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Provvedimenti non detentivi dopo gli scontri alla Stazione Centrale

La Digos ha chiuso una fase dell'inchiesta sui disordini del 22 settembre: otto obblighi di presentazione e dimora eseguiti su disposizione del gip

La mattina del 30 marzo 2026 la Polizia di Stato, su coordinamento della Procura della Repubblica di Milano, ha eseguito otto misure cautelari non detentive nei confronti di altrettanti cittadini italiani maggiorenni ritenuti responsabili, a vario titolo, degli scontri avvenuti il 22 settembre nelle vicinanze della stazione centrale.

L’operazione è l’esito di un’attività investigativa della Digos della Questura di Milano, avviata fin dal giorno dei fatti, e segna un nuovo passo nell’istruttoria sui disordini collegati a una manifestazione di sostegno alla Global Sumud Flotilla.

Nel corso del corteo, molte persone avevano scandito lo slogan «blocchiamo tutto» e più volte tentato di oltrepassare i dispositivi delle forze dell’ordine per raggiungere lo scalo ferroviario cittadino. Secondo gli inquirenti, quei tentativi hanno provocato danni a cose e lesioni a membri delle forze dell’ordine, con un conseguente intervento in flagranza della Digos che portò all’arresto di quattro persone, due delle quali minorenni. Le successive indagini hanno portato alla denuncia di 27 soggetti ritenuti responsabili di reati correlati ai fatti di piazza.

Le indagini e i provvedimenti recenti

L’attività investigativa ha seguito più binari: da un lato l’azione immediata in flagranza, che ha consentito arresti sul posto; dall’altro, un’analisi documentale e tecnica che ha permesso di identificare altri partecipanti ritenuti responsabili. Prima di oggi, il 18 marzo erano già state eseguite sei misure cautelari non custodiali a carico di altre persone, con obblighi di presentazione periodica e limitazioni alla partecipazione a cortei. La pronuncia del gip ha ora trasformato in esecuzione ulteriori otto ordinanze che prevedono, per quattro indagati, il semplice obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e, per altri quattro, lo stesso obbligo unito all’obbligo di dimora nel comune di residenza.

Tipologie e contenuti delle misure

Le misure adottate rientrano nella categoria delle misure cautelari non detentive, pensate per limitare i rischi di reiterazione di comportamenti illeciti senza ricorrere alla custodia cautelare. L’obbligo di presentazione impone ai destinatari di presentarsi con cadenze prefissate presso la polizia giudiziaria; l’obbligo di dimora vincola la persona al territorio del proprio comune e ne limita gli spostamenti. In precedenti provvedimenti era stato anche disposto il divieto di partecipare a manifestazioni che si svolgono in forma di corteo e, in tali occasioni, l’obbligo di firma due volte al giorno.

Il contesto della manifestazione e l’escalation

La manifestazione che ha fatto da sfondo agli scontri era organizzata a sostegno della Global Sumud Flotilla e, più in generale, per richiamare l’attenzione sulla causa palestinese. Fonti investigative ricostruiscono che, al termine del corteo, alcuni gruppi hanno cercato ripetutamente di forzare i cordoni di sicurezza per entrare nello scalo ferroviario principale della città. Questi tentativi sono stati segnalati come momenti decisivi in cui la tensione è degenerata, con l’uso di gas lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine e scene di confusione intorno a via Vittor Pisani e all’atrio della stazione.

Conseguenze dirette e reazioni

Il bilancio materiale e umano degli scontri comprende danni a infrastrutture e feriti, tra cui decine di agenti e carabinieri, alcuni in modo serio. Le misure cautelari mirano a circoscrivere le responsabilità e a prevenire ulteriori episodi violenti durante future manifestazioni. Sul piano giudiziario, gli indagati restano comunque coperti dal principio di presunzione di non colpevolezza fino a eventuali condanne definitive; nel contempo le restrizioni imposte possono incidere significativamente sulla loro libertà di movimento e sulla possibilità di partecipare a nuove iniziative di piazza.

Cosa potrà succedere ora

L’esecuzione delle otto ordinanze non chiude l’istruttoria: l’attività degli inquirenti proseguirà per chiarire ruoli e responsabilità e per valutare eventuali ulteriori provvedimenti. Il ragionamento delle autorità è orientato a tutelare l’ordine pubblico senza eccedere in misure custodiali quando non ritenute necessarie; tuttavia, in caso di violazioni delle prescrizioni imposte dai provvedimenti, potranno essere adottate misure più stringenti. Nel frattempo, resta aperto il dibattito civile e politico sulla gestione delle manifestazioni e sulla linea di confine tra diritto di protesta e tutela della sicurezza collettiva.

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