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Sequestro di oltre 5.000 Nike false e filiera tra Turchia e Germania scoperta

Un controllo partito da Cusano Milanino ha rivelato un hub in Germania e produttori in Turchia coinvolti nell'importazione di Nike contraffatte in Italia

Sequestro di oltre 5.000 Nike false e filiera tra Turchia e Germania scoperta

Un’operazione condotta dalla Guardia di Finanza provinciale di Milano ha portato al sequestro di oltre cinquemila paia di scarpe recanti il marchio Nike e riconducibili a una filiera transnazionale del falso. L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Milano, è iniziata con un controllo di routine in un negozio di Cusano Milanino e si è allargata rapidamente a diversi esercizi commerciali nelle province di Milano e Monza Brianza.

Il materiale sequestrato comprendeva modelli tra i più ricercati del marchio, realizzati con una cura tale da ingannare facilmente i consumatori.

I riscontri tecnici effettuati dai finanzieri hanno evidenziato piccole difformità nei dettagli grafici e nella struttura delle calzature, elementi che hanno fatto scattare controlli più approfonditi. Le verifiche hanno permesso di collegare più punti vendita a un unico canale di approvvigionamento, rivelando una rete organizzata che importava e distribuiva i prodotti sul territorio italiano. Il caso ha sollevato dubbi non solo sulla qualità dei prodotti, ma anche sulle pratiche commerciali adottate, visto che i prezzi al dettaglio si allineavano spesso a quelli ufficiali, rendendo la frode ancora più insidiosa per il cliente medio.

Come è nata l’indagine

L’avvio dell’attività investigativa è stato determinato dall’occhio attento degli uomini della Compagnia di Paderno Dugnano, che durante un controllo in negozio hanno notato anomalie nei loghi e nelle cuciture. Questi elementi, apparentemente marginali, si sono rivelati indizi chiave per ricostruire la provenienza delle calzature. Grazie all’analisi comparativa condotta con periti specializzati, gli investigatori hanno potuto escludere la conformità al prodotto originale e collegare più vendite a un unico fornitore. L’azione è stata quindi coordinata con la Procura, che ha seguito le fasi procedurali fino alla notifica dell’avviso di conclusione delle indagini nei confronti dell’importatore italiano sospettato di ricettazione.

Segni che hanno insospettito

Le anomalie riscontrate riguardavano soprattutto la grafica del marchio e alcune parti strutturali: varianti nei caratteri, leggero scostamento nei colori e finiture meno accurate in punti nascosti della calzatura. Questi dettagli, pur non evidenti a una prima occhiata, sono stati sufficienti per qualificare il materiale come falso: un falso quasi perfetto che sfruttava materiali e decorazioni simili agli originali. Un fattore aggravante è stato il prezzo praticato, spesso coincidente con i listini ufficiali, che ha contribuito a far ritenere i prodotti autentici a molti acquirenti e a incrementare il rischio per il consumatore.

La filiera ricostruita

Le indagini, condotte con il supporto operativo di Europol e Eurojust, hanno ricostruito una catena che coinvolgeva produzioni in Turchia e uno smistamento dall’estero mediante un hub logistico in Germania. Dalle verifiche è emerso che due società turche erano responsabili della produzione dei modelli contraffatti; l’amministratore di queste aziende risulta già condannato dalla Corte d’Assise di Bakirkoy per frode aggravata. Il ruolo del centro in Germania era quello di ricevere i carichi e ritrasmetterli verso distributori e punti vendita italiani, rendendo la catena più difficilmente rintracciabile senza cooperazione internazionale.

Produzione e smistamento

Secondo le ricostruzioni, le calzature venivano fabbricate con standard elevati per assomigliare il più possibile ai modelli originali, compresi elementi estetici e materiali. Dopo la lavorazione, i lotti transitavano per il hub logistico tedesco, dove venivano suddivisi e inviati ai singoli negozi in diverse province italiane. Il risultato è stata la diffusione capillare di oltre 5.000 paia di scarpe contraffatte, molte delle quali riproducevano linee e versioni esclusive del marchio, aumentando l’impatto commerciale e la capacità di eludere controlli superficiali.

Aspetti legali e prossimi sviluppi

Nei giorni scorsi la Procura di Milano ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari all’importatore italiano, contestando reati come ricettazione e introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi. Le attività successive prevedono approfondimenti sulle responsabilità dei distributori e sui canali di importazione utilizzati. Sul piano pratico, l’operazione sottolinea l’importanza dei controlli di filiera e della cooperazione internazionale per contrastare sistemi organizzati che mettono a rischio i consumatori e il mercato legittimo. I sequestri e gli sviluppi giudiziari costituiranno probabilmente elementi chiave nelle fasi successive del procedimento.

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