15 Giugno 2026 ☀ 31°

Chat di autisti Atm: immagini di passegere condivise e commentate

Una viaggiatrice nota sul tram 15 un collega in divisa che condivideva immagini di donne prese dalle telecamere di bordo nella chat denominata Ticinese staff; Atm ha aperto indagine interna e presentato denuncia alle autorità

Chat di autisti Atm: immagini di passegere condivise e commentate

Una vicenda che mescola sorveglianza a bordo, mancato rispetto della privacy e linguaggio sessista è emersa dopo la segnalazione di una viaggiatrice sul tram 15la linea che collega Rozzano al centro di Milano. Secondo la ricostruzione della passeggera, l’uomo in divisa stava scambiando su WhatsApp fotogrammi che ritraevano donne a bordo, corredandoli di commenti offensivi. L’episodio ha sollevato immediatamente reazioni e l’azienda dei trasporti ha annunciato di aver avviato accertamenti e di aver sporto denuncia.

Il caso è finito alla luce pubblica dopo che la ragazza ha fotografato la chat; le immagini e i commenti hanno poi circolato sui social attraverso interventi di attiviste e profili pubblici. L’attenzione si è concentrata non solo sulle parole usate, ma anche sull’ipotesi che le fotografie siano state estratte dai sistemi di videosorveglianza di bordosollevando questioni di tutela della privacy e di corretto uso degli strumenti aziendali.

Scoperta della chat «Ticinese staff» durante il viaggio sul tram 15

La segnalazione racconta che sabato 13 giugno una giovane era seduta accanto a un autista in pausa che indossava la divisa dell’azienda. L’uomo, con il cellulare in mano, stava partecipando a un gruppo WhatsApp denominato “Ticinese staff”. La passeggera ha notato un fitto scambio di immagini di donne e ha immortalato lo schermo con il proprio telefono. Le foto mostravano parti del corpo di persone ignare, come gambe, volto e seno, e su quelle immagini comparivano commenti a sfondo erotico e parole sessiste.

Caratteristiche dei contenuti condivisi

Secondo quanto emerso, i fotogrammi non ritraevano situazioni di emergenza o eventi particolari, ma scene comuni del viaggio quotidiano trasformate in oggetto di scherno. I messaggi includevano battute volgari, appellativi offensivi e dialoghi che sessualizzavano i corpi delle donne ritratte. Questo tipo di scambio è stato descritto come un esempio di technology facilitated gender based violenceovvero una violenza agevolata da strumenti tecnologici che amplificano la lesione della dignità delle persone.

Risposta di Atm, procedura disciplinare e denunce

L’azienda dei trasporti ha annunciato di aver preso la segnalazione «molto sul serio» e di aver attivato «con la massima attenzione» un’indagine interna per individuare i responsabili e verificare il corretto uso degli strumenti aziendali. Atm ha confermato la redazione e la presentazione di una denuncia alle forze dell’ordine in relazione all’uso improprio delle immagini della videosorveglianza di bordo e ha comunicato l’intenzione di depositare un esposto anche al Garante per la protezione dei dati personali.

Nel comunicato l’azienda ha sottolineato che il rispetto è un valore «fondante e non negoziabile» e ha promesso «una reazione durissima» per chi si renderà responsabile di irregolarità, ribadendo inoltre l’impegno a tutelare i clienti e i dipendenti corretti che ogni giorno operano nei servizi pubblici. Le misure attivate sono sia di natura investigativa sia di natura disciplinare, con l’obiettivo di accertare eventuali violazioni delle norme aziendali e della legge sulla privacy.

Domande sollevate dall’attivismo digitale e dalle reazioni pubbliche

La vicenda ha innescato discussioni pubbliche sul confine tra controllo e abuso delle tecnologie di sorveglianza. Alcuni commentatori hanno evidenziato che non basta punire i singoli comportamenti: si è aperto il dibattito sul bisogno di procedure più stringenti per l’accesso alle immagini di bordo, sulla formazione dei lavoratori e su meccanismi di responsabilità collettiva all’interno delle aziende di trasporto.

Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, ha chiesto che vengano presi provvedimenti severi nel caso in cui vengano individuati reati o responsabilità specifiche, esortando l’azienda a non limitarsi a misure formali ma a garantire che i responsabili non possano nuocere ulteriormente. Le autorità competenti, intanto, sono al lavoro per verificare i fatti e stabilire eventuali profili di illecito.

La vicenda mette in luce la vulnerabilità delle persone riprese inconsapevolmente e richiama l’attenzione su come le tecnologie di monitoraggio, se usate impropriamente, possano alimentare dinamiche di abuso. Privacytutela dei clienti e responsabilità aziendale restano al centro degli accertamenti in corso mentre si attendono gli esiti dell’indagine interna e delle procedure giudiziarie e amministrative avviate.

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