la partecipazione dei ragazzi lasciata alla discrezione dei genitori, dato il contenuto volutamente provocatorio e la natura intensa delle immagini proposte.

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