×

Laboratorio di cocaina in casa: arrestato 56enne nel quartiere Barona

Il ronzio notturno di un termoventilatore ha portato alla luce un impianto per la solidificazione della cocaina; un uomo è stato arrestato

Un continuo ronzio notturno ha attirato l’attenzione dei condomini di uno stabile in via Teramo, nel quartiere Barona a Milano, e ha dato il via a un controllo che si è rivelato molto più rilevante del previsto. Gli agenti della Polizia di Stato, impegnati in attività mirate contro lo spaccio, sono intervenuti dopo le segnalazioni: il sospetto, un uomo di 56 anni, è stato poi fermato e tradotto davanti alle autorità competenti con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio.

La scoperta ha messo in luce un sistema domestico per trasformare e confezionare sostanze stupefacenti.

Le verifiche sono state condotte dagli agenti del Commissariato Porta Ticinese, che hanno raccolto le testimonianze dei residenti e predisposto il controllo. Dopo un iniziale atteggiamento reticente, il sospetto ha consegnato agli investigatori le chiavi dell’appartamento: all’interno è emerso un allestimento accurato, coerente con un laboratorio improvvisato per la lavorazione della droga. L’operazione ha confermato come segnali apparentemente banali — come il rumore di una ventola — possano nascondere attività illecite organizzate.

La scoperta e il blitz in appartamento

All’interno dell’abitazione sono stati rinvenuti strumenti specifici per il confezionamento: una macchina per il sottovuoto, tre bilancini di precisione (uno dei quali con tracce della sostanza), materiale per il confezionamento e più bottiglie etichettate come solventi. Gli agenti hanno anche repertato diversi dispositivi di comunicazione e oggetti di valore: tra questi, quattro telefoni cellulari e due orologi di lusso, elementi che spesso emergono nelle inchieste per tracciare rapporti e flussi finanziari legati allo spaccio. Nel complesso, il set-up trovato lasciava pochi dubbi sulla destinazione d’uso commerciale della sostanza.

Il ritrovamento nel box

La perquisizione è stata estesa al box pertinenziale grazie al supporto delle unità cinofile della Polizia Locale, con i cani Qarlo e Malù che hanno indicato il punto esatto. Nel garage gli agenti hanno scoperto due taniche da 20 litri riportanti l’etichetta “Acetone”, ma il contenuto è risultato, dopo il controllo con il Narcotest, essere cocaina in forma liquida. Questo ritrovamento ha rappresentato l’elemento più significativo: la sostanza, trasportata in forma liquida, necessita di un processo di rigenerazione per tornare solida prima della vendita al dettaglio.

Il ruolo del termoventilatore e la tecnica utilizzata

Nel box è stato sequestrato anche un termoventilatore nero, probabilmente impiegato per accelerare l’evaporazione dei solventi e favorire la cristallizzazione della droga. Il funzionamento continuo dell’apparecchio era la causa del ronzio che aveva allarmato i vicini: l’uso di dispositivi comuni per finalità illecite evidenzia come i narcotrafficanti sfruttino soluzioni semplici per processi chimici complessi. La tecnica di occultamento in forma liquida è nota per la capacità di eludere i controlli durante il trasporto, ma necessita di una fase finale di solidificazione che richiede attrezzature e solventi specifici.

La tecnica della cocaina liquida

Trasformare la sostanza da liquida a solida comporta rischi e passaggi tecnici: vengono impiegati solventi come l’acetone puro e apparecchiature per il riscaldamento e la ventilazione. Questo metodo, sebbene efficiente per il mascheramento durante i trasferimenti, espone chi lo mette in pratica a pericoli chimici e a responsabilità penali severe. Le autorità hanno sottolineato che trattamenti del genere avvengono spesso lontano dai circuiti controllati, con ricadute sulla sicurezza dei condomini e sull’ambiente circostante.

Conseguenze immediate e sviluppi investigativi

Il 56enne di origine albanese è stato arrestato e messo a disposizione dell’autorità giudiziaria; il materiale sequestrato comprende la strumentazione da laboratorio, le taniche con la sostanza liquida e gli oggetti rinvenuti che potranno fornire elementi investigativi. Le forze dell’ordine hanno avviato accertamenti per ricostruire la filiera di approvvigionamento e distribuzione, verificando possibili collegamenti con altri soggetti attivi nella zona sud della città. L’episodio evidenzia come la collaborazione tra cittadini e polizia sia spesso determinante nell’emersione di reti criminali.

Gli inquirenti proseguiranno con analisi chimiche più approfondite e con controlli sui contatti e le comunicazioni rinvenute nei dispositivi sequestrati, nell’intento di delineare ruoli e responsabilità. Nel frattempo, il sequestro ha tolto dal mercato una partita di sostanza potenzialmente destinata alla vendita, mentre il caso resta aperto per eventuali sviluppi e per individuare altre persone coinvolte.

Leggi anche