Venerdì ha visto Milano al centro di una mobilitazione senza precedenti nel settore culturale. Musei, biblioteche, teatri e lavoratori autonomi dell’editoria e dello spettacolo hanno incrociato le braccia in un sciopero generale nazionale che non si vedeva da oltre 50 anni.
La protesta ha coinvolto non solo le istituzioni culturali, ma anche archivi e lavoratori della produzione artistica, evidenziando le criticità di un settore in difficoltà.
Le ragioni della protesta
Tra le principali preoccupazioni dei manifestanti c’è il futuro della Biblioteca Europea di Informazione e Cultura (Beic). La gestione della struttura, ancora incertezza tra Comune e privati, potrebbe minacciare la stabilità di altre biblioteche milanesi come la Biblioteca Sormani e la Biblioteca di Calvairate.
Non solo biblioteche: anche i teatri sono in prima linea. I loggionisti del Teatro alla Scala protestano contro i prezzi premiummentre i dipendenti del Teatro Carcano denunciano i bassi salari.
Le richieste dei sindacati
Davanti alla Pinacoteca di Brerale sezioni dedicate della CGILNuove Identità di Lavoro e Funzione Pubblica hanno organizzato un presidio per chiedere al governo un passo indietro sui tagli ai finanziamenti del settore culturale.
Le richieste includono un aumento dei fondi destinati alle assunzioni di lavoratori con false partite IVAche potrebbero colmare i buchi negli organici, e una maggiore tutela della salutesicurezza e dignità dei lavoratori.
Le associazioni in campo
Oltre ai sindacati, anche alcune associazioni si sono unite alla protesta, radunandosi davanti alla Pinacoteca di Brera. Lo sciopero, indetto per l’intera giornata di venerdì, ha visto comunque l’erogazione delle prestazioni indispensabili.
La mobilitazione ha messo in luce le difficoltà di un settore che, nonostante la sua importanza, spesso viene trascurato. La speranza è che questa protesta possa portare a cambiamenti concreti e a un maggiore riconoscimento del valore della cultura.



