La basilica di Santa Giustina ha ospitato i funerali di Alex Zanardi: la famiglia, gli atleti di Obiettivo3 e una folta rappresentanza sportiva e istituzionale si sono stretti attorno ai simboli lasciati dal campione

La città di Padova si è raccolta attorno alla basilica di Santa Giustina, in Prato della Valle, per i funerali di Alex Zanardi, celebrati martedì 5 maggio. Il feretro è giunto poco dopo le 11 e la piazza ha risposto con un minuto di silenzio seguito da un lungo applauso: gesti che hanno scandito l’inizio di una cerimonia carica di rispetto.
Sull’altare è stata posta la handbike del campione, un elemento che ha trasformato la liturgia in una memoria visiva della sua vita sportiva e civile, mentre la bara bianca era sormontata da una corona di rose bianche.
Accanto al feretro erano presenti i familiari più stretti: la moglie Daniela, il figlio Nicolò che ha rivolto un saluto e un ringraziamento alla folla, e la madre Anna, abbracciata dal sacerdote amico don Marco Pozza. Sui lati del sagrato erano visibili i gonfaloni di Noventa Padovana, luogo in cui Zanardi aveva vissuto, e di Bologna, sua città d’origine; per quest’ultima il sindaco ha proclamato il lutto cittadino, a sottolineare il peso simbolico della perdita per la comunità.
La partecipazione alla cerimonia
La celebrazione ha visto una presenza nutrita di personalità del mondo dello sport e delle istituzioni. Accompagnando il feretro c’erano i ragazzi di Obiettivo3, l’associazione fondata da Zanardi per sostenere atleti paralimpici, oggi guidata dal figlio. Tra i presenti si sono distinti dirigenti e volti noti: da Stefano Domenicali a Giovanni Malagò, dalle autorità regionali Luca Zaia e Alberto Stefani fino al sindaco di Bologna Matteo Lepore. In chiesa, visibilmente commossi, anche figure storiche legate al motorsport come Giancarlo Minardi e il direttore tecnico Jorg Kottenmeyer. All’esterno è stato montato un maxischermo per permettere a chi non trovava posto dentro la basilica di seguire la funzione.
Simboli e gesti condivisi
I simboli hanno scandito ogni gesto della giornata: la handbike esposta sull’altare, la bara bianca e la corona di rose hanno offerto al pubblico immagini familiari ma cariche di significato. L’accompagnamento da parte degli atleti di Obiettivo3 ha trasformato il rito in un passaggio di testimone generazionale, mentre l’applauso prolungato fuori e dentro la chiesa ha manifestato il sentimento collettivo. Per molti, la scena ha rappresentato non solo l’addio a un campione, ma la celebrazione di un modello che ha saputo unire sport, solidarietà e impegno sociale.
L’omelia di don Marco Pozza
Nel suo intervento don Marco Pozza ha offerto un ritratto che ha intrecciato fede e vita personale: ha ricordato Zanardi attraverso immagini tratte dal Vangelo dei talenti e riferimenti letterari come il libro che spesso menzionava, rimarcando come la vera eredità non si limiti al corpo ma si conservi nelle azioni e nelle persone. Don Pozza ha evocato la capacità di Zanardi di accogliere gli altri, citando episodi di ascolto e di incontro con persone in difficoltà, e ha rilanciato l’idea che la sua anima continui a vivere nelle storie degli atleti che ha formato.
I concetti chiave dell’omelia
Tra i passaggi sottolineati dall’omelia è emersa la cosiddetta regola dei cinque secondi, un insegnamento che Zanardi ripeteva come invito a resistere quel poco in più per superare i propri limiti. Don Pozza ha tradotto questo principio in un invito a coltivare l’audacia e la curiosità: qualità che, secondo il sacerdote, distinguono chi vive nell’indicativo e chi osa il congiuntivo, cioè chi immagina e costruisce possibilità nuove. Queste immagini spirituali hanno ricevuto una forte eco nel pubblico, che ha risposto con commozione e applausi.
Le parole dei ragazzi di Obiettivo3 e le reazioni pubbliche
Nella funzione hanno preso la parola anche tre atleti di Obiettivo3, che hanno raccontato in prima persona l’impatto umano e pratico dell’opera di Zanardi: dalla capacità di coinvolgere con entusiasmo alla trasformazione concreta di sogni in progetti sportivi. Lo hanno descritto come un mentore, un capo e un amico capace di rimboccarsi le mani nel capannino dove si riparavano biciclette e idee; immagini quotidiane che hanno reso tangibile la sua operatività. All’esterno, tra i presenti e i cittadini collegati tramite media, si sono moltiplicate reazioni di cordoglio e attestati di stima.
Personalità come il sindaco Matteo Lepore e il giornalista Ivan Zazzaroni hanno sottolineato come Zanardi abbia esercitato una funzione ispiratrice: un uomo che, pur segnato dalla sofferenza, ha saputo restituire fiducia e opportunità ad altri. La cerimonia si è conclusa attorno alle 13, lasciando una sensazione di lutto condiviso ma anche di responsabilità verso i valori che il campione ha promosso: sport, resilienza e inclusione.





