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Corteo e presidio a Milano per la Flotilla: chiesti interventi per Thiago Avila e Saif Abukeshek

A Milano un presidio e un corteo hanno chiesto la liberazione dei membri della Flotilla arrestati al largo di Creta e sollecitato il governo a intervenire con misure diplomatiche ed economiche

Il 05/05/2026 a Milano si è svolta una mobilitazione pubblica incentrata sugli ultimi sviluppi della Flotilla e sugli arresti al largo di Creta. La piazza, radunata soprattutto in piazza della Scala, ha ospitato interventi, testimonianze in collegamento e un appello per la liberazione immediata di Thiago Avila e Saif Abukeshek, due membri degli equipaggi trattenuti dalle forze di sicurezza israeliane.

I promotori, tra cui Global Sumud Italia e Gaza Freestyle, hanno chiesto anche la fine dei rapporti istituzionali nonché misure politiche e diplomatiche verso il governo interessato.

Alla conferenza stampa in apertura è intervenuta Francesca Cucchiara dei Verdi, che ha richiamato l’attenzione sulla natura umanitaria della missione e sul mancato impegno di alcuni esponenti politici nel condannare le operazioni militari. In piazza erano presenti attivisti rientrati e ancora bloccati, collegati via video: tra loro Tony La Piccirella e Francesca Nardi hanno offerto resoconti diretti delle condizioni a bordo, mentre il pubblico ha ascoltato richieste chiare di responsabilità e tutela dei diritti.

Le richieste legali e le indagini

Da un punto di vista giudiziario, i rappresentanti della Flotilla hanno ricordato che è stato aperto un fascicolo dalla procura di Roma relativo al sequestro di persona per il caso di Thiago Avila e Saif Abukeshek. È stata richiamata l’attenzione sul concetto di giurisdizione di bandiera: essendo la barca battente bandiera italiana, secondo gli interventi la responsabilità nel garantire la sicurezza degli occupanti ricadeva sullo Stato italiano. Gli organizzatori hanno sottolineato come già fossero stati depositati esposti alla Corte europea per i diritti dell’uomo e come si stiano seguendo strade legali per ottenere chiarimenti e tutela.

Denunce e profili di responsabilità

Maria Elena Delia, referente italiana di Global Sumud Flotilla, ha ricordato anche le denunce presentate per gli episodi precedenti: l’attacco via droni avvenuto nella notte tra il 23 e il 24 settembre — citato dai partecipanti — e la detenzione di attivisti che aveva portato all’individuazione del reato di tortura. Questi elementi, secondo i promotori, rafforzano la richiesta di misure concrete da parte delle autorità italiane, non solo dichiarazioni di condanna. La narrazione in piazza ha puntato sulla necessità di azioni diplomatiche e su possibili ripercussioni politiche ed economiche.

La mobilitazione in strada e gli obiettivi politici

Intorno alle 13 è partito un corteo composto da quasi un migliaio di persone, promosso da collettivi e partiti di sinistra e da associazioni pro-Palestina. Il percorso ha attraversato punti simbolici del centro — da piazza della Scala a corso Matteotti, piazza San Babila e corso Venezia — fino a raggiungere via Turati, dove si trovano i consolati degli Stati Uniti e della Spagna. I manifestanti hanno richiesto, tra l’altro, la sospensione del gemellaggio cittadino con Tel Aviv e la presa di posizione del Comune, contestando quella che è stata definita la tiepidezza delle istituzioni nazionali.

Presenze istituzionali e reazioni

All’iniziativa era presente anche Onorio Rosati, capogruppo di Avs in Consiglio regionale, che ha criticato l’atteggiamento del governo italiano definendolo l’unico in Europa a non aver preso una posizione netta sul tema. Dal palco e nei discorsi pubblici è emersa la richiesta che alle parole seguano atti concreti: attivazione di canali diplomatici, pressioni politiche e possibili contromisure economiche nei confronti delle autorità ritenute responsabili degli arresti e degli attacchi.

Prospettive e prossime mosse

Gli organizzatori hanno annunciato che la missione si sta riorganizzando: molte delle barche coinvolte sono state danneggiate e verranno ricostituite le flottiglie residue per riprendere le attività di assistenza. È stata espressa la convinzione che Thiago Avila e Saif Abukeshek vorrebbero vedere la continuità dell’impegno, e per questo motivo è stata ribadita la volontà di ripartire nonostante gli attacchi subiti. I promotori vogliono anche che il caso resti sotto attenzione mediatica e giudiziaria fino a quando non saranno chiariti i contorni dell’operazione e ottenute garanzie per gli attivisti.

Un appello alle istituzioni

In chiusura gli interventi hanno sollecitato il governo italiano a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione, dal rilancio diplomatico alle azioni legali, per ottenere la liberazione dei due membri della Flotilla. I partecipanti hanno definito le parole di condanna ufficiali come un «atto dovuto», ma hanno chiesto che esse siano seguite da decisioni concrete. La manifestazione si è conclusa davanti al consolato spagnolo di via Turati, con l’impegno pubblico di continuare la mobilitazione finché non si registreranno sviluppi soddisfacenti.

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