Un blitz della Polizia ha fermato due 32enni cileni in via Cimarosa e portato al sequestro di refurtiva e delle chiavi dell'auto coinvolta nell'inseguimento del 14 marzo

Nella mattinata di un lunedì, una pattuglia della Squadra Mobile ha intercettato in zona Pagano due uomini che avevano un atteggiamento sospetto nei pressi di via Cimarosa. I due, entrambi trentaduenni e di origine cilena, sono stati notati mentre si dirigevano verso uno stabile in via Salutati portando con sé uno zaino; poco dopo sono usciti a mani vuote, attirando l’attenzione degli agenti.
Questo intervento ha dato il via a controlli mirati che hanno prodotto risultati rilevanti per le indagini sul traffico di merce rubata.
Alla vista delle forze dell’ordine, i due soggetti hanno tentato la fuga in direzioni opposte ma sono stati bloccati quasi subito grazie al supporto di una volante dell’Ufficio Prevenzione Generale. Durante le operazioni di primo accertamento, gli agenti hanno proceduto a perquisizioni personali e domiciliari, rinvenendo elementi utili a ricostruire una rete di ricettazione. L’intervento ha messo in luce non solo il possesso di oggetti di dubbia provenienza, ma anche il possibile collegamento con un episodio di violenza stradale verificatosi il 14 marzo 2026.
L’operazione sul posto
Gli agenti della 6ª Sezione della Squadra Mobile hanno agito sulla base di un sospetto concreto e dell’osservazione diretta dei movimenti dei due uomini. Uno dei fermati indossava un cappello scuro con visiera che non ha impedito il riconoscimento da parte degli investigatori, i quali lo hanno associato a un tentativo di fuga avvenuto il 14 marzo 2026 tra il quartiere Bovisasca e il comune di Bollate. In quella circostanza il fuggitivo aveva usato un veicolo sottratto e, secondo gli accertamenti, aveva tentato di investire un agente, provocando un inseguimento ad alta pericolosità.
Il riconoscimento e la cattura
Il riconoscimento è stato determinante per l’esito dell’operazione: il sospettato, già ricercato per reati gravi, è stato immediatamente individuato dagli operatori. Dopo il tentativo di fuga dei due, la rapidità dell’intervento e il coordinamento con le pattuglie di supporto hanno permesso di evitare ulteriori rischi per l’incolumità pubblica. Gli agenti hanno poi proceduto a una perquisizione stringente dell’appartamento dove i due si erano recati, ottenendo risultati probatori utili per il proseguo dell’attività investigativa.
La scoperta della refurtiva
All’interno dell’abitazione in via Salutati sono stati rinvenuti numerosi oggetti coerenti con ipotesi di ricettazione: tra questi, quindici smartphone apparentemente di provenienza illecita, diverse carte di credito non intestate ai fermati, e vari monili. Durante la perquisizione personale ai due uomini sono stati trovati 860 euro, mentre nell’appartamento sono stati sequestrati altri 3.330 euro e banconote in diverse valute estere, sommando oltre 4.000 euro complessivi. Sono state inoltre repertate le chiavi dell’auto che risulterebbe coinvolta nell’inseguimento del 14 marzo 2026.
Dettagli degli oggetti recuperati
Il materiale recuperato comprendeva sette collane con pendenti, otto anelli e tre bracciali, oltre ai quindici cellulari e a carte di pagamento che richiederanno verifiche sulle intestazioni e sulle segnalazioni di furto. Gli investigatori hanno catalogato la refurtiva e avviato i controlli per risalire ai legittimi proprietari; il ritrovamento delle chiavi dell’auto utilizzata nella fuga di marzo costituisce un elemento di raccordo importante tra i due episodi. Le forze dell’ordine hanno segnalato che proseguiranno le attività per verificare le singole provenienze degli oggetti sequestrati.
Conseguenze giudiziarie e prossimi passi
Dopo le formalità di rito i due trentaduenni sono stati trasferiti nel carcere di San Vittore (istituto Francesco di Cataldo) e messi a disposizione dell’autorità giudiziaria. Per entrambi è scattata l’accusa di ricettazione; al fermato riconosciuto come protagonista della fuga del 14 marzo 2026 sono stati contestati anche il tentato omicidio, la resistenza a pubblico ufficiale e l’appropriazione indebita. Le indagini proseguono per accertare eventuali altri sodalizi coinvolti nella compravendita della merce e per individuare i proprietari degli oggetti ritrovati, con l’obiettivo di restituire la refurtiva ove possibile.





