Alla Statale di Milano, in occasione delle votazioni per il biennio 2026/28, il collettivo Cambiare Rotta denuncia la mancata pubblicazione del suo programma e la minaccia di esclusione, scatenando dibattito e presidî davanti all'ateneo

La Statale di Milano si prepara alle elezioni studentesche in programma il 5, 6 e 7 maggio per eleggere i rappresentanti del senato accademico, del Consiglio di amministrazione, dei Consigli dei Dipartimenti e dei Comitati di direzione delle Facoltà e delle Scuole per il biennio 2026/28.
Tra le installazioni del Fuorisalone e un fitto schieramento di gazebo, la normale atmosfera elettorale è stata incrinata da una controversia che ha rapidamente preso spazio sui social e davanti ai cancelli dell’Ateneo.
Al centro della disputa c’è il collettivo giovanile Cambiare Rotta, noto per le sue campagne a favore del diritto allo studio e per le mobilitazioni in solidarietà alla Palestina. Il gruppo ha reso pubblica la denuncia: l’Università non avrebbe caricato sul sito ufficiale il loro programma elettorale, motivando la scelta con la presenza di presunti “riferimenti denigratori o offensivi” rivolti ad altre liste o alle istituzioni dell’Ateneo. In aggiunta, è stata prospettata la possibilità di esclusione qualora quei contenuti fossero stati diffusi tramite email o altri canali di comunicazione.
La versione del collettivo e le richieste di chiarimento
Cambiare Rotta sostiene di aver chiesto spiegazioni formali su quali passaggi del testo sarebbero stati considerati offensivi, ma di non aver ricevuto risposte soddisfacenti dall’amministrazione universitaria. Il collettivo rivendica il diritto a un confronto pubblico sulle tematiche che compongono il suo pacchetto programmatico — tra cui i tagli alla spesa universitaria accompagnati da misure di finanziamento privato, la critica alla spesa dedicata al riarmo e la denuncia di una competizione accademica sempre più esasperata — e giudica la mancata pubblicazione come un atto che limita la partecipazione democratica e la pluralità di voci nel dibattito elettorale.
Reazioni e mobilitazione davanti all’ateneo
In risposta alla decisione dell’Ateneo, il collettivo ha organizzato presidi con megafoni davanti all’ingresso di via Festa del Perdono: le azioni hanno raccolto la solidarietà di alcune liste rivali, come Studenti indipendenti, UdU e UniSi – Uniti a Sinistra. La scena che si è creata, tra migliaia di volantini e confronti pubblici, evidenzia come la contesa non sia solo su un testo ma sulle regole che governano la comunicazione della campagna. Per il collettivo, il rifiuto di pubblicazione equivale a un monito che potrebbe disincentivare la critica politica e la dialettica interna all’università.
Implicazioni procedurali e di immagine per l’ateneo
La vicenda solleva interrogativi sulle procedure amministrative adottate dall’Università nel periodo elettorale: fino a che punto l’Ateneo può esercitare un ruolo di filtro sui contenuti delle liste senza entrare in conflitto con il principio di libertà di espressione? La possibilità paventata di escludere una lista che diffonda via email parti del proprio programma elettorale alimenta il timore di un effetto intimidatorio, con potenziali ricadute sull’affluenza e sulla qualità del dibattito. Inoltre, sul piano reputazionale, l’Università rischia di essere percepita come poco trasparente o poco incline al confronto.
Rischi e percorsi formali
Le liste coinvolte e osservatori esterni potrebbero chiedere chiarimenti formali o ricorsi amministrativi qualora la mancata pubblicazione venga ritenuta ingiustificata. Il rischio principale è quello di trasformare una disputa tecnica su regolamenti e contenuti in una crisi di fiducia più ampia nei confronti delle modalità con cui l’Ateneo gestisce le consultazioni interne. Trasparenza, motivazioni documentate e canali di appello chiari sarebbero gli strumenti per ricondurre il confronto a regole condivise e a un terreno di legittimità percepita.
Contesto politico e temi al centro della campagna
Le ragioni dello scontro riflettono questioni più ampie che circolano tra gli studenti: la critica ai tagli all’università combinati con il ricorso a fondi privati, la denuncia della spesa per il riarmo e la contestazione di una crescente competitività accademica. Questi punti formano il nucleo del programma di Cambiare Rotta e spiegano l’intensità della mobilitazione. Il fatto che il confronto avvenga mentre il campus ospita eventi culturali e installazioni legate al Fuorisalone rende ancora più evidente il contrasto tra occasioni di visibilità e la disputa sulla libertà di espressione studentesca.
Con le votazioni fissate per il 5, 6 e 7 maggio, resta da vedere come si evolverà la situazione: se l’Università fornirà chiarimenti puntuali e rendicontabili, o se il contendere si protrarrà determinando ricadute sul clima elettorale. Quel che è certo è che il risultato delle urne determinerà la composizione degli organismi collegiali per il biennio 2026/28 e, di conseguenza, la voce degli studenti nelle scelte politiche e amministrative dell’Ateneo.





