Uno spettacolo che mette in luce la sorprendente arte parodistica di Luciano Folgore attraverso recitazione, aneddoti e colpi di scena

Il progetto teatrale intitolato “Come provai a distruggere la poesia italiana del Novecento” propone una rilettura vivace e intelligente dell’opera di Luciano Folgore (1888-1966), con date di repliche dal 10 aprile 2026 – 19 aprile 2026. La messinscena, ideata e diretta da Antonello Taurino, vede in scena lo stesso Taurino insieme a Massimo Colazzo, in una performance che alterna letture, gag e ricostruzioni storiche.
Fin dalle prime battute lo spettacolo mette in gioco il rapporto tra avanguardia e tradizione, trasformando la sala in un laboratorio dove la parodia poetica diventa strumento di critica e divertimento.
La serata fonde elementi didattici e momenti ludici: il pubblico è invitato a confrontare versi originali e imitazioni, a ridere delle contraddizioni dei maestri e a riflettere sul senso della forma poetica. La produzione è a cura del Teatro della Cooperativa e lo spettacolo è incluso nell’abbonamento “Invito a Teatro“; in scena si racconta non solo la satira, ma anche la storia di un autore che, attraverso lo pseudonimo e la tecnica della parodia, costruì un percorso unico nella letteratura italiana.
La figura di Luciano Folgore
Luciano Folgore rimane oggi una figura sfuggente: nato nel 1888 e scomparso nel 1966, fu per un periodo vicino al Futurismo ma sviluppò una strada personale che lo rese celebre per la sua ironia metrica. Nel lavoro scenico viene ricostruita la sua trasformazione artistica, partendo dall’adesione giovanile alle idee marinetiane fino alla scelta di adottare uno pseudonimo esplosivo che lo separò dalla propria identità anagrafica. Questa scelta, raccontata in chiave teatrale, evidenzia come il nome possa essere un atto creativo oltre che un semplice segno d’identità.
Il paradosso del nome e l’avvicinamento al Futurismo
Nel corso dello spettacolo emerge il paradosso: come può un «vero nome» essere incompatibile con le istanze di un movimento che esalta la rottura? La risposta si trova nelle scene che spiegano la necessità di costruire un personaggio pubblico. Qui il pseudonimo diventa strategia e linguaggio, uno strumento per sottrarsi alle regole del tempo e per affermare, con tono provocatorio, una propria poetica basata sulla imitazione consapevole degli stili altrui.
Poeti Controluce e l’arte della parodia
Il nucleo dell’operazione teatrale è la celebrazione di Poeti Controluce, la raccolta del 1935 in cui Folgore prende di mira figure come Pascoli, D’Annunzio e Montale con imitazioni che ne riproducono la voce fino al dettaglio. Lo spettacolo mette in scena alcuni di questi testi, mostrando come la parodia non sia mera burla ma un esercizio di estrema padronanza stilistica: per imitare occorre comprendere profondamente forme, lessico e ossessioni dell’originale, e proprio in questo abisso di competenza nasce la comicità e la critica.
Come funziona la satira in scena
Attraverso continui contrappunti tra versi parodici e commenti performativi, Taurino e Colazzo costruiscono una drammaturgia che spiega, demo dopo demo, la tecnica di Folgore. La scena diventa un laboratorio linguistico: il pubblico assiste alla deformazione dei moduli poetici, percepisce la fedeltà dell’imitazione e comprende l’intento dissacrante dell’autore. Questo processo rende evidente come la parodia funzioni come forma di studio critico e come strumento per interrogare la tradizione.
Lo spettacolo in scena e motivo per vederlo
La messa in scena, prodotta dal Teatro della Cooperativa, è concepita come un happening, con momenti di teatro-canzone, lancio di aneddoti e un finale a sorpresa: l’apparizione di un «Deus ex machina» che richiama il più famoso esponente del Futurismo, Marinetti, in un duello comico-ideologico. La regia di Antonello Taurino privilegia il ritmo e la parola come strumenti performativi, mettendo al centro l’arte imitativa di Folgore e la vivacità interpretativa di Massimo Colazzo.
Informazioni pratiche
Le repliche si tengono dal 10 aprile 2026 – 19 aprile 2026 e lo spettacolo è incluso nell’abbonamento “Invito a Teatro“; è possibile acquistare i biglietti attraverso i canali del Teatro della Cooperativa. Chi cerca una serata che unisca formazione e divertimento troverà in questa proposta un equilibrio: la riscoperta di un autore minore diventa occasione per riconsiderare la storia della poesia italiana attraverso il filtro efficace della satira letteraria.
Per chi è consigliato
Lo spettacolo parla tanto agli appassionati di lettere quanto a chi ama il teatro che sorride e riflette; è pensato per chi desidera capire come funziona la parodia poetica e per chi vuole vedere in scena un duetto creativo tra due attori capaci di alternare precisione stilistica e improvvisazione comica. Una serata che invita a ridere, a discutere e a guardare la poesia con occhi diversi.





