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Sequestrati 440 grammi di MDPHP in un B&b a Milano, due arresti

Due persone fermate a Milano dopo il ritrovamento di 440 grammi di MDPHP in un appartamento usato come B&B; indagine del Commissariato Monforte Vittoria

Sequestrati 440 grammi di MDPHP in un B&b a Milano, due arresti

Nella giornata di giovedì 7 maggio la polizia di Stato ha eseguito un’operazione che ha portato all’arresto di due cittadini romeni, una donna di 34 anni e un uomo di 38, accusati di detenzione ai fini di spaccio in concorso.

L’intervento ha interessato un appartamento trasformato in B&B in zona Mac Mahon, sospettato di essere il fulcro di attività illecite legate alla vendita di sostanze sintetiche. Gli investigatori hanno documentato movimenti e accessi prima di procedere con il controllo, incrociando osservazioni e accertamenti necessari per il fermo.

Come è stata condotta l’operazione

L’azione è stata svolta dalla Squadra Investigativa del Commissariato Monforte Vittoria, nell’ambito dei servizi mirati al contrasto dello spaccio sul territorio. Gli agenti hanno tenuto sotto osservazione l’edificio e hanno deciso il momento più opportuno per intervenire, evitando rischi per terzi. Il controllo è scattato intorno alle 14:30 in via Privata dei Frassini, quando i due sospettati sono usciti per essere fermati dagli operatori. La pianificazione degli accertamenti e la coordinazione tra pattuglie hanno consentito di chiudere il cerchio investigativo senza incidenti.

Il ruolo delle chiavi e l’accesso secondario

Durante il controllo l’uomo è stato trovato con un mazzo di chiavi che non ha saputo giustificare: ulteriori verifiche hanno dimostrato che quelle chiavi permettevano l’ingresso dall’accesso posteriore dell’appartamento, consentendo movimenti discreti dentro e fuori dallo stabile. Questo elemento ha insospettito gli agenti, che hanno ritenuto plausibile l’uso dell’alloggio come base logistica. La presenza di una donna di 34 anni e di un uomo di 38 è stata ricostruita nelle fasi preliminari, con approfondimenti che hanno portato agli arresti per il reato contestato.

I sequestri trovati nell’appartamento

All’interno dell’alloggio i poliziotti hanno rinvenuto diverse prove riconducibili all’attività di spaccio: in primo luogo 290 grammi di MDPHP nascosti in un contenitore per alimenti e in un tubo di patatine, oltre a un bilancino di precisione e materiale per il confezionamento delle dosi. È stato sequestrato anche un importo in contanti pari a 1.800 euro, ritenuto probabile provento dell’attività illecita. Questi elementi hanno consolidato l’ipotesi investigativa, trasformando i sospetti in elementi utili per le determinazioni della procura.

Ulteriori perquisizioni e nascondigli improvvisati

Le ispezioni non si sono limitate ai posti più ovvi: gli investigatori hanno effettuato una seconda perquisizione più approfondita che ha portato alla scoperta di altri nascondigli ingegnosi. La presenza di contenitori alimentari e spazi comuni usati come ripostigli rappresenta una tecnica diffusa per occultare sostanze e ritardare il rinvenimento durante controlli superficiali. La capacità degli agenti di proseguire gli accertamenti ha fatto emergere elementi in più rispetto al primo intervento.

La scoperta nel forno e il conto totale

Nel corso di un ulteriore sopralluogo, eseguito il giorno successivo, ovvero venerdì 8 maggio, gli agenti hanno individuato un nuovo nascondiglio: altri 150 grammi di MDPHP erano sistemati tra la teglia e il grill del forno. Con questo ritrovamento la quantità complessiva di stupefacente sequestrato è salita a 440 grammi. La strategia di occultamento e la frammentazione dei carichi suggeriscono un intento commerciale piuttosto che un consumo personale, rafforzando la contestazione di detenzione ai fini di spaccio.

Il contesto del fenomeno e le sostanze coinvolte

Gli investigatori hanno ricordato come il fenomeno del chemsex stia diffondendosi anche in Italia: il termine chemsex indica l’uso di specifiche sostanze chimiche prima o durante rapporti sessuali per intensificare l’esperienza. Tra le sostanze più frequentemente associate a questa pratica figurano GHB/GBL, mefedrone, metanfetamina, oltre a droghe come ketamina, cocaina, popper e farmaci per la disfunzione erettile. Tali sostanze comportano rischi rilevanti per la salute fisica e mentale e possono alimentare circuiti di vendita e distribuzione che utilizzano spazi apparentemente legittimi.

Conseguenze e sviluppi

I due arrestati sono stati messi a disposizione dell’autorità giudiziaria con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio in concorso. Le indagini proceduralmente proseguono per accertare eventuali collegamenti con reti più ampie e per identificare fornitori e clienti. Sul piano locale, la vicenda solleva interrogativi sull’uso improprio di strutture ricettive e sulla necessità di controlli mirati: il caso sottolinea l’importanza di attività investigative coordinate per individuare e smantellare punti di distribuzione di sostanze sintetiche.

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