Scopri il progetto conclusivo di Motus su Mary Shelley, uno spettacolo che mescola odio e tenerezza alla Triennale di Milano

La compagnia Motus presenta il capitolo conclusivo del suo progetto sul mostro di Mary Shelley in un allestimento che supera i confini tradizionali della scena. L’azione, pensata come un vero e proprio film performato, indaga la tensione tra rifiuto e affetto, portando sul palco una narrazione in cui l’elemento apocalittico convive con dettagli di grande intimità.
In questo contesto la drammaturgia si serve di linguaggi contemporanei per rimettere in discussione il rapporto tra società e diverso.
Lo spettacolo è programmato presso la Triennale Teatro Milano e mantiene una forte componente visiva e sonora che amplifica il senso di esclusione e di tenerezza che attraversa il testo. La pièce si configura come un dispositivo ibrido: non solo teatro nel senso classico, ma anche cinema e performance live che rimodellano la percezione dello spettatore. La presenza di elementi filmici trasforma lo spazio scenico in un paesaggio emotivo in continuo mutamento.
Dettagli pratici dello spettacolo
Luogo: Triennale Teatro Milano, Viale E. Alemagna 6, 20121 Milano. Date: Saturday 28 March 2026 – Sunday 29 March 2026. Biglietti: € 30/22/15. Per informazioni e prenotazioni consultare il sito web ufficiale della compagnia o del teatro. La scelta del luogo non è casuale: la Triennale offre spazi che favoriscono l’incontro tra arti visive e performative, condizione ideale per un lavoro che fonde cinema e scena dal vivo.
Note sulla fruizione
Il formato definito come film performato richiede attenzione: l’opera alterna proiezioni, azioni corporee e momenti di pura drammaturgia verbale. Per questo motivo il pubblico è invitato a considerare lo spettacolo come un evento composito, dove la percezione si modula tra immagine e presenza attoriale. La natura ibrida della messinscena implica una diversa gestione del ritmo e dell’attenzione, che è parte integrante dell’esperienza proposta da Motus.
Temi e linguaggi
Al centro del lavoro c’è la dialettica tra odio e tenerezza, due poli che definiscono il percorso emotivo del protagonista/mostro. L’operazione artistica rilegge la figura del mostro non solo come simbolo di orrore, ma come specchio di una società che esclude e marginalizza. L’uso di immaginario apocalittico serve a esacerbare la condizione di scarto e a mostrare le contraddizioni di un presente che fatica a riconoscere l’altro.
Approccio performativo
Motus adotta un linguaggio frammentato, fatto di immagini potenti e azioni rituali, per sondare il confine tra umano e non umano. L’uso di suoni in presa diretta, manipolazioni multimediali e corpi esposti sul palco costruisce un dispositivo in cui il pubblico è testimone e partecipe. La compagnia mette in campo risorse del teatro contemporaneo per creare una performance che è al contempo critica sociale e indagine emotiva.
Dintorni e appuntamenti correlati
La zona della Triennale offre numerosi luoghi per proseguire la serata o approfondire esperienze culturali: la Cascina Nascosta (Viale Alemagna 14) a 80 mt, la Triennale di Milano e il suo Museo permanente del Design a 80 mt, e la Terrazza Triennale Osteria con vista a 85 mt. Questi spazi permettono di estendere la riflessione avviata dallo spettacolo, collegando il teatro a pratiche espositive e conviviali.
Per chi è interessato ad altri eventi nelle settimane successive si segnalano: Stefania Tansini: Studio per M il 11 April 2026 al Performatorio di Bergamo; lo spettacolo Memoria di ragazza in programma dal 7 April al 8 April 2026 al Piccolo Teatro Grassi di Milano; La Vegetariana, in scena dal 10 April al 19 April 2026 sempre al Piccolo Teatro Grassi; e la mostra Cao Fei: Dash alla Fondazione Prada, visitabile dal 9 April al 28 September 2026. Questi appuntamenti offrono spunti per un calendario culturale ricco e diversificato.
Infine, la comunicazione visiva dello spettacolo è curata anche attraverso documentazione fotografica: Foto di © Angelo Maggio accompagna il materiale promozionale, restituendo immagini che sottolineano il carattere viscerale e visivo dell’opera. Lo spettatore è quindi invitato a vivere lo spettacolo come un’esperienza multisensoriale che prosegue oltre il sipario.





