La Polizia di Stato ha fermato tre indagati ritenuti responsabili di una rapina con spari avvenuta il 21 dicembre 2026: le indagini proseguono per individuare un quarto complice

La vicenda ha per protagonista un titolare di agenzia di viaggi di 42 anni, di origine cinese, vittima di una rapina violenta avvenuta la sera del 21 dicembre 2026 in via Sonnino, nelle vicinanze di Piazzale Accursio a Milano. Secondo le ricostruzioni investigative, l’uomo è stato avvicinato fuori dal proprio ufficio e privato di uno zaino contenente 10mila euro in contanti e il telefono cellulare; durante l’azione è stato esploso anche un colpo d’arma da fuoco a mo’ di minaccia.
La vicenda è stata riaperta e portata avanti fino ai recenti fermi disposti dalla Procura.
La dinamica ricostruita dagli investigatori
Le indagini della Squadra Mobile e degli specialisti del Gabinetto regionale di Polizia Scientifica hanno delineato una sequenza precisa: due uomini avrebbero seguito la vittima fin dall’uscita dall’agenzia, sorvegliandone gli spostamenti anche a bordo di un autobus, mentre altri complici sarebbero intervenuti in un secondo momento a bordo di uno scooter per mettere a segno il colpo. In questa fase la presenza dell’arma ha trasformato l’azione in una rapina aggravata, con l’intento evidente di intimidire per ottenere la consegna immediata dello zaino.
Pedinamento e passaggi chiave
Secondo gli accertamenti, il pedinamento è stato il momento preparatorio: gli indagati avrebbero monitorato tempistiche e percorsi della vittima, scegliendo un luogo e un istante ritenuti favorevoli per l’aggressione. L’analisi delle immagini di videosorveglianza ha permesso di seguire gli spostamenti dei sospetti e di collegare i loro movimenti all’arrivo dei complici su scooter. L’uso di strumenti tecnici e il confronto delle riprese hanno fornito elementi utili per stringere il cerchio attorno ai presunti autori.
Uso dell’arma e conseguenze per la vittima
Durante l’assalto è stato esploso un colpo di pistola che non ha ferito mortalmente la persona aggredita ma ha avuto funzione intimidatoria; nel successivo tentativo della vittima di recuperare lo zaino è scaturita una nuova aggressione che ha provocato lesioni con prognosi di 30 giorni. Le contestazioni formulate dagli inquirenti comprendono, oltre alla rapina, anche le ipotesi di lesioni aggravate e il porto di arma da fuoco, ipotesi aggravanti che aumentano la gravità del quadro accusatorio.
Le manette e il quadro degli indagati
Il 31/03/2026 la Polizia di Stato, su disposizione della Procura di Milano, ha eseguito tre arresti: si tratta di uomini italiani di 40 e 45 anni, entrambi originari della provincia di Bari, e di un 68enne della provincia di Caserta. I tre sono stati fermati dalla Squadra Mobile mentre si trovavano all’interno di un ristorante di corso Magenta, in compagnia di altre persone con precedenti. Nei confronti dei fermati la Procura ha disposto misure cautelari per le accuse ritenute gravi dagli investigatori.
Elementi probatori raccolti
Il lavoro investigativo si è basato su più filoni: l’analisi dei sistemi di sorveglianza, gli accertamenti tecnico-scientifici e le intercettazioni che hanno fornito elementi ritenuti significativi per sostenere l’ipotesi di responsabilità. Gli inquirenti parlano di gravi indizi a carico dei tre arrestati, raccolti in modo organico per ricostruire tempi, ruoli e modalità dell’assalto, dal pedinamento alla materializzazione della rapina sul luogo.
Le indagini proseguono e le ricadute giudiziarie
Gli investigatori sono ancora alla ricerca di un quarto uomo che, secondo le ricostruzioni, avrebbe partecipato all’assalto: la caccia al complice prosegue mentre le attività di polizia giudiziaria mirano a completare il quadro probatorio. Sul piano processuale, le misure cautelari eseguite rappresentano l’avvio della fase cautelare, con possibili sviluppi in base agli ulteriori riscontri che potranno emergere da accertamenti e audizioni. La vittima, oltre all’aspetto sanitario legato alle lesioni con prognosi di 30 giorni, si trova ora ad affrontare la ripresa dell’attività lavorativa dopo un episodio traumatico.
Implicazioni sulla sicurezza urbana
Il caso riporta all’attenzione il tema della sicurezza nelle aree urbane e il ruolo delle forze di polizia nel contrasto ai reati predatori: l’azione coordinata tra investigatori, tecnici della Scientifica e Procura ha consentito di individuare sospetti e di procedere con gli arresti, ma lascia aperte domande sui meccanismi di prevenzione e controllo. In questa prospettiva, l’uso sistematico delle telecamere e la rapidità delle verifiche emergono come strumenti chiave per la repressione dei reati e per la tutela delle vittime.





