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Sovraffollamento in Lombardia: cosa rivela il ventiduesimo rapporto di Antigone

Il ventiduesimo rapporto di Antigone fotografa un sistema penitenziario lombardo con tassi di affollamento molto elevati, impatti quotidiani e proposte operative

Sovraffollamento in Lombardia: cosa rivela il ventiduesimo rapporto di Antigone

Il quadro delineato dal ventiduesimo rapporto di Antigone mette in luce una realtà che fatica a conciliare pena e recupero: nelle carceri lombarde lo spazio a disposizione è insufficiente e la convivenza diventa sempre più difficile. L’aggiornamento dei dati segnala che nessun istituto della regione è al di sotto del 100% della capienza e che in diversi casi il tasso di occupazione supera il 200%, con esempi come Lodi (al 212%), Milano San Vittore, Varese, Busto Arsizio e il penitenziario di Brescia ‘Nerio Fischione’.

Questa emergenza numerica non è neutra: ha ricadute immediate su attività formative, relazioni con l’esterno e sulla qualità della vita interna. Secondo il rapporto, l’aumento delle presenze non deriva da un’impennata dei reati—che risultano stabili o in calo—ma da una serie di scelte normative e procedurali che hanno allungato le pene e ridotto le vie d’uscita alternative.

Cosa dicono i numeri e le cause

I dati raccolti da Antigone, con riferimento all’aggiornamento al 18 maggio sui numeri del Ministero della Giustizia, mettono in evidenza una tendenza consolidata: istituti oltre la capienza e pressioni crescenti sulle strutture. Tra le cause principali il rapporto individua l’aumento delle pene detentive e l’introduzione, negli ultimi anni, di numerose nuove fattispecie di reato, aggravanti e innalzamenti di pena. In termini concreti, si parla di oltre 55 nuovi reati, più di 60 aggravanti e oltre 65 aumenti di pena, elementi che contribuiscono ad allungare i tempi di permanenza nelle carceri.

Esempi territoriali

Alcuni istituti risultano particolarmente colpiti: il complesso di Canton Mombello a Brescia viene indicato tra le strutture con tassi di affollamento fra i più elevati d’Italia, mentre il carcere di Lodi registra valori estremi arrivando al 212%. Anche San Vittore a Milano, Varese e Busto Arsizio figurano fra le realtà con criticità maggiori. In alcuni casi, le restrizioni amministrative hanno limitato perfino l’accesso delle commissioni e degli organismi di controllo, aumentando la distanza tra carcere e società esterna.

Effetti sulla vita quotidiana dentro gli istituti

Il sovraffollamento si traduce in spazi angusti e in una riduzione delle opportunità di formazione lavorativa e scolastica: meno corsi, meno attività riabilitative e meno contatti con familiari e volontari. Le giornate spesso scorrono tra inattività e isolamento, condizioni che favoriscono un aumento del disagio psicologico. Antigone segnala un ricorso crescente a psicofarmaci come elemento di gestione della tensione interna: l’uso sistematico di farmaci diventa, in molti casi, il tentativo pratico di mantenere la convivenza, piuttosto che il risultato di percorsi terapeutici mirati.

Impatto sul personale

Non solo i detenuti risentono della pressione: agenti penitenziari, educatori e operatori sociali lavorano in contesti più tesi e con risorse limitate. Lavorare in strutture affollate significa maggior rischio di conflitti, diminuzione delle opportunità di lavoro rieducativo e maggiori difficoltà nell’erogazione di servizi essenziali. In questo senso, il carcere rischia di diventare un luogo di attesa e sofferenza piuttosto che uno spazio di preparazione al reinserimento sociale.

Le misure alternative e le proposte

Un elemento segnalato con preoccupazione è il rallentamento nell’uso delle misure alternative come l’affidamento in prova e la detenzione domiciliare, strumenti utili per alleggerire le presenze dietro le sbarre. Il report sottolinea che recuperare e potenziare questi percorsi è fondamentale per riequilibrare il sistema. Tra le proposte concrete vengono indicate l’apertura maggiore dei carcere al mondo esterno, il rafforzamento delle attività formative e professionali e la semplificazione burocratica per favorire la collaborazione con imprese e volontari.

Linee d’azione suggerite

Antigone raccomanda investimenti mirati per aumentare l’offerta di corsi scolastici e professionali, politiche che incentivino l’inserimento lavorativo all’interno e misure per facilitare l’accesso del volontariato. L’obiettivo dichiarato è trasformare gli istituti in luoghi meno chiusi e più orientati al recupero sociale, impedendo che la detenzione si riduca a semplice custodia.

In sintesi, il rapporto dipinge un sistema penitenziario lombardo sotto pressione, con numeri e pratiche che rischiano di compromettere la funzione rieducativa della pena. Le soluzioni richiedono scelte politiche e investimenti concreti per riportare il carcere nella sua dimensione di strumento di reinserimento e per restituire dignità sia ai detenuti sia agli operatori che quotidianamente vi operano.

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